Il Soprintendente: un’architettura viva

SANTUARIO DI LANCIANO

L’impegno di fronte al quale ci pone l’intraprendere un restauro è quello della ricerca filologica dei brani originari e delle trasformazioni dovute ai mutamenti della storia e dell’estetica fino al raggiungimento di un risultato coerente che rende leggibile quanto messo in luce. Dobbiamo ringraziare per questo importante risultato ottenuto, lo staff di studio e progettazione coordinato dall’arch. Paolo Bedogni progettista esperto nel campo del restauro e dell’adeguamento dei luoghi liturgici, oltre che l’architetto Vittorio Renzetti, dirigente del settore Urbanistica e Centro Storico del Comune di Lanciano condirettore dei lavori ed i funzionari delle Soprintendenze ai B.A.A.A.S. (D.ssa Giovanna Di Matteo) e ai Beni Archeologici d’Abruzzo (Dr. Andrea Staffa) che hanno seguito i lavori, con compiti di alta sorveglianza e di direzione scientifica, fornendo un importantissimo contributo di conoscenza e competenza. Questo grande impegno comune è stato reso ancora più significativo dall’Accordo di Programma tra l’Ente Provincia d’Abruzzo dei frati Minori Conventuali – cui è affidata la custodia del Santuario – ed il Comune di Lanciano, che ha reso possibile il completa-mento del recupero architettonico ed urbanistico di questo settore della città che comprende oltre al complesso Monumentale del Miracolo Eucaristico-Chiesa di S. Francesco anche spazi e proprietà comunali importantissimi quali la Sala degli affreschi di S. Legonziano, la piazza del Plebiscito ed il ponte di Diocleziano; un percorso archeologico sotterraneo collega infatti il ponte con San Legonziano e la chiesa del Miracolo Eucaristico consentendo la visita e la “riscoperta” delle complesse stratificazioni storiche compresenti (dai resti dell’abitato databili fra il X ed il II sec. a.C., all’impianto abitativo di tarda età repubblicana – età imperiale I a.C. – III d.C., alle fasi Tardoantiche e Bizantine, all’impianto originario del Santuario del Miracolo dell’VIII secolo, a quello del Santuario Benedettino secc. XI-XIII, ed infine alle fasi connesse al primitivo insediamento Francescano). Questo “itinerario” attraverso la storia anche religiosa del complesso, è stato attentamente studiato e brillantemente risolto, collegando questa “cripta archeologica”- come è stata efficacemente definita – al soprastante santuario.

E’ da ricordare come il ciclo di pitture murali di epoca rinascimentale (1515) dedicato ai “fenomena” che precedono l’Apocalisse, fosse risultato interessato da un importante fenomeno di umidità di risalita, con marcate variazioni stagionali che rischiava di vanificare l’attento lavoro di restauro effettuato: è seguito uno studio delle variazioni di umidità necessario alla definizione di corrette regole d’uso degli ambienti in relazione a problemi di conservazione, cui si sono aggiunti ulteriori indagini e provvedimenti di isolamento dall’umidità – anche relativi ad altre zone – curati dall’arch. Bedogni che hanno consentito la soluzione del difficile problema. Certamente la parte più significativa dell’intervento riguarda le problematiche connesse da un lato all’opera di risanamento conservativo e di valorizzazione delle differenti fasi storiche presenti nel monumento in modo da consentirne la lettura, e dall’altro di adeguamento coerente con le disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II: certamente il punto nodale è come intervenire in edifici religiosi senza stravolgerne l’architettura e a mio giudizio l’architetto Bedogni ha raggiunto pienamente questo obiettivo. Voglio sottolineare alcuni momenti che ritengo particolarmente significativi:

1) Lo studio estremamente attento delle superfici ottenuto mediante indagini e saggi stratigrafici, in particolare degli intonaci, sia come composizione che come trattamento finale ( vedi ad esempio il chiostro modificato con tinteggiature recenti), delle superfici a mattoni per cui sono state effettuate le “lissature” con effetti di trasparenza che consentono di leggere la trama laterizia sottostante; trattamenti estremamente attenti e “colti”.

