Il simbolo e la sua contemporaneità


Il progettista, Aldo Barbieri, ha saputo coinvolgere in un dialogo le autorità ecclesiali e la comunità dei fedeli. E il nuovo luogo di culto è nato da un impegno finalizzato alla riproposizione di segni e di un’organizzazione spaziale praticata nella tradizione, ma rivisto e reinterpretato secondo la sensibilità contemporanea.

Ai margini di Casalecchio di Reno, frazione urbana inglobata nell’espansione della periferia bolognese, la chiesa è stata pensata e ubicata come araldo e portale del borgo, il primo complesso edilizio cui si trova di fronte chi arriva dalla città. Già in questo si realizza una sistemazione urbanisticamente rilevante, e l’elaborazione del progetto la porta a compimento, poiché pone la chiesa come autentico centro focale della comunità.
A dimostrazione di una raggiunta maturità nel concetto dell’iter ideativo, è stato attivato un dialogo a tutto campo tra i vari esponenti della committenza, il progettista e infine anche la comunità locale per quel che attiene alle presenze artistiche. Il progetto, insomma, è frutto dell’inventiva e della sapiente attenzione del responsabile che ha saputo anche coinvolgere attivamente le altre parti in causa. Tutta l’opera è stata compiuta rispettando i parametri CEI, sia quanto a dimensioni, sia quanto ai costi.
Il punto di partenza è stata la manifesta intenzione di ritrovare, pur entro un’architettura contemporanea, la forza espressiva del simbolo: che si ricollegasse alla tradizione e parlasse al sentire di oggi.
Per questo la chiesa è stata concepita in relazione alla piazza: il luogo per l’incontro degli adulti e per il gioco dei ragazzi è uno slargo che si apre tra un colonnato da un lato e una fila di edifici abitativi dall’altro.
Un ampio sagrato il cui sviluppo in lunghezza è accompagnato dalla ritmica scansione del colonnato, che origina col campanile (ancora da costruire), e riconduce all’ingresso alla chiesa.
Questa è orientata: la parte absidale guarda verso est. Poiché il sagrato sta invece sul lato meridionale della chiesa, qui si apre la sua entrata principale.
Questa è stata elaborata in modo da mettere in risalto il senso di compiutezza del percorso di avvicinamento: scale e rampa conducono a un livello più alto rispetto al piano del sagrato e il portale – tripartito con allusione trinitaria – è posto verso il centro della facciata. In essa una pensilina e la concavità del diedro formato dalle pareti offrono accoglienza, mentre in alto la conclusione a triangolo propone un contenuto slancio verticale, il cui significato è
esplicitato dalla croce che buca il paramento murario in mattoni, che è a corsi alternati in sporgenze e rientranze, quale memoria delle antiche facciate preparate per ammorsarvi un rivestimento marmoreo, in molti casi mai realizzato.

Assonometria
Dall’alto, prospetto della facciata.
La pianta: al vertice della sezione di cerchio, il tabernacolo nella cappella eucaristica.
Pagina a lato: vista notturna della facciata (sulla
sua destra si nota l’edificio delle opere parrocchiali).
1. Portale
2. Vetrata fonte
3. Fonte battesiamle
4. in alto: rosone
5. Via Crucis
6. Ambone
7. Angeli
8. Altare
9. Abside
10. La Chiesa
11. Lucernari
12. Santissimo Sacramento
13. Collegamento alle opere parrocchiali
1. Sagrato
2. Portico
3. Campanile (da realizzare)
4. Ingresso pedonale
5. Vecchio oratorio di San Biagio
Il presbiterio con le sculture: un angelo per l’ambone,
la comunità dei fedeli lì accanto, Cristo risorto presso
la croce e, vicina, la Madonna.
I banchi, in faggio evaporato di Slavonia, sono di Caloi
Industria (mod. Santa Lucia, realizzato in versione
curvilinea per assecondare la forma dell’aula).

