Il sagrato è un chiostro colonnato

COMPLESSO PARROCCHIALE DI SANTA MARIA IN ZIVIDO A SAN GIULIANO MILANESE (MILANO)

Uno dei vincitori della prima tornata di concorsi nazionali della Conferenza Episcopale Italiana, il progetto dello studio Isolarchitetti raccoglie i motivi semantici e paesaggistici presenti nel territorio, nobilitandoli ma senza stravolgerli.
Una torre-campanile funge da portale d’accesso e da segnale rivolto all’abitato.

Vincitore del primo (1998) tra i concorsi nazionali per i progetti pilota della Conferenza Episcopale Italiana, il complesso parrocchiale di Santa Maria in Zivido (ultimato dieci anni più tardi) si presenta con la cifra caratteristica dello studio Isolarchitetti: evidente risulta l’aggancio formale alla tradizione del luogo. Dai materiali prescelti alla disposizione dei volumi, tutto richiama la cascina lombarda, ma entro un’ottica nuova. Per quanto alcuni ritengano che tale progetto risulti “introverso”, in esso si direbbe invece che prevalga la ricerca di apertura: testimoniata dal colonnato a portico sul prospetto verso l’abitato e dalle numerose e ampie vetrate che attivano uno scambio tra interno e esterno nell’aula celebrativa. Claustrale appare certamente il sagrato: ma allo stesso tempo esso risulta trasparente, poiché il limite che lo circonda sembra privilegiare l’aspetto simbolico su quello discriminativo. E così il sagrato si risolve in un abbraccio di accoglienza, protettivo nel porticato, austero e maestoso nel campanile che si fa torretta, posizione privilegiata per l’avvistamento del luogo sacro che si pone nella campagna come un momento di pausa ma non di interruzione. Come un’occasione di incontro, luogo per la comunità che con misurato afflato accenna con discrezione anche alla dimensione verticale, ma come parte integrante dell’abbraccio accogliente, piuttosto che come perentoria affermazione di trascendenza. La torretta è prima di tutto portale: momento di invito e nel contempo ammonimento, in cui le dimensioni stesse delle colonne esprimono il forte, deciso radicamento, non solo nel sito, ma anche nella tradizione. L’andamento del grande manto di copertura, che si eleva in un timpano crocifero, segna la seconda soglia. Quella che demarca il passaggio dal sagrato alla chiesa, al cui interno il volume più cospicuo sovrasta la parte mediana dell’assemblea, mentre la luminosità più intensa – accentuata con un gioco di sovrapposizioni di filtri e schermi nella parete absidale – invade il luogo dell’altare.

Dall’alto: prospetto frontale del complesso, che ha nella torre campanaria sia il proprio segno di riconoscimento, sia l’accesso al chiostro-sagrato;
pianta del complesso (la chiesa è in asse con il portale, oltre il sagrato); rendering del complesso dall’alto, che evidenzia il colonnato frontale e l’articolata copertura.
Pagina a lato: il sagrato e l’ingresso della chiesa visti dalla torre campanaria; si apprezzano l’elevarsi del manto di copertura sopra l’accesso alla chiesa e la croce segnata nella pavimentazione del sagrato.
Nelle pagine successive, a sinistra in senso orario: particolare dell’abside a treillage; spigolo esterno dell’aula riunioni; vista della chiesa dal prato.
A destra: il colonnato frontale che si eleva nella torre campanaria-portale.

