La cappella di Villa Torretta a Sesto San Giovanni (Milano)


Un’impressionante ricchezza di pitture su temi biblici e decori ricopre le superfici interne di un piccolo oratorio che fu edificato ai primi del Seicento, annesso a una preesistente, antica magione aristocratica che fu anche fortezza e che è stata recentemente recuperata, su progetto dell’Arch. Giancarlo Marzorati, dall’abbandono in cui era caduta.

Era un’area grigia, terra di nessuno: un margine urbano tra Sesto San Giovanni e Milano, accanto alle terre un tempo agricole, e il vetusto edificio era un rudere tra gli sterpi. Eppure Villa Torretta è densa di storia: i muri in mattoni pieni, gli
archi del loggiato, i decori alle pareti che rasentano lo sfarzo, ne testimoniano un passato di prestigiosa residenza gentilizia in epoca rinascimentale.

Oggi il restauro ha ridato a questo complesso architettonico, e alla Cappella che ne è parte, la dignità che gli è propria.
L’impronta attuale dell’augusto fabbricato a doppia corte risale a Delia Spinola Anguissola, di origini genovesi e dal 1570 sposa del conte Giovanni Anguissola, governatore di Como. Ma se a lei si deve l’impostazione architettonica e artistica che il nostro tempo ha ereditato, la storia del sito affonda nell’antichità e ne dimostra la condizione di luogo privilegiato ove si sommano eventi, accadimenti, testimonianze. Si racconta di una sorgente attorno alla quale si manifestò un culto pagano in epoca romana; si riferisce di un’occasione nella quale la regina Teodolinda vi sostò nel VI secolo, e vi avrebbe alloggiato anche il re Roberto nel 1323. L’elenco delle informazioni storiche circonfuse da un’aura di mistero è lungo e testimonia il fascino di questo luogo segnato dalla torretta che era ben visibile sulla pianura presso quella zona di Milano che si chiama Bicocca, dal secondo dopoguerra sede di alcuni tra i principali insediamenti industriali e oggi luogo di una nuova centralità sancita dal polo universitario di recente strutturazione. Nella più vasta opera di riqualificazione dell’intera area urbana la
villa, oggi hotel e centro congressi di valore monumentale, apporta il prestigio di una presenza carica di memoria. Tra gli edifici nuovi – centri commerciali, uffici, palazzi residenziali – demarca un luogo che racconta di quando la campagna era ubertosa e ricca di lavoro. L’attenzione verso la villa data dal 1985, anno in cui si gettano le basi per la costituzione del Parco
Nord. Come riferisce il restauratore Claudio Fociani, “I primi interventi di salvataggio delle pitture murali iniziarono nell’autunno del 1989. Furono asportati e conservati gli affreschi del Salone dei Paesaggi e del Salone degli Stemmi, entrambi al piano nobile.”

Dall’alto: la volta della Cappella di Villa Torretta restaurata (si nota la ricchezza dei decori). Vista a volo d’uccello del complesso architettonico, nel disegno del progetto di recupero.
Il passaggio del Mar Rosso, dipinto sulla parete dell’Oratorio. Pagina a lato, lo stesso prima del recupero: risaltano il degrado e le lacune nell’intonaco causate dall’umidità meteorica e di risalita. Lo stemma nobiliare recuperato.

Furono strappati circa 170 metri quadrati di pitture murali (erano rimaste praticamente a cielo aperto), riportate su supporto tessile e messe in salvo. Il recupero dei tetti – le cui capriate lignee erano in gran parte rovinate – e il risanamento dei muri consentì di riposizionare le opere pittoriche, di cui l’opera restaurativa ha rivelato l’insospettata qualità e importanza.
Il recupero architettonico ha trasformato il rudere in un luogo nobile, i cui loggiati offrono un esempio pregevole di architettura cinquecentesca che incapsula due eredità: di magione nobile e fortezza. “Sono infatti evidenti – scrive l’Architetto Giancarlo Marzorati – delle feritoie che, posizionate ad altezze estranee agli attuali impalcati, fanno pensare a un maniero con funzioni militari di difesa.” Divenuto un landmark che segna il passaggio tra Milano e Sesto, del complesso monumentale fa
parte anche l’Oratorio di Santa Margherita, eretto come cappella privata agli inizi del Seicento, sull’area di un preesistente edificio religioso.
“Le forme architettoniche, di insolita ricercatezza per un oratorio gentilizio privato, rielaborano su scala ridotta stilemi dell’edilizia religiosa milanese tardocinquecentesca nell’area di Galeazzo Alessi e Vincenzo Seregni” scrive la Prof.ssa Simonetta Coppa.
“Le pitture ad affresco dell’interno… si devono all’iniziativa di Giovan Gerolamo Marino” che si definisce cugino di Delia. E non a caso le figure dei santi Giovanni e Girolamo campeggiano nell’intradosso dell’arco che introduce alla Cappella.
Se la paternità dei dipinti è dibattuta (l’ambito è quello dei Procaccini, e si propone il nome del genovese Simone Barabino che lavorò nella bottega di questi), il loro pregio è indiscutibile. Raffigurano sulle pareti dell’aula dell’Oratorio le Storie bibliche (Giuditta e Oloferne, Il passaggio del Mar Rosso), e l’Eterno in gloria sulla volta. Nella cappella vi sono le
Storie della Vergine (Annunciazione e Riposo nella fuga in Egitto) sulle pareti e una Gloria angelica e Angeli musicanti sulla volta.

(L.S.)

 

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)