Il villaggio Eni, l’anti-Cortina

Enrico Mattei, presidente dell’Eni, dopo la sua tragica fine è diventato un mito storico. La sua morte drammatica, avvenuta sull’aereo aziendale mentre combatteva le potentissime Sette Sorelle multinazionali del petrolio, ha riportato alla mente l’impari lotta di Davide contro Golia, in una versione dove alla fine il più debole muore. Ma non fu l’unica sua battaglia etica: è stata una nobile contesa anche la costruzione di un villaggio aziendale, integrato nella natura, in una zona come quella di Cortina d’Ampezzo, dove stava per esplodere la domanda indiscriminata di seconde case di lusso: uno scontro vinto finché era in vita, ma perso subito dopo la sua morte. Il Napoleone della petrol-finanza italiana aveva trovato nella stessa Cortina un alleato formidabile, Edoardo Gellner, architetto istriano che del rapporto armonico tra architettura e natura aveva fatto il fine ultimo della sua professione.
In uno scenario di grande bellezza come l’Ampezzano, Gellner ha cercato di trovare nella modernità gli strumenti sia concettuali che linguistici per inserire l’uomo e la tecnologia di oggi nel paesaggio alpino come si era storicamente configurato.
È stato uno dei primi a rifiutare la tradizione delle boiserie e dei mobili goticheggianti (che nell’Ampezzano imperava sia nelle case dei contadini, sia in quelle dell’élite delle seconde case), per sostituirla con una versione, adattata al paesaggio, delle architetture e del design degli anni ‘50, che erano legittimamente i suoi anni.Per quanto riguarda l’architettura, la prima preoccupazione è stata di costruire su scala paesaggistica e non casa per casa, per ottenere un insieme che non prevalesse sulla natura e sullo spirito del luogo. Senza volersi mimetizzare, ha inserito tra gli alberi strutture abitative orizzontali e asimmetriche con tetti a una falda e muri in parte intonacati e in parte con pietra a vista. Forme e materiali che legavano perfettamente con l’ambiente, ma che nello stesso tempo mantenevano una propria individualità architettonica.
Per quanto riguarda gli interni, le scelte sono state coerenti con l’architettura: forme contemporanee (quindi anni ‘50) e materiali in sintoniacon i tempi e la natura circostante. Quanto al linguaggio formale scelto da Gellner (che ha disegnato tutto, anche le tazzine per il tè) lo si può definire un razionalista con ricordi di neoplasticismo (i piani s’intersecano in modo ortogonale).

Nella foto: Il soggiorno occupa gran parte del primo piano ed è in puro stile anni ‘50 con mobili disegnati dall’arch. Gellner religiosamente conservati dall’attuale proprietario.CENTRALITÀ DEL PROGETTO: CONSERVARE LA MODERNITÀ, ADATTANDOLA ALLO SPIRITO DELLE MONTAGNE DOLOMITICHE.
INNOVAZIONE: RINUNCIARE ALLE BOISERIE E AI MOBILI “GOTICI” PER UN DESIGN ISPIRATO ALLO STILE SVEDESE DI QUEGLI ANNI.
LE VILLE VENIVANO CONSEGNATE COMPLETE DI BIANCHERIA E SUPPELLETTILI.
USO DEI MATERIALI: IL LEGNO TEAK PER I MOBILI SOTTILI E RESISTENTI.
NUOVE TECNOLOGIE: UTILIZZO STRUTTURALE DEL FERRO E DEL CEMENTO.
La differenza con i tipici interni cortinesi risultava eclatante: era un’affermazione d’indipendenza dell’architetto, ma anche una risposta adeguata alle esigenze dei fruitori del villaggio (i dipendenti dell’Eni), che appartenendo alla classe media avevano stili di vita diversi rispetto ai proprietari di ville della zona. Qui c’era una frequentazione di tipo aziendale, là una mondanità collaudata. Era nella logica del paternalismo aziendale che ognuno avesse quello a cui era abituato: per i salariati i mobili moderni fatti in serie, per l’alta borghesia i mobili antichi (o eseguiti artigianalmente) con boiserie riprese dai  castelli aristocratici. In tal senso il villaggio Eni si poteva considerare a tutti gli effetti un corpo a sé, ed essendo nell’Ampezzano, un’anti-Cortina.ALL’INIZIO DEGLI ANNI ?50 DUE IMPORTANTI PROTAGONISTI DEL LORO TEMPO S’INCONTRARONO A CORTINA PER REALIZZARE UN PROGETTO CHE LI INTERESSAVA ENTRAMBI: UN VILLAGGIO MODELLO PER LE VACANZE DEI DIPENDENTI ENI CHE FOSSE UN CENTRO AUTOSUFFICIENTE CON NEGOZI, UFFICIO POSTALE, LUOGHI DI RITROVO E CHIESA. SI TRATTAVA DEL PATRON DELL’ENI, ENRICO MATTEI (A SINISTRA NELLA FOTO), DEFINITO DA UN GIORNALE TEDESCO “IL ROMANO PIÙ POTENTE DOPO AUGUSTO”, E UN AUTOREVOLE ARCHITETTO NATO IN ISTRIA E LAUREATO AVIENNA, EDOARDO GELLNER, CHE QUALCUNO AVEVA SOPRANNOMINATO “IL DINOSAURO” PER LA FORZA E LA DETERMINAZIONE CON CUI REALIZZAVA I SUOI PROGETTI. IL TEMA ERA INTERESSANTE: MOSTRARE COME SI POTESSE COSTRUIRE UN VILLAGGIO IN MONTAGNA SENZA  RINUNCIARE ALLA MODERNITÀ E SENZA STRAVOLGERE QUEL CHE VIENE CONSIDERATO UNO DEI PIÙ BEI PAESAGGI DELMONDO.
SORSE COSÌ TRA I BOSCHI, A POCHI CHILOMETRI DALLA MONDANITÀ, UN PICCOLO PAESE CHE PER IL SUO SPIRITO E IL SUO STILE ERA DECISAMENTE AGLI ANTIPODI: I DUE MONDI ERANO TALMENTE DIVERSI CHE SI IGNORARONO TOTALMENTE. MAMATTEI NON ERA ETERNO. ALLA SUA MORTE IL VILLAGGIO INIZIÒ A LANGUIRE, FINO A QUANDO NEL 2004 IL PRESIDENTE DI UNA IMMOBILIARE SARDA DECISE DI OCCUPARSENE RILANCIANDOLO SUL MERCATO DEL LUSSO, PERCHÉ DOPO 50 ANNI QUESTE CASE ERANO DIVENTATE D’EPOCA, QUINDI GIUSTE PER GLI SNOB DI CORTINA. E FU COSÌ CHE, COL TEMPO, CORTINA HA VINTO.

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