Così la gerarchia della progressione verso il fulcro del rito risulta ben evidenziata, ma senza accentuazioni retoriche: e il discorso dell’architettura si dipana secondo una logica che sa contemperare un forte senso di permanenza con la gentilezza del sorriso, la potenza strutturale (evidente nelle colonne) con l’apertura all’accoglienza, la preminenza gerarchica dei luoghi celebrativi con l’invito alla partecipazione dell’assemblea. Quella firmata da Isolarchitetti è un’architettura che non conosce eccessi, e proprio per questo è capace di trasformare la normalità in eccezionalità. La cura del dettaglio esprime con evidenza questo modus operandi: nelle fasce alternate di mattoni chiari e scuri, secondo una gradazione tonale composta e tenue quanto visibile e chiara, così che le superfici non paiono mai ripetitive ma variate e ritmate. E nell’aula dietro l’altare la parete vetrata è retta da un’intelaiatura ortogonale, così che la trasparenza non si riduce alla semplice smaterializzazione del limite, ma ne diventa una riaffermazione ponderata, anche nell’andamento ad ansa che con precisione ripete la forma dell’abside. E tale andamento absidale è ripetuto anche all’esterno, nella parete a mattoni realizzata con il sistema del treillage, le forature che consentivano l’aerazione degli edifici agricoli. Le orditure dei mattoni e delle strutture lignee (nei muri, nei soffitti) offrono sempre visioni di variata eleganza, contraddistinta dalla precisione nella definizione degli elementi. E la copertura nel suo complesso si articola in ampi diedri che come ali sembrano posarsi sull’edificato, assumendo la valenza di un grande mantello. Così la forma parla, in ogni sua parte richiamando la visione del tutto, entro un’architettura che vive fuori dalle mode, ma sa abbracciare la storia poiché si presenta familiare sia alla campagna in cui si trova, sia alla consuetudine
ecclesiale. (L.S.)

Dalla relazione di progetto:
Ci è parso essenziale l’invito ad accedere al volume, alla posizione dominante della chiesa, e ancora ai vari servizi parrocchiali, attraverso una piazzetta conclusa, un sagrato contornato da portici. Il sagrato – tema di protezione, anche, dai rumori, dalla dispersione, dai richiami esterni – dà segno di accoglienza, ospitalità, ricovero: può essere percorso entrando o uscendo. Uscendo di chiesa, quando i fedeli possono lentamente sciamare all’esterno, imboccando l’uno o l’altro percorso, dopo aver sostato al coperto – per qualche tratto – sotto il portico anulare. Questo è un altro richiamo a luoghi antichi, ripreso però – senza geometrie auliche – nel semplice tono di progetto adatto: cioè semplice e il più possibile nitido: così concepito il sagrato, percorso sul suo perimetro al coperto, porta in chiesa e conduce fuori della chiesa; un luogo raccolto, però diverso da quello ove si conserva il Santissimo. Un luogo di scambi sociali quotidiani.
In questo centro parrocchiale si può entrare anche solo per visitarlo – ci sono muri e tetti, ci sono sculture, ci sono spazi delimitati. In questa chiesa si può entrare per lo stesso motivo… Ci può essere “concorso di popolo” per celebrazioni liturgiche: e la chiesa è stata considerata ponendo la celebrazione eucaristica come evento essenziale. Esiste una gerarchia di valori, anche rispetto al modo in cui ogni singolo sacramento raccoglie i fedeli dalle zone circostanti. Così che imboccando stradine pedonali aperte sul contorno del lotto, tali provenienze dalle vie esterne e dai parcheggi entrino all’interno del sagrato attraverso assi disposti a raggiera: assi che, se percorsi in senso diagonale, possono servire per l’attraversamento del sagrato, creando poli di incontro. Il livello del sagrato è posto ad una quota superiore di 110 cm (+97,50 m s.l.m.) rispetto alla quota media di Via Gorki (+96,40 m s.l.m.). Data la minima pendenza tutto il complesso è accessibile con pendenze inferiori al 5%. Percorrendo l’asse principale di provenienza si passa sotto il campanile, costituito da quattro colonne rivestite in laterizio, coronate in sommità da quattro piccoli coni rovesciati in rame pre-ossidato. Il castello delle campane è coperto da un tetto a quattro falde anch’esso in rame pre-ossidato, a cuspide, coronato da una croce. Percorrendo l’anello del portico che circonda il sagrato, si trova a destra il blocco dei locali di ministero pastorale, ed in particolare: cinque aule per la catechesi ed annessi spazi ricreativi e servizi. Appena oltre un passaggio di servizio si trova il salone parrocchiale.

