In esclusiva per i lettori del camino: il fuoco di Marenco

Questo schizzo di camino è stato eseguito da Mario Marenco a matita su un foglio di carta per appunti durante l’intervista da lui rilasciata all’interno della DI BAIO EDITORE a Milano. Richiesto di dire qual è la sua interpretazione del fuoco, ha tergiversato per poi concludere che il fuoco più importante è quello che ciascuno ha dentro di sé.

Quello di Mario Marenco è un fuoco creativo del tutto interiore, che si è concretato nel tempo in due filoni distinti: i suoi progetti di architetto e i suoi personaggi radiofonici pensati e recitati da lui stesso nella trasmissione “Alto Gradimento” di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni durante gli anni della contestazione.“Quando alla fine degli anni ‘50 risiedevo a Stoccolma, abitavo in una casa che non aveva il riscaldamento centrale, ma stufe cilindriche di ceramica, staccate dal muro, che in un clima così rigido emanavano un calore piacevolissimo. Il guaio era che di notte finiva la combustione e ci si doveva raggomitolare per sopravvivere. Per fortuna c’erano le ragazze bionde a dare conforto, quindi ne ho un ricordo molto gradevole. Sempre a Stoccolma l’ufficio dove lavoravo, che faceva progetti per scuole e comunità, mi diede l’incarico di progettare un grande camino per la zona ospiti di un ippodromo. Questo grande camino volevo metterlo su un piano inclinato ma dava dei problemi, poi ho pensato ai mattoni ma non erano in sintonia col resto dell’ippodromo, insomma dopo due mesi ero anco lì a lottare con questa idea di camino che non voleva partorire. Non combinavo niente ma mi divertivo molto. Alla fine, per non farmi rimanere bloccato fino a Natale, venne approvata una cosa tutta bianca che, se andate al ristorante dell’ippodromo di Sulval a Stoccolma, potete ancora vedere. Quando ho progettato una villa all’Olgiata, vi ho messo un camino come elemento separatore tra soggiorno e pranzo. Con un amico pittore avevamo pensato a una costruzione monumentale, tutta in mattoni come il monumento di Mies van der Rohe a Rosa Luxemburg, ma quando il committente vide questa cosa rozza e brutale, molto espressionista, fu irremovibile nel non volerla nel suo salotto. Allora l’ho sostituita con una specie di parete bianca attraversata da due fessure verticali, una cosa semplice che piacque subito. Dopodiché sono tornato a costruire per gli svedesi, in questo caso dei magnati dell’acciaio, e nelle loro case ho messo dei camini molto lineari e funzionali, adatti agli interni scandinavi. Ma la mia vecchia idea di fare un grande camino molto disegnato, magari tutto in mattoni, deve ancora trovare un sensibile estimatore. Il camino per me rimane un tema in progresso, come avviene del resto anche per le altre cose.”

 

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