Il padrone della stanza


Un ambiente originalmente introverso con un focolare incorniciato

Località: Bellusco (Mi)
Servizio: arch. Marco Borsotti Foto: Athos Lecce Testi: Flavio Ferrari

Non è minimalismo. Non c’è la ricerca dell’essenza degli oggetti, così che la funzione sia esplicata al di fuori di una ricerca formale.
In questa casa di Bellusco, nella campagna urbanizzata a est di Milano, si riscontra piuttosto un forte senso di introversione, posto in evidenza anche dalla limitatezza delle aperture. Lo spazio si raccoglie anche grazie alla grande ansa disegnata dal divano. Mentre elementi in legno sembrano incastonarsi nelle pareti come un’allusione ad ambienti
diversi, lontani. Le librerie verticali sono fenditure e colonne allo stesso tempo: ritmano e misurano l’ambiente, introducono un tocco di varietà, aprono una possibilità di dialogo. Le pareti presentano superfici nelle quali le scaffalature appaiono come momenti occasionali, che qui si appoggiano all’esterno, lì le invadano come se vi fossero risucchiate.

Nelle superfici murarie si ricerca la continuità: lo testimoniano le luci a incasso sul soffitto e le scaffalature incastonate in fenditure verticali.
Queste, rifinite in legno massello di colore naturale, sembrano un’allusione di tipo “etnico” che visivamente poggia sulla lunga mensola scura.
A destra: la prospettiva verso i due elementi libreria mostra come questi siano ospitati in un alloggiamento ricavato
sullo sfondo della parete.
L’uniformità delle pareti perimetrali è interrotta dalla presenza di mensole, sbalzi e controsoffittature.
Sotto: vista frontale dei due incavi nel muro che ospitano le scaffalature: si nota la ricercata soluzione di tipo
asimmetrico che imprime un movimento laterale agli elementi in legno.
In basso: particolari del cassetto con la legna e della cornice del camino, entrambi in acciaio satinato. Un disegno semplice e lineare, una collocazione – anch’essa – alla ricerca dell’asimmetria, ma in modo contenuto, limitato, appena
percettibile.
Pagina a sinistra: la prospettiva verso l’angolo del camino. Camino e alloggiamento del legname son lungo due pareti
contigue, in posizioni giustapposte.

Nell’ambiente così definito si indovina un desiderio di pace e di raccoglimento, quasi di estraneità al mondo esterno, come se nella stanza si realizzasse u allontanamento quasi claustrale e si raggiungesse una logica totalmente estranea a quella che domina nel mondo: la logica di un pensiero che alberga nel silenzio e si stacca dalle cose. In questa atmosfera così decisamente “altra” rispetto al fluire delle attività quotidiane, il camino si riveste di una presenza decisamente contrastante col resto.
La scelta di inquadrare il focolare con una cornice di acciaio contribuisce a proiettarlo in una dimensione astratta ma, significativamente, dello stesso acciaio è rivestito il cassetto del deposito della legna.
Tale la consonanza materica unisce i due elementi che di per sé sono staccati e lontani. Anche questa scelta appare inconsueta: il deposito del combustibile è usualmente accanto al camino, a esso immediatamente correlato. Qui invece la distanza tra i due luoghi sembra voler sottolineare che la verità di tutto questo ambiente si risolve solo ed esclusivamente nel camino, più che nelle scaffalatura-libreria, nelle suppellettili o nei divani. Il camino diventa
l’essenza dello spazio, la sua ragion d’essere, la sua vera anima. E tutto il resto assume i contorni di una presenza occasionale, che fa da sfondo. E se tale scenario potrebbe eser mutevole, il camino è invece solidamente insediato: il padrone della stanza.

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