Intervista

Fare design su tre fronti
intervista di Walter Pagliero

Come è diventato un designer?
Mentre studiavo architettura al Politecnico di Milano, ho iniziato a collaborare come progettista nello studio dell’ing. Scavantino; là progettavo anche strutture in cemento armato, per cui mi sentivo un architetto “con capacità di calcolo”. Questo contatto con la mentalità di un ingegnere ha molto influenzato sia la mia formazione sia il mio metodo di lavoro.
Come è passato al design?

Durante gli anni ‘80 per “ingranare” come architetto occorreva partecipare alle collusioni con la politica; ne avrei avuto le possibilità, ma ho preferito occuparmi di boschi e foreste e poi di design, che erano miei interessi reali.
Ha affrontato il mondo del design con una mentalità da ingegnere oltre che da architetto?

Volevo slegarmi dalla pratica dell’edilizia conservando un approccio scientifico alla progettazione; ma nel design le cose si complicano. Le mie riflessioni in questo campo mi hanno portato a voler realizzare nei miei progetti tre obiettivi interconnessi: dovevano contemporaneamente essere una novità dal punto di vista estetico, una novità sotto il profilo funzionale e una novità per la sua tecnologia (nella sua costruzione ma anche nel suo funzionamento meccanico).
Possiamo scendere in dettaglio su singoli progetti passati in produzione?
Nella vostra redazione c’è un mio pezzo, si tratta di “Opus”, una lampada da terra impostata su una struttura reticolare, la più leggera e sottile possibile, dove anche il filo diventa struttura ed entra nella base dove si avvolge fino a tendersi. E’ talmente sottile che frontalmente sparisce alla vista.
Si nasconde dietro un filo?

Forse è così. Prodotta dal 1985, si continua a vendere soprattutto in quei paesi che amano il design rigoroso. Ciò che caratterizza sia me, sia la principale azienda per cui lavoro (la Lumina di Arluno) è il fatto di vendere per il 95% all’estero, soprattutto nei paesi del Centro e del Nord Europa. Nel suo ritratto sembra ascoltare una sua lampada. Si tratta dello “Zelig” da tavolo, l’unica lampada al mondo contrappesata con un braccio unico posizionabile a 360° grazie a carrucole e cavi in acciaio che, nascosti all’interno, lo tengono in equilibrio. Un’altra mia lampada, la “Tangram”, invece del contrappeso usa le molle a compressione che esibisce all’esterno.

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