2) Anche nella chiesa sono stati eseguiti studi cromatici e saggi stratigrafici necessari alla comprensione dello stato di degrado di superfici e strutture, oltre che delle stratificazioni presenti sull’originale configurazione barocca succedutesi nell’ 800 e ‘900. La scelta è stata quella del recupero dell’intervento originario con un restauro critico, eliminando le parti figurative nelle riquadrature intermedie nelle volte (le parti abrase sono state “ricucite” con una velatura spugnata) e di ridare più corretti cromatismi sia ai risalti architettonici ( trabeazioni, capitelli, cornici, ecc.) che agli altari in stucco.
E’ stata studiata e realizzata una pavimentazione che sostituisce quella realizzata recentemente in marmo di Trani e che molto più correttamente si inserisce nel contesto architettonico; è stata rimossa la balaustra novecentesca in marmo bianco e rosso che separava la navata dalla zona presbiteriale. Il percorso di visita al Miracolo Eucaristico, risulta evidenziato cromaticamente nelle pavimentazioni rispetto alla zona più sacra dedicata alle celebrazioni liturgiche. E’ stata anche modificata la posizione dell’altare monumentale del Sergiacomo, ottenendo un più equilibrato rapporto tra gli elementi in gioco oltre che migliorando la visibilità del Miracolo Eucaristico al pubblico dei fedeli. E’ da sottolineare il coraggio con cui è stato aggiunto l’elemento a “velario” in maglia di acciaio che si pone come prezioso diaframma tra l’aula ed il Miracolo Eucaristico ottenendo la progressiva scoperta di quest’ ultimo al di là del luogo della celebrazione.

3) Nella zona della sagrestia al restauro filologico della parete adiacente la chiesa, con le grandi arcate originali fa da contrappunto, un inserimento dichiaratamente “moderno”, con la realizzazione di un livello intermedio che consente di “disegnare” l’inserimento dei confessionali e di altri elementi, riconducendoli ad una unitarietà compositiva, ad una più interessante ed appropriata scala di intervento. La cosiddetta Sala della Riconciliazione, ex Cappella del Rosario, era stata divisa nel tempo in una serie di piccoli ambienti disposti su due piani, perdendo totalmente la sua configurazione spaziale. Una volta eliminate le murature aggiunte, la riscoperta dei volumi originali esaltava le suggestioni dell’antica parete ad arcate cieche, retrostanti il fianco sinistro della Chiesa. L’intera aula è
dedicata idealmente alla penitenza ed alla riconciliazione con il Divino. A sottolineare tale intenzione l’illuminazione mantiene toni soffusi e meditativi. La asimmetria determinata dalla creazione dell’area dedicata alle confessioni non fa che dichiarare la separazione tra inserimento di elemento nuovo e conservazione di una porzione antica sulla destra. Sullo stesso asse si apre in alto, al di sopra del lettorino una piccola porta a vetri che immette in un sacello, ove per molto tempo erano state conservate le Reliquie del Miracolo Eucaristico. Oggi, in memoria di quell’utilizzo, il piccolo ambiente custodisce l’antica teca in ferro battuto, posta su una semplice base in pietra in modo tale che essa sia visibile dalla Sala della Riconciliazione; essa pertanto si pone quale polo attrattivo della concentrazione mistica alla quale richiama tutta la Cappella.
4) Al piano inferiore, come ricordato precedentemente, si trovano le testimonianze degli insediamenti medievali e rinascimentali che ci accompagnano in un viaggio a ritroso attraverso le varie stratificazioni, ingenerate dal vario sentire religioso nel tempo…

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LANCIANO – MIRACOLO EUCARISTICO 2002

