Isabel Rosa



Nel maggio del 2000 il Governo portoghese, dopo la risoluzione del Consiglio dei Ministri, ha promulgato una normativa, successivamente denominata ‘Programma Polis’, che oggettivava una nuova visione strategica dell’ambiente e dell’ordinamento del territorio nazionale.

… Si giustifica, così, interamente, l’adozione di misure eccezionali in materia di riqualificazione urbana e di valorizzazione ambientale delle città portoghesi … Per un numero crescente di portoghesi ‘l’ambiente’ è oggi, in grande misura, ‘l’ambiente delle città’. La vita urbana è diventata, così, la fonte di alcuni dei principali problemi ambientali che si fanno sentire più direttamente dalla popolazione, specialmente per ciò che riguarda l’assenza di spazi pubblici di qualità, la
carenza di zone ludiche e l’aumento dei problemi di congestione del traffico con il corrispondente degrado della qualità dell’aria e l’aumento dei livelli di rumore.
… Così, i problemi di riqualificazione urbana nel Paese non si limitano alle necessità di una gestione sostenibile delle città, ma hanno anche una dimensione strategica che consiste nel ‘reinventare’ le città, cioè, ridefinire il loro ruolo in una nuova organizzazione del territorio …
(Programma Polis – Risoluzione del Consiglio di Ministri n. 26, del 15 Maggio 2000)

Porto, Programma Polis
Porto, Avenida de Montevideu e do Brasil, fronte del mare tra Matosinhos e Foz, Architetto Manuel Solà-Morales

La risoluzione del Consiglio dei Ministri si riferiva solamente alle ‘città’, ma anche villaggi e paesi sono stati oggetto di enorme degrado urbanistico e devitalizzazione sociale, con carenze a livello residenziale, sottosfruttamento delle potenzialità turistiche, disorganizzazione spaziale, disequilibri nel tessuto sociale, carenze culturali ed economiche.
Le azioni successivamente sviluppate hanno contato su forti sostegni finanziari, in specie fra gli altri: fondi comunitari attraverso i diversi Programmi Operativi; iniziativa comunitaria; finanziamenti autonomi, finanziamenti imprenditoriali pubblici e privati … determinanti per una nuova immagine delle città portoghesi, ancorata ad un significativo
miglioramento della qualità ambientale.
La sostenibilità richiesta, con operazioni integrate di riqualificazione urbana con una forte componente ambientale, ha raggiunto i suoi obiettivi: sono stati creati spazi pubblici di permanenza, fronti di fiume e fronti di mare, percorsi pedonali, piazze e giardini pubblici, zone ludiche, edifici complementari ai nuovi spazi reinventati, ecc.
Esempi paradigmatici sono le operazioni di riqualificazione urbana e valorizzazione ambientale eseguite nelle città di Braga, Vila do Conde, Porto, Vila Nova de Gaia, Matosinhos, Viseu, Coimbra, Leiria, Évora, Lagos, ecc.
L’Università portoghese non è mai stata estranea a questo processo di dequalificazione/qualificazione delle città portoghesi e, in questo senso, ha collaborato attraverso diversi studi nell’ambito dell’Architettura e dell’Urbanistica con il Governo e con le Amministrazioni Locali.

La Facoltà di Architettura dell’Università Tecnica di Lisbona, del cui corpo docente faccio parte, ha realizzato un’attività estremamente pertinente attraverso diversi studi nell’ambito del Programma Polis e di altri Programmi relazionati con la riqualificazione ambientale ed urbana, come gli esempi presentati di seguito a campione del lavoro prodotto in quest’area specifica di ricerca.

Matosinhos, Avenida Norton de Matos, lungomare, Architetto Eduardo Souto de Moura

I casi di studio presentati riferiscono di tre realtà diverse in un contesto fisico geografico e storico ben differenziati: il primo nella capitale del paese (zona monumentale di Ajuda-Belém, a Lisbona), il secondo in una città di media dimensione (Tomar) in situazione geografica centrale e il terzo ed ultimo, una cittadella (Alpedrinha) nell’entroterra del paese vicino alla cordigliera di Serra da Estrela.
La metodologia utilizzata per i tre casi è stata, in un certo qual modo, simile: la prima fase consta dei rilievi/caratterizzazione delle aree in studio; la seconda fase delle analisi/diagnosi e la terza fase delle proposte/documento strategico di intervento.