In tal modo, l’esterno della chiesa è pensato quale progressiva preparazione all’ingresso ed è uno spazio in cui diversi segni suggeriscono che il percorso di avvicinamento e ingresso comporta una trasformazione.
Nell’osservare la chiesa, è importante seguire questa progressione segnata da diverse soglie.
Superata l’entrata, si apre un ambiente di ulteriore mediazione: tra controfacciata e parete laterale dell’aula si apre un ampio corridoio-nartece che è luogo di sosta, di scambio, di preparazione.
A definire questo spazio di transizione concorrono diversi aspetti: dalla gradazione della luminosità, alla presenza di un’ampia vetrata istoriata sporgente che lascia intravvedere la chiesa vera e propria e, soprattutto, il fatto che la direzionalità dell’ambiente indica il tabernacolo, che è posto nella cappella eucaristica, al di là del presbiterio. Tale ubicazione trova significato all’interno della pianta generale della chiesa.
Questa è a triangolo il cui vertice è costituito dal luogo del tabernacolo: ne deriva che tutte le linee geometriche rincoducono a questo e lo spazio nel suo complesso resta quindi “orientato” alla presenza euca
ristica, prima ancora che all’est geografico.
Il luogo della celebrazione è disposto secondo una sezione di cerchio: dal corridoio-nartece si accede a un camminamento perimetrale delimitato dalla parete esterna dell’aula e da un colonnato disposto secondo
la circonferenza del cerchio incentrato sul tabernacolo.
Il colonnato è allusivo a quelli delle antiche basiliche ed è anche l’ultimo elemento che fa da “filtro”, almeno a carattere simbolico, prima dell’accesso al luogo della celebrazione.

Vista del sagrato: si nota il termine del colonnato.
In alto: il sagrato si eleva lateralmente sino al piano
superiore della scalinata.

Dall’alto, vista generale dell’aula
verso il presbiterio e dall’altare.

Il colonnato, ultimo passaggio nel percorso di ingresso
all’aula e, sulla sinistra, l’ingresso alla penitenzieria.
In alto: il battistero. ospitato in un alloggiamento della
vetrata che separa la chiesa dall’atrio-nartece.

Con ulteriore raffinatezza, la parete esterna del camminamento è disposta non secondo una circonferenza maggiore, ma secondo una spirale. In tal modo il suo andamento non è il luogo dei punti equidistanti dal centro, ma il luogo di una dinamica che per altra via ancora riconduce al centro.
Il battistero e la penitenzieria sono gli altri due luoghi liminali: ai margini, ma già anche entro lo stesso spazio dell’aula. Il primo è posto in un alloggiamento definito dalla sporgenza della vetrata istoriata entro il corridoio-nartece; la seconda sta in un volume che si apre oltre il perimetro esterno, in posizione opposta all’altare. Nel suo complesso la chiesa non ha un asse centrale ma, ciò nonostante, ha una chiara direzionalità. Oltre che dallo schema a sezione di
cerchio con vertice nel tabernacolo, questa è evidenziata dalla luminosità che sul presbiterio è massima, grazie al lucernario che lo sovrasta, anche se la parete di fondo è opaca e il rosone, sorprendentemente, è stato ubicato verso sud e si apre tra aula e corridoio-nartece, a prendere la luce che filtra attraverso la croce che buca la facciata. Un graticciato in legno contribuisce alla distribuzione della luminosità interna, schermando il lucernario verso l’assemblea.
Lo spazio presbiterale risulta articolato da sporgenze e rientranze della parete di fondo, e da colonne sul lato dell’accesso dalla sacrestia. Per l’apparato iconografico, una lunga consultazione con i fedeli ha portato a scegliere, entro una decina di proposte artistiche, quella presentata da Filip Moroder Doss. Sono opere elaborate in modo schietto e gioioso: oltre alle presenze scultoree sul presbiterio, la via crucis e la croce di facciata. Quest’ultima è
composta da 15 tasselli, ognuno dei quali corrisponde a una stazione della via crucis, mentre il quindicesimo rievoca la Risurrezione. L’architettura, insomma è curata nel dettaglio, sulla base della coscienza di come nella chiesa ogni aspetto, ogni superficie, ogni luogo, per quanto di passaggio, sia fortemente espressivo e carico di significato.
Coerentemente il progetto architettonico è stato completato con lo studio acustico e luministico dell’ambiente. Così l’impatto emotivo, la capacità di comunicare al di là delle parole, si esplica in un’architettura che disegna un percorso orientato e orientante.
La chiesa non è calata dall’alto sulla comunità, ma da questa è stata accolta e fatta propria.

(L.S.)

Chiesa di San Biagio a Casalecchio di Reno (Bologna)

Progetto e d.l.: Ing. Aldo Barbieri
Collaboratori: Ing. A. Erioli, Ing. F. Frezzotti
Strutture: Ing. A. Barbieri, Ing. S. Simonazzi
Panche: Caloi Industria, Susegana (Treviso)
Vetrate artistiche: Progetto Arte Poli, Verona
Sculture: Filip Moroder Doss, Prof. Luigi E. Mattei
Foto: Paolo Cola, Bologna

Un corridoio dei locali parrocchiali (la mensola in legno funge da seduta). In alto: la cappella eucaristica.

 

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