Pagina a lato, dall’alto: vista assiale della chiesa.
L’alternarsi di tonalità chiare e scure nei rivestimenti in cotto scandisce l’elevarsi delle colonne, mentre le aperture a lunetta e la parete absidale trattata a treillage fanno respirare di luce attentamente misurata tutto l’ambiente. La vista laterale verso l’accesso alla chiesa mette in risalto l’inclinarsi della copertura che, elevandosi verso la zona dell’altare, fa di questa il centro di irraggiamento e il luogo di espansione dello spazio. La grande vetrata di accesso, conformata a lunetta come i finestroni laterali, permette uno scambio visivo diretto col chiostro-sagrato. Sempre percorrendo il portico anulare ci si ritrova in asse all’ingresso della chiesa, coronato all’esterno da un grande arco di muratura. Una bussola di ingresso porta a un’ampia aula di pianta ellittica, contornata da dodici colonne. Fra due colonne di fondo emerge il presbiterio circolare. Sul lato destro della parete esterna della chiesa è posto il battistero, in un vano cilindrico aperto ampiamente, verso la navata. Sul lato opposto vi sono il polo per l’adorazione del Santissimo, l’ingresso alla sacrestia, l’ingresso alla penitenzieria. Accanto al vasto vano della sacrestia stanno tre uffici e un locale a servizio dell’altare, affacciati su di un atrio aperto verso il sagrato. Da tale vano si accede, con una scala, al piano superiore dove sono ubicati alcuni locali accessori. Un altro passaggio di servizio separa la zona della sacrestia dall’abitazione del parroco, aperta all’esterno su di un terrazzo triangolare a servizio delle zone di soggiorno. L’alloggio del parroco è composto da un atrio…. da un locale ufficio con servizi, e ancora una cucina e un soggiorno. Una scala triangolare porta al piano superiore. Dalla stessa scala si accede anche al piano interrato, dove vi sono due ampi depositi affacciati su un comune disimpegno, dal quale è possibile l’ingresso, attraverso apposito filtro aerato, all’autorimessa. Il vano della chiesa è coperto da travature in legno lamellare
che reggono arcarecci e tavolati su cui poggia, attraverso strati che isolano dall’umidità e dagli sbalzi di temperatura, un manto di copertura in coppi, fermati con ganci metallici… Le vetrate, a lievi toni policromi, sono protette da griglie di mattoni disposte a treillage, secondo l’usanza corrente nei vecchi fienili delle cascine lombarde. Non è prevista cappella feriale, essendo questa funzione assolta dall’antica cappella preesistente. La struttura è in calcestruzzo armato: pilastri di cemento armato sono posti anche sull’asse delle grandi colonne cilindriche, completamente rivestite di laterizi pieni sabbiati, sagomati e lavorati a vista. Le pareti esterne delle opere dei locali per il ministero pastorale della chiesa, della sacrestia, dell’alloggio del parroco, sono costituite da mattoni a fasce alternate di due colori, mentre i treillages da cui filtra la luce dalle vetrate della chiesa sono in mattoni pieni sabbiati: dietro l’abside, in trasparenza, si intravedono gli alberi di una zona recintata con caratteri di hortus conclusus.

Il disegno delle pavimentazioni è segnato da guide in lastre di pietra, posate senza giunto in vista, e campiture in piastrelle di cotto, sia per il sagrato, sia per l’interno della chiesa.

In basso, vista dalla torre campanile verso l’ingresso della chiesa. Nella torre campanile, che è anche portale del complesso, compaiono le colonne come elemento distintivo di tutta l’organizzazione strutturale.
Essa è concepita come un luogo di avvistamento, a balconate aperte.
La struttura lignea a travi incrociate lasciate a vista offre un’immagine che richiama le strutture medievali, rivisitate in chiave moderna.

Complesso parrocchiale di Santa Maria
in Zivido a San Giuliano Milanese (Milano)

Committente: Arcidiocesi di Milano –
Parrocchia di Santa Maria in Zivido
Progetto architettonico: Gabetti & Isola, Flavio Bruna e Paolo Mellano (1998-2000); Isolarchitetti (Aimaro Isola, Flavio Bruna, Saverio Isola) (2000-2008)
Progetto esecutivo: F. Bruna, P. Mellano
Calcolo strutture: Ing. Antonio Fruguglietti
Direzione lavori: Ing. Ferdinando Brambilla
Direzione artistica: A. Isola, F. Bruna, S. Isola
Sculture: Bruno Martinazzi
Copertura in legno lamellare: Holzbau, Bressanone (Bolzano)
Banchi: Caloi Industria, Susegana (Treviso)
Foto: Saverio Lombardi Vallauri (courtesy Isolarchitetti), Flavio Bruna (foto a pag. 24, in alto a sinistra; foto a pag. 27)

 

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