Il primo caso di studio si riferisce alla zona monumentale di Ajuda-Belém, a Lisbona.
Per quest’area – localizzata nella zona occidentale della città, circostante il Monastero dei Jerónimos, monumento classificato come Patrimonio dell’Umanità – lo studio è stato determinato da una proposta del Governo: il luogo sarebbe diventato il secondo centro della città. Il primo, com’è ovvio, è l’attuale Baixa Pombalina, cuore del fronte del fiume della
città.
Infatti, corrispondendo ad un’area di forte radicamento storico e culturale, periferia di una città che si è espansa fin dal XIII secolo, la zona di Ajuda è la conseguenza di un processo storico derivante dall’espansione portoghese d’oltremare, luogo delle ‘taracenas’ o cantieri navali, dell’attività peschereccia, della costruzione del Monastero dei Jerónimos e della posteriore localizzazione della Corte intorno alla ‘Reale Barra
cca’ dopo il fatidico terremoto del 1755, processo che si è tradotto in una struttura di edificato notevole costruito dal XVI al XIX secolo: Monastero dei Jerónimos, Palazzo
Nazionale della Ajuda, Palazzo di Belém, Museo delle Carrozze, Chiesa della Memoria, ecc.
Sono pochi i registri anteriori al XVII secolo, che si riferiscono a questa zona. Nelle stampe e nella cartografia esistente della città di Lisbona, incluse nel rilevamento effettuato dall’ingegnere Augusto Vieira da Silva, e la cui pianta più antica risale al XVII secolo, non si intravede nessun riferimento all’area oggetto di questo studio. In verità, le piante conosciute della città di Lisbona dal XVII al XVIII secolo terminano, ad occidente, nella zona di Alcântara.
È, infatti, difficile immaginare una struttura urbana che non sia quella testimoniata dagli avvenimenti singolari che, nel frattempo, sorsero e che giustificano la crescita di questa zona dopo il terremoto del 1755, ad opera del re D. José.
La ‘Reale Barracca’ deve la sua traccia al famoso architetto e scenografo Bibiena, ma anche al fatto che la zona era, già da lungo tempo, un luogo di soggiorno stagionale e di visita della Corte, una delle preferite per il pellegrinaggio che la regina D. Catarina, moglie di D. João III, faceva con frequenza alla cappella della Madonna della Ajuda (eretta in quello che è oggi il Largo da Ajuda, più precisamente nell’angolo dell’attuale Travessa da Ajuda), portando con sé il suo seguito e, più tardi, alcuni nobili che qui cominciavano a costruire case con fattorie intorno, portando con sé lavoratori
per lavorare i campi, uomini di mestieri che cominciarono anch’essi ad installarsi qui. Crediamo che la zona fosse da sempre abbastanza appetibile. Anzi, non sarà stato per caso che nella Tapada da Ajuda si installò uno dei più espressivi popoli dell’età del Bronzo identificati, fino ad oggi, in Portogallo.

Vila Nova de Gaia, fronte del fiume, 1a fase, Architetto Francisco Barata
Vila Nova de Gaia, porto peschereccio della Afurada, Architetto Carlos Prata

Un sistema orografico complesso, coperto da vegetazione, percorso da un significativo numero di corsi d’acqua che scorrevano da Monsanto fino al Tago, con presenza di terrazze che offrivano gradevoli zone di permanenza con ampie viste sul fiume, costituiva l’ambiente naturale appetibile e richiesto dalla Corte.
Di questa gradevolezza prende coscienza il re D. João IV, in modo tale che nel 1645 dichiara con la scrittura ‘Tapada Real de Alcântara’: ‘La proprietà reale, libera e priva di qualsiasi uso, è rimasta compresa, oltre che di fitti boschi con tagliate e stazioni di caccia, oliveti, frutteti, fontane, acquedotti, serbatoi, vasche, strade alberate di piante silvestri, ecc.’
Questa zona (…) serviva innanzitutto come parco di caccia e luogo privato della famiglia reale, attività alle quali si prestava, perché possiede estesi boschi di leccio ed eccellenti viste panoramiche.’ (Coutinho, 1956) ed è rimasta così, come parco di caccia privato della famiglia reale, fino al regno di D. José, epoca in cui subisce una serie di riforme ‘.. essendo stata oggetto di numerosi lavori e piantagioni e popolata con diverse specie faunistiche, inclusi daini e cinghiali … (C. M. Lisboa, 1997), successivamente chiamata Tapada da Ajuda.
Crediamo che risalga al regno di D. João IV la data di costruzione delle prime installazioni militari nella zona. Il ‘Restauratore’, grande riformista del sistema difensivo nazionale, non avrebbe trascurato, certamente, l’importanza strategica della zona, uno degli ingressi vulnerabili della città di Lisbona. Compiaciuto o no del luogo, il re D. João V, essendosi accorto precisamente che questo sarebbe stato più tardi uno dei luoghi strategici di difesa della capitale, intraprese un insieme di azioni tendenti a controllare tutto il territorio della zona della Ajuda, che passa per il suo trasferimento al possesso della Corona.

