Il tema dell’armonia col Creato


TESTIMONIANZE LE CHIESE FOTOVOLTAICHE

Tecnologia e rispetto della natura: i due termini che apparivano in contraddizione trovano oggi un nuovo equilibrio. All’orientamento che pone le chiese in relazione col cosmo, si aggiunge la possibilità di impianti per il risparmio energetico. S.E. Mons. Felice di Molfetta illustra l’approccio seguito nella sua Diocesi.

“Ritengo che l’uso delle tecniche più aggiornate per la realizzazione di luoghi di culto sia in linea di continuità con la storia degli edifici ecclesiastici.
Questi infatti recano la firma del tempo e dello spazio in cui sorgono e si mantengono radicati, proprio come avveniva per le costruzioni medioevali, nel sito e nella cultura, ma anche nel contesto della natura: nella terra, nel sole, nell’ambiente…".

S.E. Mons. Felice di Molfetta,

S.E. Mons. Felice di Molfetta

Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, è anche Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI e guarda alla realizzazione e alla conservazione degli edifici della Chiesa nella loro vasta complessità.

Gli edifici hanno non solo un contenuto di carattere tecnico, ma anche simbolico: aspetti questi che possono apparire distanti o lontani, e che invece proprio nell’edificio-chiesa si coniugano efficacemente per offrire quel servizio di grande significato, che gli è proprio.
Le chiese storiche erano orientate e in questo si verificava il rapporto tra edificio e cosmo…
Un rapporto che va recuperato anche per le nuove strutture.
L’edificio non è frutto soltanto di una realtà materiale, ma deve anche essere innervato dalla valenza simbolica.
La chiesa, nella sua qualità evocativa di segno, è chiamata a generare e provocare un’esperienza di luminosità,
di bellezza che trascende la pura spazialità.
La dimensione simbolica, così evidente nelle architetture medioevali, oggi va riproposta: si pensi al sole che sorge e che illumina l’assemblea orante, attraverso il gioco dei rosoni o delle monofore.

L’energia fotovoltaica diventa quindi anche metafora di questo rapporto tra edificio e creato?
Sotto vari aspetti i pannelli fotovoltaici permettono all’edificio chiesa di ritrovare, con un linguaggio e una tecnica dei nostri giorni, quel rapporto cosmico che le è proprio. Mi sono fatto portavoce di questa tecnologia nella mia Diocesi dove abbiamo realizzato installazioni nell’episcopio, nel Seminario, nel Duomo di Cerignola e in alcune chiese di nuova costruzione: San Leonardo Abate (Cerignola), Beata Vergine Maria del Buon Consiglio (Cerignola), San Trifone Martire
(Cerignola), Concattedrale (Ascoli Satriano), Istituto "Pompei" (Ascoli Satriano), Beata Vergine Maria di Lourdes (Orta Nova), Istituto "San Tarcisio" (Orta Nova), San Giuseppe (Carapelle) e altre. Desidero che nella Diocesi si operi secondo una linea di rispetto verso la natura e di equilibrio tra costruito e ambiente naturale.

Nelle foto, l’impianto fotovoltaico sulla copertura del Duomo di Cerignola, realizzato da G.O.th.E.,
azienda che si occupa anche della gestione e della manutenzione.

Quali i limiti di queste tecnologie?
Richiedono attenzione e competenza.
È fondamentale che i parroci siano affiancati da tecnici che non si limitino a installare l’impianto, ma garantiscano di manutenerlo nel tempo. Altrettanto importante che tali apparati siano inseriti con sommo rispetto per l’esistente: essi non devono deturpare le architetture storiche, ma rispettarne appieno la dignità. Per quel che riguarda i nuovi progetti, sono convinto che essi debbano essere realizzati non da un singolo specialista, ma da un team: dal teologo e liturgista ai diversi tecnici.
Solo in tal modo si può garantire che le chiese siano belle, eloquenti sul piano simbolico, ma anche corrette sul piano acustico, efficienti sul piano del consumo energetico: capaci di evocare lo splendore che è proprio della chiesa.
Da alcuni anni la Chiesa che è in Italia celebra a settembre la giornata del Creato. Gli edifici ecclesiastici vanno concepiti in linea con questa attenzione: la loro architettura deve rispettare il codice della natura e in questo essi possono, nel prendere il meglio delle tecniche contemporanee, essere come un libro che permette di leggere il sublime.

 

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