INTERVISTA – Progetto e Tecnologia

“Da ragazzo la mia passione era la matematica.
Mio padre era ingegnere civile e per questo sono cresciuto visitando cantieri e osservando le costruzioni che crescevano. Poi mi sono dedicato alla pittura.
E da questo incontro – tra la misura, la precisione, il progetto ingegneristico e il desiderio di libertà e di emozione che nasce dall’arte – è scaturita la mia vocazione per l’architettura.
Un momento decisivo nel mio iter formativo è stato l’incontro con André Lhote, a Parigi nei primi anni ‘60.
L’anziano maestro francese era approdato a un cubismo dalle tonalità espressive, ricco di colore e non estraneo alla completezza della figura: aveva uno stile razionale e geometrico fortemente radicato nella storia. Si muoveva secondo un andamento evolutivo e non oppositivo: per me è stato la fonte di una grande lezione che ho cercato di conservare nelle mie composizioni architettoniche ”.Questo ha comportato anche un legame particolare con la cultura francese?
“Al punto che ho ricevuto la nomina di Cavaliere della Legion d’Onore francese per l’opera che ho svolto in favore dei legami tra il mio Paese e la Francia in campo architettonico. Del resto la Francia ha dato i natali alla razionalità del mondo contemporaneo, col sistema metrico decimale: credo di riflettere, nei miei progetti, questo pensiero radicato nel rigore della misura”.

E in che modo influisce la tecnologia?
“La relazione tra tecnologia e architettura è sempre stata stretta. Ma, fino al razionalismo, l’architetto poteva applicare quella che aveva imparato negli studi. Oggi il ritmo incalzante dei cambiamenti fa sì che il problema tecnologico sia da affrontare e risolvere sempre ex novo come parte del progetto. E naturalmente è prevalente la necessità di dare risposte che abbiano anche un significato per l’ambiente”.Un esempio di tecnologia applicata al progetto?
“La torre El Faro, alta 170 metri: abbiamo armonizzato le necessità di ottenere una pianta libera ai vari piani con la soluzione del problema statico. La struttura portante è composta dalla collaborazione tra il nucleo centrale (scale/ascensori) e i muri esterni (spessi 40 cm), che hanno forma di reticolo bucato dalle finestre e sono indipendenti: così abbiamo evitato di collocare colonne che ingombrassero lo spazio degli appartamenti. Al fine di migliorare abitabilità e comfort abbiamo studiato come ridurre la velocità degli spostamenti orizzontali (17 centimetri al piano alto). Dopo aver osservato le modellazioni matematiche e il comportamento di un modello in una galleria del vento, abbiamo deciso di non ridurre nella parte alta lo spessore delle pareti esterne.In questo modo abbiamo dato coerenza a tutto il sistema. Inoltre abbiamo deciso di collocare al piano superiore un serbatoio d’acqua, che funga da zavorra: la torre si comporta come un metronomo, che oscilla più lentamente se il peso è spostato in cima all’asta. La riduzione della velocità delle oscillazioni è fondamentale per garantire il benessere di chi occupa l’edificio, che ha carattere residenziale e richiede ogni comfort. Non a caso lo abbiamo tra l’altro dotato di due piscine: una scoperta e una coperta. E soprattutto di uno spazio belvedere al livello alto, che è a disposizione di tutti i condomini: come una terrazza coperta che consente anche a chi vive al piano terra, quando lo desidera, di salire all’ultimo piano per godere dello spettacolo del Rio de la Plata. Dal quarantaseiesimo piano la vista spazia tutto intorno e si inoltra per una quarantina di chilometri: arriva sino alle coste dell’Uruguay. Le torri El Faro sono un esempio di come le soluzioni architettoniche e ingegneristiche vanno strettamente assieme: l’aspetto strutturale, quello formale e abitativo sono stati pensati come un’unità. Proprio come avveniva in passato, la struttura è concepita come parte dell’architettura poiché l’aspetto estetico e l’aspetto strutturale sono visti come un tutt’uno”.

