L’uomo più felice: Matthieu Ricard


L’uomo più felice del mondo

Dopo lunghe ricerche, è stato trovato l’uomo più felice del mondo: è Mathieu Ricard, biologo francese
che si è fatto monaco buddista e da oltre trent’anni vive in Nepal. La sua attività neuronale
fa registrare, dagli strumenti usati per il test sulla felicità, gli indici più elevati: raggiunge queste condizioni tramite il perfetto autocontrollo, nella calma e nel silenzio dello yoga.

Matthieu Ricard nasce in Francia nel 1946. Suo padre, Jean-Francois Revel, è stato filosofo, scrittore, giornalista e membro della prestigiosa Accademia Francese, che è una assemblea che raccoglie alcuni dei più rinomati intellettuali francesi. Sua madre, Yahne Le Tourmelin, era una pittrice. Lui è cresciuto fra le personalità e le idee dei cerchi intellettuali di Parigi.
Ha conseguito il Ph.D in genetica delle cellule all’Institut Pasteur sotto la supervisione del premio Nobel, Francois Jacob. Dopo aver completato il suo Ph.D nel 1972 con una tesi, Ricard ha deciso di abbandonare la sua carriera scientifica e di concentrarsi sugli studi buddisti tibetani. Matthieu Ricard vive in Himalaya dal 1972 ed è un monaco buddista da trenta anni al Monastero di Shechen, nel Nepal.
È venuto a contatto con degli insegnanti viventi più grandi ed è diventato l’allievo e l’addetto di Dilgo Khyentse Rinpoche, uno dei maestri e dei visionari tibetani più eminenti del nostro tempo, fino alla morte di Rinpoche avvenuta nel 1991.
Nel 1989 ha accompagnato il Dalai Lama in Francia, fungendo da suo interprete personale. Ha ricevuto l’Ordine Nazionale Francese di Merito dal Presidente Francois Mitterrand per la sua partecipazione ed i suoi sforzi di conservazione delle culture himalayane.
Ha ceduto tutti i suoi diritti d’autore per sostenere i suoi progetti umanitari nel Tibet, nel Nepal ed in India.
Matthieu Ricard è un autore di successo.
Ha tradotto e pubblicato numerosi libri sul buddismo tibetano ed è altamente elogiato per la sua ampia conoscenza della religione e della cultura tibetane.
È l’autore di “The Mistery of Animal Migration”, Hill & Wang, NY, 1969; “Il monaco e il filosofo”, con Jean-François Revel, Economici, Tea, 2000, dialoghi con il filosofo francese Jean- François Revel, che è stato tradotto in ventuno lingue; “The Quantum and the Lotus”, 2004, presenta una conversazione approfondita con l’astrofisico Trinh Xuan Thuan.
Inoltre ha pubblicato “The Spirit of Tibet”, 2001, (anche in video), un libro sulla vita di Dilgo Khyentse Rinpoche; “Monk Dancers of Tibet”, 2003, libro di fotografia; “Buddhist Himalayas, Harry N. Abrams Inc, 2002, e numerose traduzioni dei testi tibetani, compresi ”The Life of Shabkar.The Autobiography of a Tibetan Yogin”, Snow Lion Publications, 2001,
e “The Heart Treasure of the Enlightened Ones”, Boston, Shambhala Publications, 1992.

“Felice è colui che gioisce
di sé stesso nella propria
esistenza."

Con “Happiness : A Guide to Developing Life’s Most Important Skill”, Matthieu Ricard continua a costruire un ponte di dialogo tra l’Est e l’Ovest. Il suo ultimo libro è “La Cittadella delle Nevi”, Sperling & Kupfer, 2006. Spende ogni anno parecchi mesi nel Tibet, dove effettua progetti caritatevoli che hanno portato finora alla costruzione di sedici cliniche, sette scuole, compresa una per 800 bambini, nei distretti disperatamente poveri dell’Himalaya, oltre ad orfanotrofi, sette ponti ed alla realizzazione di programmi per la gente anziana.
Dal 2000, Matthieu Ricard è membro attivo del Mind and Life Institute e partecipa alla ricerca scientifica corrente sull’allenamento della mente e della plasticità del cervello.
All’Università del Wisconsin, i ricercatori lo hanno disposto in un toner funzionale di risonanza magnetica (fMRI). L’MRI di Ricard ha mostrato un livello elevato di attività mai registrato prima nella zona del cervello connessa con l’emozione positiva. La sua lettura era interamente fuori della curva nella zona di emozione positiva, il risultato più alto mai registrato: un primato mondiale!
Questi sono dati delle Università del Wisconsin-Madison, di Princeton e di Berkeley, USA. La carta che descrive i loro eccezionali risultati, stampati in PNAS(http://www.pnas.org/cgi/content/ full/101/46/16369 ) nel 2004, è diventata la
quinta pubblicazione scientifica più scaricata nella storia.
Matthieu Ricard è co-direttore del monastero buddista di Shechen, nel Nepal.
Si dedica alla realizzazione di progetti di Khyentse Rinpoche.

