La Cappella dell’Università di Seattle, nello Stato di WashingtonLe sette candele della religione

LE SETTE CANDELE DELLA RELIGIONE

La Cappella di Sant’Ignazio nell’Università dello stato di Washington a Seattle, progettata da Steven Holl, è un insieme accurato di accorgimenti architettonici e di emblemi liturgico-religiosi riferiti alla cultura cristiano-gesuitica ed alle idee mistiche di Loyola.

L e Corbusier e Aalto sono indubbiamente (ed inevitabilmente) contenuti nella immagine di chiesa progettata da Steven Holl ha proposto per la Cappella Universitaria di Seattle (il primo per la concezione delle bottiglie radianti riprese dai cannoni di luce realizzati alla Tourette ed a Firminy; il secondo nelle sagome a curva tronca delle pareti esterne e dei lucernari, usati a Riola di Vergato); eppure la sua formulazione rimanda oltre quei doverosi tributi architettonici, giungendo ad altri significati ideologico-religiosi. Un insieme di luci differenti costituisce il concetto basilare sul quale l’autore ha elaborato il progetto, riferendosi agli intenti mistici per cui la missione gesuitica americana è stata fondata nelle estreme zone dei laghi orientali, ma soprattutto riprendendo i precetti di vita spirituale che il fondatore della Compagnia di Gesù individuava nella combinazione di luce ed oscurità, corrispondenti alla consolazione ed alla desolazione. Questi sette vasi di luce in una scatola di pietra (un’immagine che chiaramente si riconosce in un delicato disegno variamente colorato che l’architetto ha eseguito nel settembre del 1994) corrispondono ad un aspetto focale del culto cattolico, ma il loro effetto architettonico ne vuole superare il carattere fideistico per inserirne il senso edilizio entro una visione più materiale e concreta dello spazio vissuto (la chiesa come edificio), che in fondo rappresenta un altro importante concetto loyoliano riferito al “luogo”: quando la luce passa attraverso ogni invaso rischiarando un’area specifica della costruzione (osserva Padre Gerald Cobb, l’architetto- prete che ha seguito nell’intera sua esecuzione l’opera holliana) essa definisce spazi fisici e spirituali tramite pozzi di luminosità chiara o colorata, assecondando quella analoga necessità di definizione ambientale che lo stesso sant’Ignazio aveva indicato (dalle pagine dei suoi Esercizi Spirituali, inizianti proprio con il tema della composizione del sito) nella capacità di vedere con la propria immaginazione il luogo fisico dove ciò che io voglio contemplare possa divenire forma. Durante tutto il corso della giornata ogni parte della Cappella si riempie di luce colorata proveniente da due fonti sostanziali: dai lucernari esterni (e dalle finestre nelle pareti), le cui superfici, diversamente cromatizzate in campi vetrati geometricamente compositi, filtrano l’illuminazione solare attraverso apposite lenti vitree che diffondono l’effetto luminoso-coloristico direttamente dentro gli spazi interni, e poi da alcuni pannelli appositamente sagomati per trattenere e distribuire le luci che giungono naturalmente, o che sono indotte artificialmente con retrostanti bulbi elettrici (il cui risultato puòÚ essere così osservato anche di notte).Voluta dal Rettore William Sullivan nel 1991, soltanto nel 1994 la cappella gesuitica è stata completamente consegnata da Holl nei disegni e nei modelli definitivi: iniziata quindi nel 1995, è stata terminata nel 1997, e l’anno dopo ha ricevuto il Premiod’Onore dell’AIA per l’Architettura, il più ambito riconoscimento ufficiale statunitense. La collocazione della chiesa nel campus dell’Università del Washington è stata sagacemente studiata per sopperire a diverse strategie visive e funzionali: la sua disposizione rettilinea, completamente esibita di fianco, che si vede da lontano entrando dalla città nell’area universitaria, è stata attuata per percepire di colpo ed interamente la chiesa, compreso il suo slanciato campanile antistante, distanziato dal corpo del tempio tramite una estesa e bassa vasca d’acqua, ma anche per oc-cultare il retrostante parcheggio; mentre la visione frontale della cappella, ravvicinata e diretta, è stata riferita agli abi-tanti del campus che più assiduamente incontrano ed usufruiscono quel luogo di culto. Si tratta di uno spazio processionale che prevede un percorso di avvicinamento ed un sito di riflessione conclusivo, demandato questo alla su-perficie acquatica del disteso bacino piatto e riquadrato che collega l’ingresso del tempio al campanile, e dove la gente può fermarsi a contemplare ed a pensare ma di entrare nella cappella o