Gli interventi di restauro e valorizzazione del Complesso Monumentale del MIRACOLO EUCARISTICO, finanziato nell’ambito degli interventi previsti per la celebrazione del Grande Giubileo del 2000 in località fuori del Lazio, sono stati completati come previsto nell’ambizioso progetto a suo tempo approvato dalle Soprintendenze Regionali. E’ di estremo interesse il percorso metodologico seguito che si basa, naturalmente, su un’approfondita conoscenza del monumento attraverso rilievi studi ed indagini dirette condotte con estremo rigore, che si sono approfonditi durante il corso dei lavori, data l’estrema complessità delle numerose fasi costituenti la storia del monumento; di questo “percorso” che progressivamente si andava specificando in ogni sua parte, si è giustamente voluto dare una testimonianza mediante dei veri e propri “rapporti informativi” sull’andamento dei lavori, rivolti all’opinione pubblica, aventi anche un importante contenuto di carattere scientifico e, appunto, metodologico in quanto rendono evidente la coerenza tra gli studi ed il progetto preliminare e le soluzioni progettuali adottate e realizzate. Per la costruzione di un grande Santuario era necessario l’apporto di una molteplicità di professionalità, le quali intervenendo organicamente sulla costruzione di porzioni diverse contribuivano alla realizzazione di un progetto unitario. Il restauro si realizza con un intervento dello stesso tipo, con il concorso di professionalità specifiche su progetto unico, ma il procedimento è generalmente inverso presupponendo operazioni di “scopertura” per la comprensione migliore delle stesure originarie. L’impegno di fronte al quale ci pone l’intraprendere un restauro è quello della ricerca filologica dei brani originari e delle trasformazioni dovute ai mutamenti della storia e dell’estetica fino al raggiungimento di un risultato coerente che rende leggibile quanto messo in luce. Dobbiamo ringraziare per questo importante risultato ottenuto, lo staff di studio e progettazione coordinato dall’arch. Paolo Bedogni progettista esperto nel campo del restauro e dell’adeguamento dei luoghi liturgici, oltre che l’architetto Vittorio Renzetti, dirigente del settore Urbanistica e Centro Storico del Comune di Lanciano condirettore dei lavori ed i funzionari delle Soprintendenze ai B.A.A.A.S. e ai Beni Archeologici d’Abruzzo che hanno seguito i lavori, con compiti di alta sorveglianza e di direzione scientifica, fornendo un importantissimo contributo di conoscenza e competenza. Questo grande impegno comune è stato reso ancora più significativo dall’Accordo di Programma tra l’Ente Provincia d’Abruzzo dei frati Minori Conventuali – cui è affidata la custodia del Santuario – ed il Comune di Lanciano, che ha reso possibile il completamento del recupero architettonico ed urbanistico di questo settore della città che comprende oltre al complesso Monumentale del Miracolo Eucaristico-Chiesa di S Francesco anche spazi e proprietà comunali importantissimi quali la Sala degli affreschi di S. Legonziano, la piazza del Plebiscito ed il ponte di Diocleziano; un percorso archeologico sotterraneo collega infatti il ponte con San Legonziano e la chiesa del Miracolo Eucaristico consentendo la visita e la “riscoperta” delle complesse stratificazioni storiche compresenti ( dai resti dell’abitato databili fra il X ed il II sec:a.C., all’impianto abitativo di tarda età repubblicana – età imperiale I a.C.-III d.C.,alle fasi Tardoantiche e Bizantine, all’impianto originario del Santuario del Miracolo dell’VIII secolo, a quello del Santuario Benedettino secc.XI-XIII, ed infine alle fasi connesse al primitivo insediamento Francescano). Questo “itinerario” attraverso la storia anche religiosa del complesso, è stato attentamente studiato e brillantemente risolto, collegando questa “cripta archeologica”- come è stata efficacemente definita – al soprastante santuario. E’ da ricordare come il ciclo di pitture murali di epoca rinascimentale (1515) dedicato ai “fenomena” che precedono l’Apocalisse, fosse risultato interessato da un importante fenomeno di umidità di risalita, con marcate variazioni stagionali che rischiava di vanificare l’attento lavoro di restauro effettuato: è seguito uno studio delle variazioni di umidità necessario alla definizione di corrette regole d’uso degli ambienti in relazione a problemi di conservazione , cui si sono aggiunti ulteriori indagini e provvedimenti di isolamento dall’umidità – anche relativi ad altre zone – curati dall’arch. Bedogni che hanno consentito la soluzione del difficile problema. Certamente la parte più significativa dell’intervento riguarda le problematiche connesse da un lato all’opera di risanamento conservativo e di valorizzazione delle differenti fasi storiche presenti nel monumento in modo da consentirne la lettura, e dall’altro di adeguamento coerente con le disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano: certamente il punto nodale è come intervenire in edifici religiosi senza stravolgerne l’architettura e a mio giudizio l’architetto Bedogni ha raggiunto pienamente questo obiettivo. A proposito dei singoli interventi, voglio sottolineare alcuni momenti che ritengo particolarmente significativi ai fini del risultato complessivo dell’opera :

