Il segmento high-rise. Il sistema che riconosce l’individuo nella Torre Piacentini a Genova


Il sistema che riconosce l’individuo nella Torre Piacentini a Genova

Testo: Flavio Ferrari

Nell’opera dell’Arch. Marcello Piacentini c‘è il lascito di una lunga epoca, secondo alcuni gloriosa, secondo altri esecranda: quella del passaggio dalla storia alla modernità. Al suo nome è legato quella fase che si incardina nel periodo fascista,
sotto il quale il Piacentini ebbe fortuna come nessun altro.
Una corretta storicizzazione del periodo moderno consente di osservare l’opera di questo architetto per il suo valore progettuale, staccando il giudizio dal contesto politico. In quel momento di passaggio sostanziale, in cui nel progetto si adottavano tecniche e contenuti totalmente nuovi (dal consolidarsi del cemento armato ai modi di disegnare razionali), Piacentini mantenne una contaminazione che univa diverse suggestioni. Così, alla semplicità ed essenzialità del razionalismo, egli aggiunse alcuni elementi di Neoclassicismo.

Presto e bene “raro avviene”: nel
caso degli ascensori più avanzati invece il binomio funziona e
associa alla velocità la sicurezza nell’accesso e nel trasporto

A sinistra: vista esterna del grattacielo, eretto nel 1940 su disegno di Marcello Piacentini. Il suo rinnovo ha avuto un aspetto sostanziale nella collocazione dell’ascensore a uso della rete televisiva che trasmette dagli ultimi piani della Torre Piacentini.
In basso: il rinnovato locale macchine.

Una certa monumentalità, cui si accosta anche, in molte realizzazioni, un’impressionante dimensionalità, dà alle opere del Piacentini un sapore di gravità e di magniloquenza particolare.
I suoi interventi a Roma sono forse i più significativi della sua carriera: senz’altro i più densi e diffusi, sia sul piano strettamente architettonico, sia sul piano urbanistico.
Se tra le sue operazioni più discusse c’è senz’altro lo sventramento del quartiere Borghi per aprire la via della
Conciliazione, recentemente da molte parti si è rivalutato il progetto dell’EUR.
Anche la città universitaria della Capitale reca la sua marcata impronta.
Sono luoghi che nascevano come preconizzatori di una nuova epoca, in cui le strade erano concepite per l’automobile – per quanto questa non fosse all’epoca tanto diffusa – e con edifici sviluppati in altezza: non ancora grattacieli, ma torri la cui verticalità è sottolineata dall’accostarsi di elementi a colonna che scandiscono le facciate e ne sveltiscono l’ascesa.
Del resto Piacentini è stato l’autore del primo grattacielo italiano: il Torrione di Brescia, realizzato nel 1932, alto 57 metri.

In senso orario: il sistema di sicurezza consente l’accesso solo a chi è in possesso di badge o di PIN; la cabina in acciaio inox e specchi;
la bottoniera semplice e funzionale; lo schermo al plasma installato sulla parete di fondo, per la visione costante della programmazione dell’emittente ligure che ha commissionato l’ascensore; un’altra immagine della bottoniera.

La Torre Piacentini di Genova è il secondo: realizzata nel 1940, era l’edificio più alto del Paese, con i suoi 108 metri
(ma col cartellone pubblicitario che lo sovrasta arriva sino a 120 metri).
L’edificio dispone di 30 piani, dall’ultimo dei quali si gode una vista privilegiata sul porto e sul mare. Qui per decenni la “Terrazza Martini” (in seguito “Terrazza Colombo”) è stata luogo esclusivo di incontro per buona società genovese. La sedimentazione della forma, dettata dall’approccio classicistico-razionalista, ne fa un landmark significativo nella capitale ligure. La sua conservazione e il suo aggiornamento ne fanno una presenza viva nella società e nello skyline genovese.
I volumi in basso sono squadrati e si susseguono accostati gli uni agli altri: a misura che si sale di quota, essi si sviluppano in altezza.

Caratteristiche tecniche

Torre Piacentini a Genova
Impianto: ascensore Schindler 7000
Azionamento: con motore senza riduttore Gearless, a variazione di frequenza
Portata: 630 Kg
Capienza: n. 8 persone
Corsa max: 92,3 m
Fermate: n. 5 in linea
Velocità: 6 m/s
Manovra: Schindler ID con gestione delle chiamate a mezzo carta di identificazione RFID
Porte: resistenti al fuoco E160’
Principali dispositivi di sicurezza: paracadute progressivo di cabina, limitatore di velocità, ammortizzatori oleodinamici di fondo fossa

L’ammodernamento della Torre Piacentini ha avuto il suo aspetto portante nella collocazione del nuovo ascensore, della linea Schindler 7000. Questo, destinato a servire esclusivamente gli studi televisivi di un emittente ligure – situati agli ultimi piani della Torre, è uno strumento ad alte prestazioni, studiato appositamente per il segmento high-rise.
Con una corsa di circa 100 metri, la cabina trasporta i passeggeri alla velocità di 6 metri al secondo.
Ma tra le prestazioni straordinarie di tale impianto, oltre alla velocità, si trova il sistema di controllo Schindler
ID, che è in grado di identificare i passeggeri grazie a una scheda elettronica con micro-chip, su cui sono memorizzati i dati personali, o un codice PIN da digitare sulla bottoniera posta all’esterno della cabina. Molteplici le funzionalità di questo sistema innovativo, che riconosce il passeggero prima che entri in cabina e personalizza il servizio in base alle esigenze specifiche e alla destinazione scelta.
Nella Torre Piacentini, il sistema di identificazione consente un utilizzo esclusivo al personale della tele visione che l’ha commissionato.
Il livello di finitura della cabina – in acciaio inox e specchi, con cielino a illuminazinoe spot su base in acciaio inox lucido,
pavimento in marmo ricomposto nero, accessoriata con un monitor al plasma per la visione della programmazione dell’emittente – rende l’ascensore un prodotto dal design high-tech e sofisticato.

 

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