Il nitore astratto del disegno


ARCHITETTURA CHIESA PRESBITERIANA DI OVERLAKE PARK A BELLEVUE (WASHINGTON, USA)

Gli architetti Olson Sundberg Kundig Allen inseriscono in un contesto silvestre un’architettura
intesa quale scrigno luminoso: lungi dall’indulgere nei giochi geometrici, il progetto compone pareti
su cui si dilatano il chiarore e le ombre. Le dimensioni contenute rendono intima l’aula.

Negli Stati Uniti si possono trovare ambienti naturali antropizzati di rara bellezza, e questo è dovuto al fatto che la città americana è strutturalmente diversa da quella europea: a parte i casi eccezionali di centri urbani quali New York
(precisamente Manhattan) o Chicago (la zona del loop) con i loro grattacieli, la città americana è diffusa: si integra, si diffonde e si confonde nell’ambiente naturale. La densità di popolazione relativamente bassa consente questa situazione, che è estranea alla città europea, nella quale la distinzione con la campagna è evidente e ben marcata,
e soltanto in questi anni recenti si va perdendo a conseguenza del traboccare dell’abitato nella campagna. La chiesa presbiteriana di Overlake Park appare in un contesto silvestre, tipico dello Stato settentrionale di Washington, ai confini col Canada. È una parrocchia di città, ma è circondata da boschi di conifere che con la città hanno ben poco a che vedere. Costruita nel 1990, sostituisce un precedente luogo di culto che, essendo in legno, è andato distrutto dalle fiamme.
Il tema della cappella nel contesto silvestre è stato ampiamente esplorato negli Stati Uniti e ha avuto una delle sue espressioni più poetiche nelle due chiese progettate da Fay Jones (cfr CHIESA OGGI architettura e comunicazione 7/1994), che resteranno tra gli esempi meglio riusciti di luoghi di culto nei boschi. In questa chiesa di Overlake
Park, i progettisti hanno scelto un linguaggio espressivo astratto: hanno ricercato il distacco dall’interno invece che l’integrazione. Le pareti in cemento bianco offrono momenti avvolgenti e scarti votati alla luce, ma il tutto resta raccolto e composto attorno all’asse centrale evidenziato da un corridoio superiore che si prolunga in zona
absidale, fatto da due paretine parallele che ambiscono a catturare la luminosità celeste e modellarla e misurarla ad hoc per il luogo di culto.

Pagina a lato, in senso orario: vista interna dell’aula. Il fianco sinistro è composto da una serie di setti inclinati che orientano la luce verso l’altare. La pianta: si nota la disposizione del coro dirimpetto all’abside, nella zona di ingresso. In evidenza, in alto, la pianta del lucernario a nastro disposto longitudinalmente sopra l’aula. Vista esterna della parete absidale, lungo la quale si completa verso il suolo il corridoio che nella parte superiore inquadra il lucernario a nastro. A sinistra: vista interna dell’aula: si evidenzia subito la particolare luminosità dell’abside contro cui si stagliano croce e altare. (Foto di Robert Pisano)

La parete absidata è staccata dal corpo della chiesa, talché su tre lati la luce ne invade lo spazio e si riflette nella sua curva avvolgente.
Così l’architettura ottiene l’effetto scenografico di presentare all’interno della chiesa la croce e l’altare come appartenenti a un mondo diverso, dominato dalla luce.
La forma si riduce all’essenzialità di un gesto in cui si perde la distinzione tra struttura e rivestimento: resta il disegno con tutta la sua carica di simbolismo.
La domanda è, se un disegno così nitido e preciso, così astratto e pulito, sia adatto al contesto silvestre, se sia esaustivo della presenza della chiesa, se i due setti anelanti al cielo siano capaci di significare esternamente il luogo di culto.
Certamente all’interno risalta il nitore delle linee: e la croce, composta da due bracci binati che ne esaltano la trasparenza, e l’altare, anch’esso composto da una mensa che poggia su due paia di supporti verticali bianchi come le
pareti, apparirebbero eccessivamente spogli alla sensibilità mediterranea.
Certamente in questa chiesa presbiteriana il controllo della luminosità è sublime: il sistema di setti e quinte è tale da occultare il luogo da cui proviene la luminosità, in tal modo quasi disegnando un nuovo cielo interno, individuato
dalle superfici che della luce si fanno latrici per via di riflesso. Il coro si raccoglie in uno spazio ad ansa che sta di fronte all’abside, da parte opposta: è il contraltare di questa e segna il momento di accesso alla chiesa.
Le dimensioni dell’aula sono minime, intime: è una chiesa destinata a una piccola comunità, ed è un luogo che ha fortemente bisogno della presenza umana, senza la quale il design perfetto delle superfici può senza dubbio destare ammirazione, ma difficilmente raggiungere il vigore dell’eloquenza estatica. È un’architettua dell’alterità oltre che della semplicità.

 

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