 Lo studio estremamente attento delle superfici ottenuto mediante indagini e saggi stratigrafici, in particolare degli int
onaci, sia come composizione che come trattamento finale ( vedi ad esempio il chiostro modificato con tinteggiature recenti), delle superfici a mattoni per cui sono state effettuate le “lissature” con effetti di trasparenza che consentono di leggere la trama laterizia sottostante; trattamenti estremamente attenti e “colti” grazie anche alla costante presenza in cantiere della Direzione Lavori durante le fasi di intervento che ben ha guidato scrupolosi operatori.

 Anche nella chiesa sono stati eseguiti, naturalmente, studi cromatici e saggi stratigrafici necessari alla comprensione dello stato di degrado di superfici e strutture, oltre che delle stratificazioni presenti sull’originale configurazione barocca succedutesi nell’ 800 e ‘900. Questi ultimi interventi hanno portato alla sovrapposizione di uno strato di “rasatura” di preparazione alle nuove decorazioni a tempera che appesantivano la nitida immagine barocca. La scelta è stata quella del recupero dell’intervento originario con un restauro critico, eliminando le parti figurative nelle riquadrature intermedie nelle volte (le parti abrase sono state “ricucite” con una velatura spugnata) e di ridare più corretti cromatismi sia ai risalti architettonici ( trabeazioni, capitelli, cornici, paraste ecc.) che agli altari in stucco. E’ stata studiata e realizzata una nuova pavimentazione che sostituisce quella realizzata recentemente in marmo di Trani e che molto più correttamente si inserisce nel contesto architettonico; è stata rimossa la balaustra novecentesca in marmo bianco e rosso che separava la navata dalla zona presbiteriale. Il percorso di visita al Miracolo Eucaristico, risulta evidenziato cromaticamente nelle pavimentazioni rispetto alla zona più sacra dedicata alle celebrazioni liturgiche. E’ stata anche modificata la posizione dell’altare monumentale del Sergiacomo, ottenendo un più equilibrato rapporto tra gli elementi in gioco oltre che migliorando la visibilità del Miracolo Eucaristico al pubblico dei fedeli. E’ da sottolineare il coraggio con cui è stato aggiunto l’elemento a “velario” in maglia di acciaio che si pone come prezioso diaframma tra l’aula ed il Miracolo Eucaristico ottenendo la progressiva scoperta di quest’ultimo al di là del luogo della celebrazione.

