IN SARDEGNA, il riposo del pittore

Tratto da:
La camera da letto N°3
In Sardegna – il riposo del pittore
 

Sul soppalco di uno studio d’artista, un grande letto biancheggia, rivestito da una coperta in cotone da corredo, trovata in un vecchio baule, e, illuminato dalla luce violenta proveniente da un’apertura nel soffitto, risalta sul legno scuro del pavimento e sulla tinta rosata del muro in pietra.

Lo studio dell’artista, con il soppalco. Lo specchio dell’armadio posto ad angolo, serve per rispecchiarvi il dipinto in fase di realizzazione e analizzarne i dettagli con un’ottica differente. La zona letto ricavata sul soppalco

Uno studio speciale quello di Giuseppe Carta, come la sua pittura. Il riaffondare le proprie radici nella terra che gli ha dato i natali, ha conferito nuova forza e autentica ispirazione alla sua vena artistica. Dopo un lungo periodo trascorso in “continente”, è ritornato nel suo magico, Mejlogu a ritrovare i colori e le luci della sua terra e a riscoprirne, con nuovi occhi, i veri eterni valori. Un angolo di Sardegna, il paese di Banari, rimasto ancora miracolosamente autentico con le sue pietre, i rumori della campagna, con i sapori immutati da quando Carta era bambino. Una realtà che diventerà sempre più rara, da conservare gelosamente e da valorizzare, patrimonio unico e prezioso, come preziosa e unica è la propria storia. Una costruzione in rovina al centro del paese, un edificio duecentesco, che nessuno voleva, tanto precarie risultavano le sue condizioni, ha tratto la sua attenzione. Per quel poco che si poteva vedere, doveva essere stato, secoli addietro, nel momento di suo massimo splendore un palazzetto signorile, forse dimora di qualche nobile spagnolo. Il far rivivere, anzi rinascere una cosa bella di un tempo, destinata a languire nell’abbandono, per poi perire miseramente, gli sembrava una missione degna dei suoi sforzi. Lì tra le altre stanze si sarebbe creato il suo antro di pietra, la fucina dove, in solitudine creare le sue opere. Legno di quercia scurito dagli anni e dal fumo dei camini, fortunosamente recuperato, salvandolo da radicali, violente ristrutturazioni operate nelle zone turistiche, pietre di fiume, vecchi mobili di campagna, candidi tessuti di antichi corredi di famiglia, sono gli ingredienti che, con tanta passione, ha ritrovato per ottenere il risultato finale. L’atmosfera creata è congeniale alla concentrazione necessaria per lavorare tante ore alle sue tele dove i soggetti, le zucche, le cipolle rosse di Banari, ma anche i lucenti cristalli veneziani appaiono in tutti i più minuti particolari, diventando irreali, nella loro descrizione realistica portata all’estremo.

Una vista dell’ingresso La parte inferiore del grande studio dove vengono realizzati i preziosi dipinti Il bagno con mosaico in ceramica di Carmela Foddai

Il soppalco, poggiato alla muratura di pietra su rozze travi di legno, protetto dalla falda spiovente del tetto, sembra creato dalla natura stessa, come un nido su un albero. Lì, stendendosi sul grande, basso letto, che profuma di bucato, si rifugia Giuseppe Carta, per un giusto riposo, stremato da ore di intenso lavoro, obbediente alle scadenze improrogabili dettate dalle sue frequenti mostre in Italia e all’estero. Ritmi cittadini di cui, nonostante la nuova, felice scelta abitativa, non è riuscito ancora a liberarsi. Posati sul cavalletto o per terra lungo le pareti, si ammucchiano i preziosi dipinti che, valorizzati da luci sapienti, appaiono alla ribalta come misteriosi attori di un teatro di poesia d’avanguardia.

Come inserire nella propria casa quadri con pittura figurativa, moderni, di “un realismo quasi inquietante” come quelli di Giuseppe Carta, o trasfusi di vaghe impressioni poetiche come quelli di scuola ottocentesca? Premesso che un’opera d’arte è valida e apprezzabile indipendentemente dal contesto in cui è posta, è consigliabile non disturbarne “l’ascolto” con oggetti dai disegni e dai colori troppo rumorosi, almeno nelle immediate vicinanze. Nello scegliere i tessuti d’arredo e le tappezzerie, è consigliabile optare per le tinte unite, e, se è possibile, in gradazione con una delle tonalità esistenti nella tavolozza del dipinto.

Studio del pittore Giuseppe Carta a Banari (SS).
Servizio di Maria Luisa Bonivento.
Foto di Tiziano Canu.
Art direction M.L.B.

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