Il nuovo e l’antico

MUSEO DIOCESANO DI PALENCIA (SPAGNA)

Restaurato nel ’99, il Museo Diocesano di Palencia (Spagna) è considerato tra i migliori e più importanti musei della Castiglia. Non solo per la ricchezza del patrimonio ma anche per la sua vitalità, per le manifestazioni culturali che vi si svolgono e la continua opera di aggiornamento curata dal Direttore, Angel Sancho Campo. Unendo il contemporaneo con l’antico, il Museo ha ospitato “In Apocalypsin XXI. Un Beato para el Tercer Milenio” mostra di 50 pitture che ripropongono oggi un’antica tradizione spagnola.

La pianta del piano basso del Palazzo Episcopale. (Immagini dal Catalogo, curato da F. Campos Lozano). Il Palazzo Episcopale di Palencia, sede del Museo. La sala 2 della Mostra, “La Colomba”.

Conclusasi nel dicembre dell’anno passato, la mostra delle 50 opere realizzate nel corso di diversi anni dal pittore madrileno Francisco Campos Lozano ripercorre l’antica tradizione di illustrare con dipinti il libro dell’Apocalisse di Giovanni. L’opera prende spunto dal Commento all’Apocalisse scritto nel 776 dal Beato di Liébana, presbitero vissuto nel monastero di San Martin, vicino a Liébana in provincia di Santander. Il lavoro del Beato di Liébana diede vita a una tradizione diffusasi dall’VIII al XIII secolo nei monasteri spagnoli: quella di produrre codici miniati sul tema apocalittico, comunemente chiamati “Beati”. Dall’inizio del XIII questa tradizione è stata interrotta e non si sono più prodotti commenti illustrati con miniature. La mostra dell’opera di Francisco Campos, che non a caso si apre con la riproduzione di alcune illustrazioni degli antichi codici miniati, si riallaccia dunque a una tradizione antica, rivivificandola con linguaggio contemporaneo. Il Museo Diocesano di Palencia si trova nel palazzo episcopale costruito dal Vescovo José Luis de Mollinedo tra il 1780 e il 1800 sul luogo dove erano vissuti per secoli i vescovi della città. Si tratta di un palazzo neoclassico di tre piani fuori terra, di pianta quadrilatera con cortile a portico centrale. Angel Sancho Campo cominciò quarant’anni fa a realizzare il Museo Diocesano, che ora occupa 14 sale su due piani. Ma, come sostiene Carlos Clemente, architetto del palazzo episcopale e della cattedrale di Palencia, «Tutto il palazzo è trattato come un assieme armonico e integrato nel quale si può comprendere l’opera svolta dalla Chiesa palentina nel corso dei secoli. La Cappella modernista, la Galleria della Vita di Cristo, la sala del trono, l’Archivio, il Museo e i vari servizi diocesani costituiscono un tutto integrato». Il Direttore del Museo, Angel Sancho, spiega: «Il percorso per costituire il Museo Diocesano è stato lungo. Da una prima sala, con altri spazi provvisori che fungevano da deposito delle opere che venivano raccolte e salvate, nel corso degli ultimi 40 anni, si è arrivati oggi a disporre di 14 sale, dotate di tutto quanto è necessario per un buon museo, in conformità con le norme civili e canoniche, dotato dei servizi complementari di deposito, laboratorio, archivio ecc. Le sale, tutte rimodellate, ospitano più di 400 opere, in gran parte capolavori di pittura, scultura, orificeria, arte tessile, reperti archeologici, ecc. di maestri come Pedro Berruguete, Alejo de Vahia, Bigarny, J. de Villoldo, Andrea del Sarto, Jan Provost, M. Alvarez e molti altri, rappresentative di tutti gli stili, dal periodo visigoto ai nostri giorni». Il patio attorno al quale si raccoglie il museo, maestoso e accogliente, è usato per le attività complementari: concerti, conferenze, incontri. L’esposizione temporanea delle opere di Lozano si colloca all’interno delle iniziative che mirano ad attualizzare l’azione pastorale portata avanti tramite il museo. Le opere musealizzate infatti hanno lo scopo di promuovere l’evangelizzazione e il dialogo tra fede e cultura. Da oltre cinque anni Lozano lavora al compimento del progetto “In Apocalypsin XXI” che include 156 quadri. Per quanto l’opera costituisca un’unità indivisibile, le 50 pitture esposte sono rappresentative della totalità del progetto. Ogni quadro esposto è accompagnato da testi e commenti. L’esposizione è collocata in sei sale. La prima sala è dedicata alle riproduzioni di opere antiche. Le cinque sale successive sono intitolate rispettivamente: La Colomba, L’Agnello Apocalittico, Il Cavallo da Guerra, La Città Celeste, Il Vivente. Nelle pitture prendono corpo temi quali la pace, la guerra, il bene e il male, la luce, la verità, la vita. Il dialogo tra le opere contemporanee e le opere antiche che formano parte della collezione permanente del museo si instaura in maniera naturale. (L.S.)

L’Autore: “Come è stata composta l’opera”
Approssimativamente nel 1970 cominciai a studiare il “Beato de Fernando y Sancho” e il “Beato di Gerona”. Di nuovo nel 1995 studiai questi Beati e inoltre i Beati di El Escorial, San Miguel de Escalada, Saint Sever e El Burgo de Osama… Da questi studi si evince che i diversi Beati, per quanto tutti basati sui Commenti all’Apocalisse del Beato di Liébana, non si compongono degli stessi libri o non illustrano le stesse scene. Ho selezionato le scene da illustrare a seconda dell’interesse destato in me dai testi. Le mie opere seguono l’ordine dei Commenti del Beato all’Apocalisse, e si basano, oltre che su tali Commenti, anche nel testo stesso dell’Apocalisse e su testi di Daniele, Ezechiele, Isaia e di altri autori… Così come l’Apocalisse e i Commenti mescolano un linguaggio storico con un linguaggio mitico e un linguaggio simbolico, alcune mie pitture corrispondono al testo in modo letterale, mentre altre ricercano una più immediata adesione allo spirito del testo, soprattutto laddove si rivela una prevalente componente simbolica. Alcuni di questi simboli sono di carattere prettamente cristiano, altri hanno un carattere universale… Francisco Campos Lozano
Sopra: un Vivente porgela copppa della collera

 

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