 Nella zona della sagrestia al restauro filologico della parete adiacente la chiesa, con le grandi arcate originali fa da contrappunto, un inserimento dichiaratamente “moderno”, con la realizzazione di un livello intermedio che consente di “disegnare” l’inserimento dei confessionali e di altri elementi, riconducendoli ad una unitarietà compositiva, ad una più interessante ed appropriata scala di intervento. La cosiddetta Sala della Riconciliazione, ex Cappella del Rosario, era stata divisa nel tempo in una serie di piccoli ambienti disposti su due piani, perdendo totalmente la sua configurazione spaziale. Una volta eliminate le murature aggiunte, la riscoperta dei volumi originali esaltava le suggestioni dell’antica parete ad arcate cieche, retrostanti il fianco sinistro della Chiesa. Il rimanente spazio dell’aula è stato oggetto, come detto, di interventi “moderni” come la creazione di nuovi confessionali, della particolare soluzione della copertura della sala a volta, della scala e del ballatoio al di sopra dei confessionali, nonché dell’essenziale ambone. Tutti gli elementi esplicitamente “moderni” sono legati tra loro dal riferimento a concetti significanti antichi, spingendosi a volte fino a citazioni illustri, come nel caso della volta il cui azzurro, accostato al rosso, si ispira alle volte stellate delle chiese gotiche ( è da notare la particolare cura nei materiali prescelti e nelle lavorazioni, come nel caso delle porte dei confessionali, ad esempio, in cui differenti trattamenti superficiali del legno conferiscono particolare raffinatezza e qualità degli elementi “aggiunti” ; una particolare qualità e ricercatezza nei dettagli caratterizzano comunque l’intero intervento). L’intera aula è dedicata idealmente alla penitenza ed alla riconciliazione con il Divino. A sottolineare tale intenzione l’illuminazione mantiene toni soffusi e meditativi. La asimmetria determinata dalla creazione dell’area dedicata alle confessioni non fa che dichiarare la separazione tra inserimento di elemento nuovo e conservazione di una porzione antica sulla destra. Sullo stesso asse si apre in alto, al di sopra del lettorino una piccola porta a vetri che immette in un sacello, ove per molto tempo erano state conservate le reliquie del Miracolo Eucaristico. Oggi, in memoria di quell’utilizzo, il piccolo ambiente custodisce l’antica teca in ferro battuto, posta su una semplice base in pietra in modo tale che essa sia visibile dalla sala della riconciliazione; essa pertanto si pone quale polo attrattivo della concentrazione mistica alla quale richiama tutta la Cappella.

 Al piano inferiore, come ricordato precedentemente, si trovano le testimonianze degli insediamenti medievali e rinascimentali che ci accompagnano in un viaggio a ritroso attraverso le varie stratificazioni, ingenerate dal vario sentire religioso nel tempo. La monoaula benedettina è sorta in prossimità dell’antico edificio dei SS. Legonziano e Domiziano, luogo nel quale era avvenuto l’evento miracoloso dell’VIII secolo, che attualmente si trova sotto il presbiterio in corrispondenza dell’altare. Le trasformazioni subite dagli ambienti nel tempo hanno conferito alla monoaula l’aspetto di uno spazio di passaggio. Unica testimonianza della funzione di ambiente ecclesiastico è nei frammenti di affresco disseminati sui due fianchi dell’edificio. Un grande arco sulla sinistra immette nel vasto ambiente quadrangolare del cosiddetto Cappellone, che conserva un ciclo di dipinti murali risalenti, come detto all’anno 1515, data dell’insediamento in Lanciano della Arcidiocesi , staccatasi da quella di Chieti. Le scene raffigurate raccontano, secondo la tradizione apocrifa, i fenomena spaventosi che preannunziano l’Apocalisse. Il racconto si snoda lungo i due fianchi della volta con l’intento evidente di colpire la sensibilità del fedele, provocando, attraverso la suggestione, il pentimento e la conversione. Esplicativa in tal senso è la scena del battesimo degli Ebrei, dipinta a destra sopra l’arcata che separa l’ambiente dalla chiesa benedettina. I lavori di descialbo erano stati eseguiti dal Comune di Lanciano agli inizi degli anni ’90 nell’ambito dei lavori di sistemazione del complesso edilizio monumentale e della Piazza del Plebiscito. Interessantissimo è inoltre il piccolo ambiente riscoperto sotto la pavimentazione della Chiesa di S. Francesco durante i lavori di scavo.Ad esso oggi si accede dal piano inferiore sul lato destro dell’aula benedettina. Esso è citato nei documenti come ambiente buio deputato alla conservazione delle reliquie del Miracolo Eucaristico. In tale ambiente è stato scoperto un piccolo affresco raffigurante una Crocifissione singolare, databile al secolo XIII. In considerazione della dataz
ione dell’
affresco e del particolare tema iconografico, riferibile certamente al miracolo eucaristico, nonché per la collocazione dell’ambiente ad un livello intermedio tra le due chiese, superiore ed inferiore, ci porta ad ipotizzare che i francescani, accingendosi a costruire la nuova chiesa, avessero destinato tale ambiente, molto sicuro e raccolto, a custodia delle preziose reliquie, usandolo poi come ambiente di collegamento. La creazione di un percorso a livello del pavimento della chiesa benedettina consente oggi al pubblico di vedere il dipinto ed avere memoria dell’ambiente citato, altrimenti irraggiungibile. Anche nell’allestimento di questi ambienti l’attenzione è tesa a rendere visibile la vocazione di questi spazi alla spiritualità ed alla conservazione della memoria. Attraverso una scala si accede al piano inferiore, ove il percorso ci documenta come questo luogo fosse deputato alla sacralità fin dall’antico; infatti, a questo livello è possibile vedere le strutture di epoca romana e medievale che narrano i primi momenti di vita spirituale in questo luogo. Anche questi ambienti sono stati restituiti alle funzioni religiose attraverso interventi dichiaratamente moderni, come nella cosiddetta cripta, nella quale piccoli gruppi di fedeli possono fermarsi per celebrare, meditare, incontrarsi. E’ da sottolineare anche in questo caso, in un ambiente “difficile” (le strutture necessarie ai consolidamenti ed alle nuove sistemazioni ponevano particolari problemi per la soluzione dello spazio e della sua figuratività) la particolare sensibilità nella scelta dei colori delle pareti, nella loro lavorazione, nell’illuminazione proposta, nei dettagli anche più minuti, curati particolarmente che consente il raggiungimento di risultati assolutamente non banali, ed in molti casi “emozionalmente” importanti, anche attraverso l’uso di soluzioni semplici, di situazioni minimali, di materiali poveri, di equilibri compositivi raffinati. Come ultimo elemento si ricorda che da questo livello si accede al passaggio sotterraneo che unisce il Santuario al ponte di Diocleziano.

