IN UNO SPAZIO BIANCO


UN UOMO DI SPETTACOLO, SCENEGGIATORE, REGISTA TELEVISIVO E CREATORE DELLA PRIMA WEB TELEVISION ITALIANA, VOLEVA UNA CASA DOVE DIMENTICARE IL MONDO DEL LAVORO: HA SCELTO UN INTERNO TUTTO BIANCO CON GRANDI QUADRI SCELTI E AMATI COME AMICI.

L’abitazione romana del regista Maurizio Rasio.
Ristrutturazione dell’architetto Paola Lombardi.
Servizio di Walter Pagliero. Foto di Marina Papa.

A sinistra, un angolo del soggiorno dominato da un grande quadro. Sopra, l’angolo della libreria. A destra, quel che si vede dalle finestre del soggiorno: il parco secolare di Villa Ada.

Questo interno, ristrutturato dall’architetto Paola Lombardi di Milano, per quanto riguarda l’arredo ha visto l’intervento del padrone di casa, che si è rivelato di forte personalità. Dopo aver demolito molte pareti per creare spazi aperti, ha fatto dipingere tutto di bianco in modo da permettere alla luce di riflettersi e moltiplicarsi. Essendo al primo piano era importante dare luminosità all’interno lasciando lo spazio il più vuoto possibile e attrezzandolo con mobili minimalisti bianchi o in legno chiaro come il pavimento. L’effetto è risultato psicologicamente rilassante ed ha finito col dare molto rilievo alle opere d’arte, soprattutto ai quadri iperrealisti di Massimo Catalani, che con la loro forte presenza caratterizzano tutto l’ambiente, come i pomodori in salotto e il primo piano di piedi in camera da letto. Ma s’inseriscono bene anche gli oggetti di famiglia (come la pelle di zebra o le statue di arte africana) e quelli comprati dal padrone di casa durante i suoi viaggi. Essendo l’appartamento di un uomo di spettacolo, spesso viene utilizzato per cene con molti invitati, come si usa a Roma dai tempi della felliniana dolce vita. Per tale esigenza vi è un tavolo lungo cinque metri, proveniente da una fabbrica dismessa, con ventidue sedie pieghevoli per cene molto allegre. L’illuminazione serale è affidata a tante lampadine a bassa tensione, dalla luce molto bianca, che pendono dai fili tesi tra le pareti: se accese tutte insieme danno una luce simile a quella solare. Di giorno invece domina la luce verdina che filtra dagli alberi del parco di Villa Ada.

L’aria che si respira in questa casa è di grande libertà, con un pizzico di provvisorietà che non guasta, dove i singoli elementi si esprimono completamente (il quadro iperrealista ma anche il divano o la pelle di zebra) senza dover rientrare in un preordinato disegno complessivo. I dipinti sono particolarmente scioccanti, ma si fanno amare, e con la loro forte presenza tolgono la casa da un pericoloso buon gusto già visto.

ll padrone di casa dice a proposito delle esigenze che sono alla base di questa ristrutturazione: “Essendo al primo piano, desideravo prima di tutto dare luce all’interno, per inserirvi nel modo più solare un ambiente minimalista ed estremamente funzionale che desse a me l’atmosfera idonea a un relax completo e ai miei quadri un ruolo da protagonisti. Di aggiunto vi sono solo alcuni ricordi, come la pelle di zebra appartenuta a mio nonno paterno che aveva vissuto molti anni in Congo, alcune sculture africane della sua collezione e naturalmente i miei quadri. Vivendo la casa di persona, si sente molto la presenza delle piccole statue africane e di quelle portate dai miei viaggi come ad esempio il terrificante drago indonesiano. Questo soggiorno s’inserisce, con una certa esuberanza intemperante, nel filone minimalista che sta omologando il mondo occidentale. Non è un segno di superiorità di una civiltà sulle altre, è solo il sintomo di una “tabula rasa” delle ideologie e dei sistemi di riferimento forti. In mancanza di essi ci si sente più liberi e si liberano tutti gli angoli del proprio io, anche quelli meno consci. È così che prendono corpo, quasi come nuovi feticci, immagini ingrandite del cibo e del corpo, in un trionfo della fisiologia finalmente liberata dalle pastoie delle gabbie comportamentali.

Nella foto grande: un angolo della casa dove prevale il gusto del collezionista eclettico, che sceglie opere di varie epoche e varie tendenze legate solo dalla sensibilità di chi le ha scelte. Il pezzo più importante, anche come documento storico, è quello astratto a forma di T che risale al periodo dell’avanguardia russa.

 

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