Largo della Memória, zona monumentale di Ajuda-Belém
Chiesa della Memoria, Architetto Pedro Partidário

A tale scopo comprò, nel 1726, dal Conte di Aveiras, la ‘Quinta (Fattoria) de Baixo’ con il Palazzo di Belém; dal Conte S. Lourenço, nel 1727, la fattoria contigua alla precedente che terminava sulla riva del fiume; ancora nel 1726, comprò dal Conte di Calheta la ‘Quinta do Meio’, dove si trova, attualmente, la Chiesa della Memoria, e dal Conte di Óbidos la ‘Quinta de Cima’ o dell’Alto da Ajuda.
Comincia in seguito un programma urbanistico alla scala del suo immaginario, megalomane. Rettifica il primo tratto di quella che si sarebbe chiamata più tardi Calçada da Ajuda, con dimensioni piuttosto smisurate per l’epoca; avvia i lavori di una stazione fluviale monumentale; fa costruire ampie scuderie e stalle nel Palazzo di Belém e, nel luogo più strategico di tutto questo intervento mega-urbano, costruisce o ricostruisce una nuova caserma nel luogo dove oggi è
ancora ubicata la caserma della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana), in posizione elevata per controllare le entrate e le uscite dalla ‘capitale’.
Da queste riforme risulta un’occupazione sempre più intensa di questa zona. Sorge un nuovo edificato che gradualmente accompagna i terreni devoluti nella zona circostante le ‘Quintas de Recreio’ e la neo-rettificata Calçada da Ajuda.
La fase successiva di occupazione urbana della Ajuda corrisponde al periodo post terremoto, con la venuta della Corte all’Ajuda e ulteriore urbanizzazione dei terreni nella zona circostante la ‘Reale Barracca’, i Palazzi Reali di D. José, costruzione effimera, in legno, localizzata nel luogo dell’attuale Palazzo della Ajuda. Dell’allora precaria occ
upazione reale sussiste qualche edificato: la sorgente del Largo da Torre, costruzione che si suppone fosse destinata all’installazione delle cucine del Palazzo, alle abitazioni del personale di servizio e alla propria Torre do Galo, che avrebbe integrato una chiesa, della quale restano poche vestigia.
Dell’urbanizzazione dei terreni circostanti sono numerose le testimonianze rivelate nella maglia urbana, soprattutto nella zona ad ovest, contigua alla Calçada da Ajuda.

Charola, Convento de Cristo, Tomar Fotografia della Região de Turismo dos Templários
Festa dei Tabuleiros Fotografia della Região de Turismo dos Templários
Vila de Alpedrinha, Architetti Isabel Rosa e Nyelety Alegre

Il disegno dei nuovi quartieri e il tracciato delle vie sono repliche del tracciato pombalino: piano reticolato, maglia ortogonale e profilo delle vie. Plagio o no, i nuovi quartieri hanno dimensioni molto simili a quelle della Baixa Pombalina, così come l’edificato stabilisce con la via, fronti gerarchicamente organizzati. Edifici con maggiore volumetria (tre piani) orientati sulla via principale – Calçada da Ajuda – e gradualmente volumetria più ridotta con edificato di due e di un piano nelle vie che sistematicamente si distanziano dall’asse principale di distribuzione, la Calçada da Ajuda.
L’ arrivo di nuove caserme nella zona ha dato luogo a nuove costruzioni destinate ad albergare i militari e i nuovi quartieri hanno occupato gli spazi liberi attorno alle caserme. Con una maglia in qualche modo regolare, rispettando preesistenze e orografia del terreno, i nuovi quartieri, così come le nuove vie, presentano dimensioni più generose dei precedenti pombalini. Anche il nuovo edificato, di maggiori dimensioni, rivela maggiore volumetria e un’architettura abbastanza relazionata con i tempi e i modi compositivi dell’architettura portoghese: numerose costruzioni, della fine del XIX e inizio del XX secolo sulla Calçada da Ajuda e dintorni, edificato posteriore del secondo quarto del XX secolo sulla Travessa da Boa Hora, Travessa D. Vasco, Travessa Paulo Martins e Travessa da Memória, convivendo con altro edificato costruito ai fini della prima metà del XX secolo. Di questo modo costruttivo, architettura degli anni cinquanta, i migliori esempi sono, senza dubbio, illustrati nella Via Nuova del Calhariz.
‘Nonostante qualche edificato singolare, tutta quest’ultima zona presenta chiare discontinuità, sia nel tracciato della maglia, con vie sproporzionate in relazione alla scala degli edifici, sia nei linguaggi architettonici molto diversificati creando fronti stradali abbastanza eterogenei per i propri spazi esteriori che non stabiliscono una relazione intimista tra residenti, edificio ed esterni, al contrario di quel che succede con gli spazi esterni legati alla prima maglia di forma pombalina.’
Il testo sopracitato, che integrava la proposta presentata per la riqualificazione urbana della zona e di cui la sottoscritta è stata coordinatrice, in quanto tutor di cinque studenti di architettura in apprendistato professionale all’Ordine degli Architetti Portoghesi, corrobora l’idea che questa zona merita, per le sue circostanze geografiche, storiche e culturali, di essere il secondo centro della capitale.