Che la ricerca della felicità sia molto importante per la vita, lo capirono anzitutto i Padri fondatori degli Stati Uniti d’America, che nel testo della loro costituzione scrissero che questa fa parte dei “diritti inalienabili” dell’uomo, al pari del diritto alla vita e alla libertà. Ma un conto è ricercarla, un conto trovarla. E un altro conto ancora è “misurarla”.
Ma, poiché oggi viviamo nell’epoca della misura, ecco che una università del Wisconsin si è impegnata nel dar vita a un test che individui scientificamente una misura della felicità. Il test analizza l’attività elettromagnetica della corteccia
prefrontale, la parte più “nuova” del cervello (nella scala evolutiva) e quindi quellache è più intimamente collegata alle caratteristiche razionali dell’essere umano. Ma qui sorge l&#82
17;equivoco: quando si dice “razionale” ci si riferisce proprio al
termine latino “ratio”, che vuol dire “misura”. Il punto è che nel pensiero più avanzato c’è ben altro oltre alla misura, cioè oltre alla sola razionalità.
C’è emotività (gli psicologi da tempo hanno abbandonato i soli test logico-matematici per comprendere l’intelligenza umana) e, questa, è una scoperta sconvolgente dell’ultima ora, anche l’autocontrollo.
Di autocontrollo parla infatti Mathieu Ricard, l’uomo che, secondo i test realizzati dall’università del Winsconsin con l’uso di 256 sensori a tramite scannino cerebrali, sarebbe risultato il più felice della terra. Ricard è biologo di formazione: lavorava al prestigioso Istituto Pasteur di Parigi quando, nel 1972, all’epoca delle grandi migrazioni
dei giovani verso Oriente alla ricerca, appunto, della felicità (spesso confusa con la marijuana ma da alcuni individuata nella meditazione buddista), si diresse verso oriente e si chiuse nel monastero nepalese di Schechen. La meditazione buddista che Matthieu Ricard pratica da allora gli è valso il raggiungimento del più alto indice di felicità registrato sulla scala del test del Wisconsin. Su una scala che va da + 0,3 (indice di profonda tristezza) a – 0,3 (beatitudine), l’ex biologo francese ha raggiunto il valore di 0,45. Grazie alla meditazioni Ricard ha raggiunto il perfetto autocontrollo
e quindi anche la pace perfetta e la perfetta felicità. Non quindi liberá di esprimere ogni piccola pulsione, ma assoluto controllo della mente sulle emozioni, è quel che porta alla felicità. In termini fisici a che cosa corrisponde questo stato? Pare che abbia a che vedere con la plasticità neuronale, cioè con la capacità dei neuroni di cambiare la risposta
che danno di fronte a stimoli dello stesso tipo. Tutta l’attività cerebrale si articola in stimolazioni di gruppi specifici di neuroni e nella loro risposta a tali stimoli. Noi siamo abituati ad agire sulla base dello schema stimolo-risposta nel mondo esterno: leggiamo e ricordiamo e reagiamo ai concetti esposti; camminiamo e scansiamo gli ostacoli così da non cadere, ecc. Tramite la meditazione (intesa nel senso buddista, ovvero nella meditazione yoga , che si compie concentrandosi sul proprio stesso corpo, dall’interno), si attivano stimoli cerebrali in condizioni di perfetta stasi. Cioè, si mette in moto una attività cerebrale simile a quella che si ha col movimento, ma senza movimento corporeo: solo tramite la concentrazione, l’attenzione e la volontà. Forse sta qui il segreto della felicità, sempre che le misurazioni realizzate dall’università del Wisconsin siano veramente corrette e adeguate a individuare il fenomeno.

Leonardo Servadio

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