La cattedrale di NotoUna ricostruzione a regola d’arte

Tratto da:
Chiesa Oggi 46
Architettura e Comunicazione

UNA RICOSTRUZIONE A REGOLA D’ARTE

immagine della navata crollata

Nelle foto precedenti: immagine della navata crollata, i disegni di progetto preparati per la ricostruzione. Sopra: la facciata prima del crollo, sotto, gli effetti del crollo. Si nota la parte superstite del tamburo e della cupola. La vista verso la controfacciata rivela l’entità del crollo: tutta la navata destra è crollata. I materiali reperiti nella navata sono stati esaminati e classificati. la ricostruzione verrà portata avanti seguendo i metodi antichi. Questi hanno dovuto essere studiati nuovamente seguendo le indicazioni degli autori antichi. La loro attuazione richiede uno speciale programma di addestramento delle maestranze, che si eserciteranno, prima di intervenire nella ricostruzione, con modelli in scala 1:5 per apprendere a riedificare volte e cupole.


LA CATTEDRALE DI NOTO

Il 13 marzo del 1996 improvvisamente crollano tutti i quattro pilastri ed i piloni della navata destra della Cattedrale di Noto, città conosciuta come la “capitale del barocco siciliano”. Coi pilastri rovinano l’intera copertura della navata centrale e di quella destra, gran parte del tamburo con la sovrastante cupola e la lanterna, tutta la copertura del braccio destro del transetto. Gli studi successivi hanno evidenziato significativi problemi costruttivi. Il cantiere che ora si apre riedificherà la cattedrale non come era, ma come avrebbe dovuto essere.

Una impressionante sfida progettuale. Così Salvatore Tringali, l’architetto incaricato, insieme con l’ing. Roberto De Benedictis e con la consulenza del prof. ing. Carlo Gavarini, del progetto per la ricostruzione della cattedrale di Noto, descrive l’impresa che si accinge a portare avanti. “L’idea è quella di ricostruire la chiesa come avrebbe dovuto essere costruita. ma di tali linee costruttive si è ormai persa la memoria. Sono ormai almeno 50 anni che non si erigono cupole e le maestranze non hanno esperienza adeguata per trattare questo genere di soluzioni costruttive”.
In Italia abbiamo avuto casi di ricostruzione per “anastilosi”, cioè riutilizzando il materiale reperito e riordinato dopo il crollo, così da essere ricollocato là dove doveva essere prima del crollo. Nel caso della cattedrale di Noto questa operazione non è possibile: per quanto sia stato raccolto e classificato il materiale risultante dal crollo, questo ha messo in evidenza forti deficit strutturali. per questo non si dovrà ricostruire la cattedrale come era, bensì come avrebbe dovuto essere, se fosse stata costruita a regola d’arte. I problemi, naturalmente, non riguardano la forma magnifica dell’edificio, del quale sono rimasti integri tutti i muri perimetrali così che a guardarla da fuori quasi non si penserebbe allo spaventoso crollo che ha subito.
I problemi manifestatisi sono di natura strutturale.

La chiesa di San Nicolò di Noto (divenuta Cattedrale nel 1844) è stata costruita a partire dalla fine del XVII secolo. Fu subito tormentata dall’alta sismicitià della zona: nel 1727 un terremoto provocò gravi danni . Nel 1745 cominciò la costruzione della nuova chiesa le cui volte e cupole vennero realizzate tra il ’76 e il ’78. Ma già nel 1780, a seguito di un nuovo episodio sismico, crollò la cupola. Altri terremoti arrecarono danni nel 1818 e poi ancora nel 1848 quando ancora la cupola crollò. Nel 1950 la copertura originaria venne sostituita con una copertura piana in calcestruzzo. Nel 1990 un nuovo terremoto causò probabilmente le lesioni che portarono al crollo del 1996. Fin dall’antichità, Greci e Romani usavano una tecnica costruttiva che consisteva nell’erigere le pareti esterne di un muro e colmare il vuoto tra queste con materiale di riempimento. La solidità dei muri così eretti dipende dal grado di compattezza del materiale usato e dal grado di coesione col manto murario.

I muri perimetrali della cattedrale vennero costruiti secondo la tradizione ma i pilastri vennero eseguiti senza tener conto delle dovute regole. Il nucleo interno infatti è costituito (come riferito nel volume La Ricostruzione della Cattedrale di Noto a cura di R. La Rosa) “da una muratura di pietrame irregolare, dove prevalgono per i primi tre metri d’altezza circa grossi ciottoli di fiume, disposta caoticamente e senza ingranamenti interni e con malta povera di calce a saturarne i vuoti per realizzare, assieme a pietre di più piccole dimensioni ed opportunamente battuta, dei letti di ripianamento interno a intervalli di circa 50 cm (due palmi), cioè ogni due ricorsi del paramento esterno; quest’ultimo è il solo a essere costituito da sottili conci squadrati di pietra di spessore pressoché costante… non ammorsati al nucleo murario interno del pilastro e risultando pertanto del tutto scollegati da esso.”

A questo difetto costruttivo, si aggiunga che la pietra prescelta per il manto murario, il “travertino locale”, è assai ricca di vuoti che ne compromettono la resistenza alla compressione. A questo ancora si deve aggiungere l’eccesso di perforazioni subite dai pilastri : buche pontaie e cavità per alloggiare le scale di accesso al pulpito, un tempo collocato a sinistra e poi spostato a destra del presbiterio. Alla debolezza dei pilastri si è aggiunto l’effetto della recente soletta in calcestruzzo, che ha comportato un aumento del carico. Se fosse restata in opera l’antica copertura a volte, il crollo probabilmente avrebbe interessato una parte più circoscritta. I pilastri verranno ricostruiti con una tecnica simile a quella in voga all’epoca della costruzione originaria, ma eseguiti a “regola d’arte”. Anche i pilastri non crollati, in gran parte fessurati, verranno ricostruiti, mantenendo puntellato il carico che su di essi grava. La ricostruzione richiederà circa cinque anni e i materiali utilizzati saranno continuamente sottoposti a test che ne garantiscano la qualità.
(L. S.)

(Le immagini sono tratte dal volume “La Ricostruzione della Cattedrale di Noto” a cura di Rosanna La Rosa, L.C.T. edizioni, Ispica, 2000 lct@ispica.com
Foto di S.Tringali, R. De Benedictis, Michele Castobello, Lorenzo Caldarella).

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