L’incrocio dei cerchi

In un linguaggio moderno spintosi fino a riecheggiare edifici di comune uso commerciale, gli architetti Marco Caretta e René Kup-ferschmid, coadiuvati per le opere artistiche dallo scultore A. Egloff, hanno realizzato questa chiesa dai lineamenti essenziali, che in un’ordinata disposizione delle parti, sottolineata dalla elaborazione della luce, ritrova una espressività non indifferente.


Da sinistra e dall’alto. Il fonte battesimale sullo sfondo della parete absidale; sulla pedana del presbiterio si vede in primo piano il tabernacolo. Il coro sovrasta l’entrata all’aula: sul fondo è visibile la parete trasparente che separa la cappella. La pianta, basata sull’intersezione tra cerchi allineati. Prospetto laterale e sezione mostrano la relazione tra chiesa e spazio aperto della piazza-sagrato.

Quello della Santissima Trinità è un mistero. Difficilissimo parlarne, l’argomento è riservato ai teologi, ai Padri e ai Dottori della Chiesa. In certi casi ai Poeti, quelli con la “P” maiuscola, come Dante Alighieri che proprio alla fine della sua opera maggiore s’ingegna a raffigurare un’immagine della Trinità: “… tre giri / di tre colori e d’una contenenza; / e l’un da l’altro come iri da iri / parea reflesso e il terzo parea foco / che quinci e quindi igualmente si spiri.”. Ma lo stesso Dante riconosce che quanto a comprendere quel grande mistero “non eran da ciò le proprie penne.” Va da sé che l’interpretazione architettonica – o artistica – non è meno ardua. Gli architetti svizzeri Marco Caretta e René Kupferschmid con questa chiesa dedicata alla SS.Trinità in Zollikon-Dorf, nella regione di Zurigo, danno una lettura moderna dell’edificio di culto. Una lettura che cerca di riassumere la lezione del movimento “razionalista”, con l’uso di materiali innovativi unito a una ricerca geometrica che mira a rispondere alle esigenze della riforma liturgica postconciliare. Poiché “chiesa” è l’assemblea dei fedeli che si raccoglie per celebrare, guardiamo anzitutto alla composizione architettonica del luogo della celebrazione. La pianta è impostata sull’intersezione di tre cerchi il cui centro giace sulla stessa retta, che costituisce l’asse centrale della chiesa. Il cerchio maggiore definisce la parete esterna della chiesa che si erge come un corpo semicilindrico tagliato diagonalmente nella parte superiore, così che la parte più alta sia quella prossima alla zona del presbiterio. L’area di intersezione tra due cerchi di poco inferiori è quella entro la quale si dispone l’assemblea, rivolta verso l’altare che è posto su una pedana ellittica, nella parte absidale, inquadrato da una paretina ricurva che funge da sfondo.
La luce spiove dall’alto, da un’apertura perimetrale a “impluvio” che definisce tutta l’area dell’aula, graduando la luce con maggiore intensità sul centro focale principale. Lungo la parete continua, ai due lati della zona presbiterale, entro brevi nicchie sono poste, sette di qua e sette di là, le stazioni della Via Crucis: vetrate quadrate il cui disegno è ridotto a un’impressione di forma e di colore. Una cantoria è disposta a balconata al di sopra della zona di accesso all’aula. Il percorso rettilineo per accedere all’aula attraversa una zona “intercapedine”, tra due ambiti ove sono ospitati i servizi da un lato e dall’altro una cappella separata da una parete trasparente. Accanto alla pedana su cui si elevano l’altare, il leggio, il tabernacolo e la sede , è posto il fonte battesimale.

La forma serrata del volume semicilindrico è ammorbidita dall’elaborazione della copertura esterna, dalla presenza delle finestrelle con le vetrate della Via Crucis e dall’incavo che corrisponde alla collocazione del centro focale della celebrazione. Un pergolato raccorda chiesa e campanile.

Il disegno è ispirato a una ordinata semplicità che, pur nella essenzialità del disegno, consente una organizzazione gerarchica dei luoghi. Se osservato dall’esterno, del complesso impressiona anzitutto il campanile, collocato in posizione opposta a quella della chiesa, sul lato che dà verso la strada. È una “scatola” scura retta da due piloni bianchi: una forma che appare mutuata dalle insegne pubblicitarie ma a cui la consistenza dei materiali conferisce il tono della permanenza e che reca bene in vista croci sulle due facce e sulla sommità. E’ un tentativo di ripresentare questo elemento antico, simbolico, caratteristico della chiesa, in una forma appetibile all’evanescente gusto contemporaneo, integrato nel contesto urbano dove abbondano le insegne e in cui non si può reggere il confronto con gli edifici commerciali, nella sfida alla ricerca dell’altezza. Tra campanile e chiesa, un porticato aperto, come un cammino che unifica mentre definisce il lato esterno della piazza/sagrato, dall’altro lato della quale sorge la canonica: edificio preesistente alla chiesa. L’aperta trasparenza del sagrato è accostata alla metallica scorza che chiude la chiesa come luogo di estrema separatezza, baluardo di protezione. Allo stesso tempo la linearità del disegno assume un tono colloquiale, quasi vernacolare, soprattutto all’interno: nelle sedute per l’assemblea, concepite come seggiole domestiche unite fra loro da un piccolo ripiano, nell’altare che è un tavolo non dissimile da quello che chiunque può collocare nella propria sala da pranzo; nella panca per i celebranti, semplice tavola senza schienale; nella croce dagli esili bracci; nel tabernacolo che è un cubo posto su una stele. All’arredo, alle vesti e ai paramenti liturgici è demandato il compito di rendere viva la celebrazione, di dar voce alla chiesa. Ma lo spazio è organizzato in modo tale che l’assemblea non faticherà a ritrovarvisi. È uno spazio fatto per dare a chi attende la celebrazione una forma e un luogo appropriato.

 

Qui sopra: tre delle stazioni della Via Crucis incastonate lunga la parete perimetrale, ai lati del presbiterio. I pannelli scuri che sottostanno a ciascuna vetrata ne evidenziano lucentezza e colore. Sono icone di simbolica essenzialità, coerenti col disegno generale dell’aula celebrativa. Qui a sinistra: vista sull’aula. Il suo disegno essenziale mette in primo piano il ruolo dell’assemblea celebrante. Si noti l’importanza della luce che spiove dall’alto e del colore, dato dai paramenti.

 

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