IMPREVEDIBILE COSMOPOLITA LIBERA DI MENTE


La casa bolognese di un uomo d’affari che ha vissuto a New York, in Cina e in Giappone.

Progetto di Elisabetta Tavoni, architetto
Servizio di Camilla Belletti, architetto
Intervista di Walter Pagliero
Foto Sarah Angel Bezzecchi

Nel centro storico di Bologna un palazzo d’inizio ‘600 aveva un ampio sottotetto dove in un recente passato è stata ricavata una zona abitativa. Dopo quell’intervento l’architetto Elisabetta Tavoni ha eseguito una seconda ristrutturazione, commissionata da un cliente bolognese che si è affezionato sia ai sofisticati interni eclettici newyorkesi, sia all’Oriente più rilassato e casual.

Nel soggiorno vi è un angolo “giapponese” per il tè.

Scaffalature, Ikea.
Il pavimento è in Doussié Africa trattato con vernice avorio.
Il lucernario è un Velux con vetro bombato.
I cuscini sono rivestiti con sahari indiani di seta ricamata.
Il tavolo è in realtà un letto cinese per fumatori d’oppio che risale all’800.

Qual è la provenienza culturale del padrone di casa?
Il cliente è un uomo d’affari che avendo aperto delle filiali all’estero, ha vissuto per anni a New York, in Giappone e in Cina, assorbendone lo stile di vita.
Il ricordo di queste culture ha molto influenzato l’arredo di questa sua casa bolognese, anche se non ha voluto una ricostruzione puntuale di nessuna di esse.

QUALITÀ DELL’INTERVENTO
Centralità del progetto: l’estrema disponibilità verso i desideri e la sensibilità del cliente.
Innovazione: la costruzione artigianale della cucina fatta con l’aiuto di un falegname e di un piastrellista.
Uso dei materiali: per il soffitto della cucina si sono volute salvare le tavelle originali in laterocemento sostenute da travetti di ferro, dipingendo il tutto di bianco.
Nuove tecnologie: essendo l’edificio vincolato, non si sono potuti eseguire interventi invasivi.

Il soggiorno è valorizzato dalla parete “calda” in cotto del ‘600.

Il Pinocchio senza vestiti in primo piano è un giocattolo in legno degli anni ‘30.
Il divano dorato del salotto è un pezzo di antiquariato bolognese.
I kilim sono di origine nord africana.
Le due altalene sono state costruite personalmente dal padrone di casa.
Nell’angolo, un sedile in pelle appartenuto a un’auto d’epoca.

Il soppalco è stato costruito col sistema tradizionale di travi e tavelle in legno.
Per volontà del cliente tutto è disposto in modo “casual”, libri e bicicletta compresi.

Il cliente pranza sul tavolo basso alla giapponese?
Quello che si vede in soggiorno è un letto da fumatore d’oppio dell’800, leggermente ribassato. Lo abbiamo trovato in un negozio di arredi giapponesi a Bologna. Non è pensato per il pranzo (che si trova accanto allacucina), ma per prendere il caffè o il tè.

La cucina, a differenza del soggiorno, è di “design occidentale”?
Non è industrial design come sembra, perché è stata fatta interamente in opera con l’aiuto di un falegname e di un piastrellista. Non è stato facile, in quanto le piastrelle, che hanno una misura standard, dovevano combaciare perfettamente con la struttura.

La cappa invece è solo verniciata?
Mi piaceva l’idea di una cappa molto grande che “reggesse” e bilanciasse la dimensione della cucina.

Le antiche travi in legno scuro ritmano
gli spazi ed evidenziano il passato.

L’incannucciato dietro al letto ha un ruolo sia di testiera, sia di paravento per nascondere alla vista una grande
vasca da bagno retrostante.
La lunga fila di sgabelli cinesi reggono una collezione di stele buddhiste in legno policromo.

Un suggestivo antibagno con lavabo che sfrutta l’effetto scenografico di un faro che dall’alto illumina una testa di Buddha inserita nella parete.

ELISABETTA TAVONI, architetto
Nasce a Bologna e si laurea in Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze.
Dal 1998 al 2002 lavora presso lo studio Terra e Gavina di Bologna occupandosi di ristrutturazioni di residenze e di restauri di immobili ecclesiastici tra i quali, a Bologna: la Chiesa Cattedrale Metropolitana di San Pietro, il Santuario di Santa Maria della Vita, il Cenobio di San Vittore.
Dal 2002 si dedica alla libera professione e si occupa
principalmente di progettazione di residenze private e di immobili commerciali sia in Italia sia all’estero, come la ristrutturazione di un complesso abitativo nelle Antille olandesi o la progettazione di un ristorante a Londra, progetti in cui si evidenzia l’elevata cura dei dettagli.
Nel 2004 ha vinto un bando di gara per la predisposizione del progetto definitivo ed esecutivo di un nuovo edificio scolastico per la prima infanzia a Sant’Agata Bolognese.

La cucina ha un grande e originale contenitore a cassetti
costruito inchiodando tra loro ben ventiquattro scarpiere.

La grande cappa bianca in cartongesso aspira sia in alto che in basso. Aspiratore, Faber; elementi a incasso, Tematic, fuochi e griglia, Gaggenau; lampadario, “Canned Light” di Ingo Maurer.

Lavabo da appoggio, Agape.
Rubinetto a canna, Ritmonio.
Trattamento delle pareti in malta cementizia.
Il grande ritratto fotografico di Totò risale agli anni ‘30. Il ripiano è in legno antico.

L’ho realizzata in cartongesso con una doppia aspirazione, una in alto e una in basso, molto efficiente.
Tutto questo bianco è bilanciato dal muro in mattoni a vista che appartiene alla struttura del palazzo risalente al XVII secolo, e dal pavimento in Doussié Africa messo durante la precedente ristrutturazione.
Nella zona pranzo non l’ho lasciato nella tinta originale, ma ho preferito farlo levigare e verniciare in un color miele molto chiaro.
La parete che chiude la cucina è stata attrezzata utilizzando un elemento base molto economico, una scarpiera dell’Ikea, ripetuta ventiquattro volte in modo da diventare un contenitore molto parcellizzato per gli oggetti d’uso della cucina. Le singole scarpiere, semplicemente inchiodate al muro da cui sporgono, formano un blocco unico omogeneo.
Nell’arredamento del soggiorno, al contrario, si sente una commistione di culture molto più complessa e composita.
Siamo andati in vari negozi di modernariato, arredamento orientale e antiquariato dove il cliente ha scelto alcuni pezzi come il divano in legno dorato o il sedile in pelle di un’auto d’epoca. Poi ha completato lui stesso coprendo il pavimento con vari kilim.
Gli oggetti adesso esposti sono sempre un’iniziativa del cliente.

 

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