dopo esserne uscita. Anche la distribuzione interna dell’edificio si avvale di un complesso sistema di luoghi e di itinerari: la prima sensazione che dà l’attraversamento dei locali è di una caotica composizione di spazi, interferenti e poco individuali se non in certe specifiche loro funzioni che dovevano venire rese per forza autonome (come il battistero, la cappella eucaristica, l’atrio d’ingresso); ma una più attenta frequeta – zione fruitiva della chiesa dispone ad una maggiore comprensibilità la separazione dei siti e le ragioni dei loro accostamenti quasi forzati ed estranei, che alla fine ricordano sempre un’altra osservazione del Loyola sui luoghi, e che Padre Cobb ha commentato in questo modo: Ignazio ha riposto un’immensa importanza nell’architettura, perché i momenti di maggiore intensità della sua vita sono strettamente collegati a siti particolari. A cominciare dall’atrio, per esempio, che riprende un concetto attualizzato del nartece tradizionale (e dove lo stesso Holl ha collocato un tappeto da lui stesso disegnato che riporta due luoghi importanti della conversione spirituale di Sant’Ignazio, il fiume Cardoner presso Manresa), il suo spazio chiuso, rivolto all’interno del tempio, appare invece ampiamente aperto verso il contesto paesistico esterno, tramite una vasta vetrata liscia che inonda di luce l’intero ambiente, e lo avvicina ad un modernissimo soggiorno casalingo piuttosto che rivelarlo come luogo di approccio alla navata per il culto. Questa voluta separazione tra sacralità interiore della cappella e spazio profano di entrata viene rimarcata dallo stesso portale, pesantemente chiuso con un grande battente di legno (nel quale sono state praticate sette esigue bucature ellissoidali, che ricordano certe forme plastiche di Ronchamp, dal numero anch’esso riferito ai sacramenti cattolici) al cui fianco contrasta invece la leggera parete cristallina e totale dell’atrio. Anche gli altri ambienti ecclesiali rispondono ad un analogo rinvio spaziale di compenetrazioni ed estraneità: l’invaso centrale della chiesa, rivolto all’altare ed al pulpito, situato sotto un’ampia volta ribassata, ai cui limiti si ritrovano i locali delle funzioni specifiche, comprendenti la vasca battesimale sistemata in controluce dietro una liscia vetrata opalina, la Cappella dell’Eucaristia resa più buia ed intimizzata (con il secco albero della resurrezione e dalle curiose pareti di autentica cera colata), il coro con il pianoforte accanto al presbiterio e la mensa della comunione, sagomata in strane forme lignee che nella loro percezione frontale si rivelano nell’astratta riproduzione geometrizzata dell’alfa e dell’omega bibliche. Soltanto il luogo del confessionale è completamente chiuso, ed occultato entro una stanzetta isolata, sintomaticamente chiamata Cappella della Riconciliazione. Una estenuata raffinatezza esecutiva percorre poi ogni elemento di arredo e materico: dai lucernari di varia coloritura vitrea, alle vetrate opaline delle finestre istoriate a rilievo, fino ai sedili ed ai dettagli degli ovoidali giunti di dilatazione variamente ripartiti sulle pareti esterne dell’edificio, a loro volta trattate con un intonaco ocra di genere romano, adottato per ricordare più da vicino le famose tipologie originarie della Compagnia di Gesù, che nella Chiesa del Vignola a Roma possiede il suo primo ed indimenticato modello, architettonico e storico (relativo anche alle rinnovate disposizioni spaziali di culto del Concilio di Trento controriformistico, ed alla sua coraggiosa trasformazione compositiva a navata unica e libera). Contrariamente a tante altre costruzioni ecclesiastiche dall’aspetto imponente e monumentale, esagerate ed enfatiche, a volte anche tetre ed intimidenti, questo involucro templare concepito da Holl rimane disteso ed accogliente, ed invita ad essere visitato quasi naturalmente e senza la timorosa reverenza solita a questi luoghi: è proprio un sacrario del raccoglimento e della dedicazione del proprio essere alla divinità, in quello spirito di totale abbandono mistico e di affidamento spirituale che più di quattro secoli fa Ignazio Loyola ha riassunto in queste sentite dichiarazioni: “Prenditi interamente, o Signore, accogliendole tutte, la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e la mia volontà, insieme con quanto è in mio possesso e che mi riguarda. Tu a me hai dato tutto, o Signore. Tutto è tuo, fanne ciò che vuoi. Dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia. Mi è sufficiente.” Corrado Gavinelli

 

 

 

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