Riqualificazione del Largo del Palo della Gogna
Riqualificazione del Terreiro di Sant’Antonio – Architetti Carlos Ferreira e João Concha

Nonostante qualche dequalificazione patrimoniale esistente, la poca cura degli spazi pubblici e qualche disordine dello spazio urbano di superficie, è un fatto che questa zona rivela innegabile attitudine urbana e qualità ambientale, ciò che, in principio, sostiene qualsiasi tipo di intervento, sia di tipo urbanistico che architettonico.
In tal senso, la proposta presentata ha puntato come primo obiettivo sul ridisegno degli spazi pubblici esterni, con speciale enfasi per l’asse di collegamento Ajuda-Belém-Jerónimos, seguito, com’è ovvio, dalla riqualificazione/ricupero dell’edificato esistente, in cattivo stato di conservazione, e del riassetto della zona.
Nel secondo caso di studio, città di Tomar, il Municipio cominciò inizialmente da un progetto di Salvaguardia per il suo centro storico, più o meno agli inizi degli anni ’90, progetto più tardi integrato nel Programma Polis.
Il gruppo responsabile, ‘Disegno Portoghese’, per il progetto di salvaguardia, ha proposto un insieme di intenti che furono in gran parte integrati ulteriormente nel ‘Polis Tomar’, basandosi questi fondamentalmente sull’origine di questa città di fondazione templare:
Convento di Cristo (monumento classificato come Patrimonio dell’Umanità) e sulle potenzialità della città che:
 è riuscita a preservare un centro storico (la cui matrice fu in origine disegnata dall’Infante Navigatore, Gran Maestro dell’Ordine di Cristo), con sufficiente qualità architettonica ed ambientale, in grado di generare conforto e qualità urbana;
 è attraversata dal fiume Nabão, usufruito, in termini paesaggistici e fisici, dalla popolazione;
 contiene un inestimabile e numeroso insieme di monumenti nazionali;
 in estate presenta una delle più mirabili feste allegoriche della raccolta: la festa dei Tabuleiros;
 è servita, nella zona circostante, da innumerevoli industrie di costruzione;
 è affiancata da una via ‘Itinerario Principale’ che fa da collegamento con l’autostrada A1.
La coniugazione di tutti questi fattori ha contribuito e continua a contribuire alla sostenibilità urbana e ambientale di questa città.

Il terzo ed ultimo caso presentato, Vila da Alpedrinha, è stato condotto da un’unità di ricerca
della Facoltà di Architettu
ra, Laboratorio di Valorizzazione del Patrimonio, inquadrato in un progetto di salvaguardia dei centri minori portoghesi. È stato condotto da un gruppo che ho integrato come consulente.
Quest’ultimo caso di studio, Alpedrinha, rivela una situazione dove la sostenibilità urbana e ambientale si riveste di maggiore complessità, perché:
 detiene una situazione geografica molto particolare, infatti il paese è vicino ad uno dei principali sistemi di cordigliere: Serra da Gardunha/ Serra da Estrela, a 556 metri di altitudine;
 presenta una popolazione abbastanza invecchiata e in progressiva diminuzione per l’inesistenza di fattori di sviluppo;
 il sistema viario principale conduce ad una città vicina, Fundão;
 le principali industrie di latticini, lanifici, trasformazione del legno e del granito, sono localizzate nell’area coinvolgente tre città in progresso come Castelo Branco, Covilhã e Fundão.
La proposta si basava su una strategia di intervento direttamente relazionata ad un turismo di qualità, sostenuto dalle sue molteplici risorse naturali, storiche, architettoniche e culturali.
Le risorse e le potenzialità di questa cittadella, inquadrata nel complesso della Serra della Gardunha, se debitamente mobilitate, potranno costituire un fattore di un processo di sviluppo a scala locale e nazionale, con la possibilità di sostenere lo sviluppo di numerose attività turistiche (in ‘Piano per lo Sviluppo Turistico della Villa di Alpedrinha’
LVP, FAUTL).

I.R. Faculdade de Arquitectura da Universidade Técnica de Lisboa

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Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

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