Il Soprintendente di Milano: prevalga la sobrietà

All’Architetto Carla Di Francesco, Soprintendente ai Beni architettonici di Milano, chiediamo che ci spieghi quale ruolo fondamentale svolge la Soprintendenza, quando viene prospettato un intervento di tanta importanza per le chiese storiche della città, tramite l’installazione di significativi impianti illuminotecnici.
Un’ iniziativa riuscita grazie alla collaborazione proficua tra pubblico e privato, indispensabile per valorizzare il nostro patrimonio storico.

La proficua collaborazione tra AEM e OSRAM ha portato alla realizzazione, seguita con attenzione dalla Soprintendenza, di progetti illuminotecnici di grande sobrietà ed efficacia. “Gli interventi sulle chiese di Milano sono stati realizzati con misura ed equilibrio. La città è fatta da edifici di diversa importanza.
Tale diversità, di per sé chiara nelle ore diurne, va mantenuta e valorizzata con l’illuminazione notturna.”

Per prima cosa valutiamo la reale necessità e opportunità dell’intervento illuminotecnico, in relazione a altre necessità, quali quelle di conservazione e di manutenzione. Illuminare vuol dire valorizzare e ha senso valorizzare solo strutture i cui problemi conservativi siano risolti. C’è un principio inderogabile che informa la nostra opera quando si tratta di valutare gli interventi illuminotecnici: che siano improntati alla sobrietà. La chiesa vive nel contesto della città. È bene che costituisca un punto di attenzione nel tessuto urbano, un elemento che spicca per la sua rilevanza storica e architettonica. Ma non vi devono essere eccessi. Io chiedo che non vi sia spettacolarizzazione e che non siano posti in essere effetti speciali, quali le luci colorate, per esempio.
Vi sono stati eccessi sulle chiese milanesi?
Direi di no. Devo tuttavia dire che gli interventi di cui si parla sono stati seguiti da chi mi ha preceduto, io li conosco in modo parziale. Se penso per esempio all’intervento su S. Maria delle Grazie, credo di poter dire che sia realizzato in modo sobrio ed elegante.
Come intervenite nell’esaminare un progetto illuminotecnico?
Dopo le dovute analisi in ufficio, procediamo alle prove concrete, di notte. Ci si reca sul posto e si svolgono dei test su parti limitate del monumento: proprio come avviene con le prove di tinteggiatura. È sufficiente osservare il risultato concreto su una porzione limitata di superficie per capire se le previsioni teoriche reggano alla prova dei fatti.
Ritiene che per diversi stili architettonici occorrano diversi approcci illuminotecnici?
Non c’è un problema di stile, ma di materiale. Il cotto, che abbonda sulle facciate delle chiese milanesi, riflette la luce in un certo modo. Diverso il caso di chiese, quali S. Fedele per esempio, le cui facciate sono in pietra. Si tratta di scegliere le tonalità di luce più appropriate, caso per caso.
Sotto il profilo urbanistico, che effetti deve raggiungere l’illuminazione notturna?
La città è costituita da edifici di diversa importanza. Tale diversità, di per sé chiara nelle ore diurne, va mantenuta nell’illuminazione notturna. Ma la luce non deve aggiungere nulla all’architettura, ne deve invece rispettare le caratteristiche. A meno che non si tratti di eventi particolari e momentanei, i soli in cui siano tollerabili anche effetti speciali.

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