L’uomo in cucina

Tratto da:
Cucina bella e buona N°74
L’uomo in casa
 

Il meccanico, l ’architetto, il manager? No,da grande voglio far il casalingo. E ’lo spirito del Movimento degli Uomini casalinghi. Basta con il ruolo dell ’uomo-macho,tutto forza competitività.Anche il “sesso forte ”vuole occuparsi di lavori domestici della cura dei figli, senza per questo essere meno uomini.

Come nasce l’idea di diventare casalingo?
In casa è rimasto un posto vacante, quello della donna che oggi vede il lavoro di casalinga come una prigione culturale dalla quale evadere, attraverso un lavoro fuori casa. Un ruolo riscoperto, a volte per iniziale necessità, dagli uomini sempre più alla ricerca di un’interiorità che la società del lavoro gli nega. Il ritorno a cose più semplici, a ritmi meno frenetici e il desiderio di avere più tempo per coltivare la propria cultura e approfondire i propri hobbies, è una dimensione che ad alcuni uomini piacerebbe recuperare.
Quando e dove viene fondato il Movimento Uomini Casalinghi?
Siamo un movimento nato circa 15 anni fa a Civitas, spiega Antonio D’Andrea, 47 anni, milanese, ma di origine molisana, abbiamo migliaia di simpatizzanti. Qualcuno di noi ha anche un’occupazione, ma molti vivono con lo stipendio delle loro donne. Anche questa, in fondo, è una divisione dei ruoli: la donna lavora, l’uomo pulisce la casa.
Di che cosa si occupa il Movimento?
Stiamo cercando di recuperare una cultura della massaia che si è persa in questi ultimi anni, una cultura legata a prodotti naturali e ad un fare che sfata il mito dell’industrializzazione a favore di un recupero di metodi artigianali, applicati nei lavori tipici casalinghi. Il nostro desiderio sarebbe di arrivare a costituire laboratori conviviali per la fabbricazione domestica di saponi naturali e liscivie. Nel frattempo collaboriamo con due aziende disponibili a produrre saponi su nostre ricette fornendo le materie prime vegetali specifiche. Inoltre promuoviamo la produzione casalinga del sapone. Sono saponi, che noi mettiamo in vendita, esclusivamente vegetali, i grassi usati sono l’olio d’oliva, di palma o di cocco, non contengono oli minerali nè conservanti o prodotti chimici e non sono testati su animali. La natura stessa del Movimento ha suggerito l’aderenza al gruppo d’acquisto legato a Lega Ambiente.
Le donne come reagiscono a questa nuova tendenza?
Sono pochi gli uomini che fanno il casalingo a tempo pieno, ma sono molti quelli che mi hanno raccontato storie contro l’immagine del maschio tutta lotta e impegni. Ci sono tanti uomini che vogliono parlare di loro stessi, che preferiscono la dimensione del rapporto personale. Io stesso, casalingo dall’85, sono stato lasciato da una donna che mi disse: “o lavori o ti lascio”. Ci siamo lasciati. Ora ho una compagna che rispetta la mia scelta. E donne interessate ai casalinghi ci sono. Un annuncio lasciato ad Antonio recita: “cerco un uomo casalingo libero, età 30-40 anni, sportivo, amante della natura”.
E le donne cosa dicono…
Risponde Tina Leonzi, presidente nazionale del Movimento Italiano Casalinghe.
Penso che sia una bellissima cosa che gli uomini sentano l’esigenza di vivere una parte di vita che l’educazione e il costume hanno loro negato. E’ importante che la loro sia una scelta quasi esistenziale, se vuole in qualche misura assomigliare a quella di milioni di donne (8 in Italia, 100 in Europa, 2 miliardi nel mondo) che dedicano la loro vita al bene e al comfort della famiglia e, sia pure indirettamente, al progresso della società. Ma temo che per ora il numero dei casalinghi sia così piccolo da non rappresentare una …speranza di futuro.
La dispensa
Per ritornare a incentivare la produzione casalinga, il Movimento pensa sia ottimale il recupero della specificità dei luoghi e la loro interrelazione. La montagna, per esempio, è legata all’essiccazione degli alimenti, i funghi, le spezie, la campagna, alla produzione di conserve, il mare è legato ai cibi freschi come il pesce e la città, dove la velocità e, spesso la costrizione di spazio impediscono lunghi lavori di preparazione degli alimenti, dovrebbe essere la sintesi di tutto questo patrimonio gastronomico. La casa di città è la sede ideale dove utilizzare durante l’inverno ciò che durante le vacanze si è preparato: le marmellate, le passate di pomodoro, le verdure sott’olio oppure i vini accuratamente scelti e selezionati nei luoghi di produzione o ancora, i pesci essiccati e posti sotto sale o sott’olio. La casa di città si pone in questo contesto come il riassunto positivo delle cucine tipiche delle case di campagna, di montagna o del mare, caricandosi di nuovi significati e sfatando il luogo comune di cibi pronti surgelati, industrialmente preparati e cotti in pochi minuti nel forno a microonde.

Intervista a Antonio d’Andrea, Movimento Uomini Casalinghi

a cura di Stefano Cappello, Roberta Lamella

 

   
Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)