Qual è il fil rouge che caratterizza le Sue tante ristrutturazioni?
“Siamo intervenuti su diversi edifici industriali nel vecchio porto di Buenos Aires. Tutti erano impostati su maglie ortogonali rigide e ripetitive, e ovviamente erano dotati di ampi spazi e di soffitti altissimi. Abbiamo cercato di rispettare la loro logica di fondo, ma rompendo l’uniformità dell’impianto per introdurre soluzioni spaziali nuove, coerenti con le nuove finalità degli edifici, che sono abitative, o commerciali, o ludiche: in alcuni casi abbiamo insistito sulle forme circolari, in altri sulle diagonali, così da introdurre momenti di variazione e di sorpresa nella ripetitiva rigidità ortogonale. Sono novità che peraltro non stravolgono il volto degli edifici: il cambiamento avviene nella continuità”.“La forza di un progetto non sta solo nella sua ideazione germinale, ma anche nella completezza dell’ iter generativo.
Uno studio come il nostro è in grado di seguire tutti gli aspetti: dall’ideazione alle varie operazioni attinenti ai materiali, alla tecnica, alla finanza. Entro lo studio mi impegno in particolare in quest’opera di coordinamento: tirare le fila del tutto. Un esempio: le torri El Faro, che sono l’edificio più complesso che abbiamo realizzato. I suoi aspetti costruttivi e tecnologici sono molteplici: dalle facciate aperte, ai raccordi tra le due torri con ponti posti ad altezze che, per evitare rigidità, devono poter slittare…”

“COME AVVENIVA IN PASSATO, CONCEPIAMO INSIEME
STRUTTURA E FORMA: COME UN TUTT’UNO”

Come mai due torri e non una?
“È stata un’esigenza del committente. La commercializzazione degli appartamenti della prima torre è servita per finanziare la seconda: la prima risale al 2001, la seconda a quattro anni dopo. Ma il progetto, anche qui sta l’opera di coordinamento, è stato sin dall’inizio pensato per la realizzazione in due fasi, col getto dei ponti a completamento della seconda fase. Si chiama El Faro perché, arrivando da lontano, è il primo edificio che si vede emergere sull’orizzonte della città”.

Quindi ha un valore paesaggistico…
“E fortemente simbolico: le due torri sono ad angolo, anche per ricordare la prua delle navi; è un modo per raccordarsi al sito, il porto Madero.
La prima delle due è stata anche, in assoluto, la prima torre di Buenos Aires: ha avuto un impatto enorme sulla città, è stata come il segno di un cambiamento epocale”.

Che cosa ha avuto maggiore importanza nella Sua formazione?
“Anzitutto il retaggio famigliare: il padre ingegnere, la madre musicista, clavicembalista. L’unione di razionalità e di creatività artistica è tipica dell’architetto. Con Berardo ho studiato a Parigi e lì ho apprezzato in particolare Jean Prouvé, anch’egli dotato di forte pensiero razionale e di attenzione per la tecnologia applicata al design”.

“LE TORRI HANNO UN FORTE VALORE SIMBOLICO
E SONO IL PRIMO LANDMARK DI BUENOS AIRES”

“Nel nostro Studio ognuno ha una funzione propria che si armonizza con le altre. A me capita spesso di viaggiare per tenere i contatti con i committenti all’estero e sono specializzata nell’architettura sostenibile.
Sono specialista in Leadership in Energy and Environmental Design: ovviamente anche in Argentina si richiede questa certificazione di sostenibilità. In realtà la buona architettura anche in passato ha prodotto edifici non incoerenti con quei principi della sostenibilità”.

Quali le principali fonti di ispirazionenel progettare?
“Mettersi nei panni di chi abiterà o comunque userà gli spazi. Siamo molto impegnati nelle opere di ristrutturazione di grandi edifici in
dustriali: questi spesso sono dotati di ampi spazi, di ambienti dai soffitti altissimi. Per il risparmio energetico è meglio avere soffitti bassi: ma alle volte scegliamo di mantenere dimensioni che diano il senso della libertà. Non so se esista un edificio ideale: conta che ciascun singolo edificio sia commisurato alla propria finalità. E soprattutto che ogni sua parte risponda alle necessità di chi lo abita”.

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)