 Voglio ricordare infine (per la verità moltissime altre cose dovrebbero esser dette) un tema molto interessante ed importante per gli edifici religiosi e più in generale per gli edifici monumentali, che nel caso di questo intervento è stato risolto in maniera intelligente ed efficace: l’eliminazione delle “barriere architettoniche” che in particolare in questo caso, proprio in previsione dell’evento Giubilare assume ancora maggiore pregnanza. Ecco che sono state studiate soluzioni che risolvono tale problema, operando delle scelte tese a minimizzare, in quasi tutti i casi, situazioni traumatiche per il complesso monumentale e rispondendo invece ad una corretta funzionalità di percorrenza dei visitatori e utenti: è importante, non mi stancherò mai di ricordarlo, assumere a modello interventi che riescano a fornire risposte soddisfacenti in questo campo. Nella zona del piccolo chiostro sono state realizzate delle rampe, ancora una volta evidenziate come intervento “moderno”, sia nel disegno che nei materiali (evitando una apparentemente più facile mimesi), che conducono ad una grande sala, che funziona come elemento di cerniera a servizio dell’intero complesso; infatti in essa sono state “strategicamente” posizionate altre rampe di accesso ai differenti ambienti e livelli dell’edificio, il corpo dell’ascensore (realizzato attraverso elementi in acciaio e vetro, compositivamente ben risolti) che collega livelli altrimenti non raggiungibili dai disabili ( è stato scelto l’unico ambiente che potesse consentire questa fondamentale funzione e che non avesse vincoli importanti dal punto di vista architettonico e monumentale ). Anche le zone dedicate alla ricettività, nonchè gli ambienti di accesso sono stati “trattati” con particolare cura, nonostante il “budget” limitato: ad esempio nelle tinteggiature sia dei “fondi” che nelle decorazioni a risalto, rispettandone i cromatismi e utilizzando tecniche di lavorazione e materiali che hanno evitato il fastidiosissimo effetto di uniformità, di mancanza di vibrazione delle superfici che caratterizzano la gran parte degli interventi sul costruito. Non mi dilungo ulteriormente ma ritengo di poter affermare che l’intervento del Miracolo Eucaristico possa costituire un importante esempio, sia dal punto di vista del restauro che dal punto vista degli interventi relativi ad edifici religiosi, e che quindi debba essere portato a pieno merito all’interno del dibattito teorico e scientifico più avanzato che sta crescendo attorno a questi temi di carattere squisitamente culturale.

Arch. Giovanni Bulian Soprintendente B.A.P.P.S.A.D. d’Abruzzo

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