Il miracolo della luce per un santo dei nostri giorni

A sinistra: la vetrata di ingresso alla cappella, nella quale si vede la figura di s. Luigi Scrosoppi entro una composizione astratta.
Sopra, la grande porta vetrata dai toni azzurri, violetto, gialli. A destra: anche le pareti sono state tinteggiate a colori, secondo campiture simili ai disegni delle vetrate.

Il 10 giugno 2001 veniva canonizzato P. Luigi Scrosoppi, un sacerdote che visse il suo cammino di santità al servizio delle piccole orfane e delle fanciulle derelitte. In quell’occasione è stata ristrutturata, e arricchita di vetrate piene di colore, la cappella della Casa generalizia della Congregazione cui s. Luigi Scrosoppi ha dato origine. Ordinato sacerdote a Udine nel 1827, Scrosoppi cominciò la sua opera nella chiesa di S. Maria Maddalena, dei Padri dell’Oratorio, l’ordine di S. Filippo Neri. Qui prese a seguire le orfanelle e da allora non abbandonò più questa missione. In seguito alcune giovani si unirono a p. Scrosoppi: così, nel volgere di alcuni anni, prese forma la Congregazione delle Suore della Provvidenza. «La missione di sostegno per le orfane si è andata espandendo nel corso dei decenni – spiega suor Ester, della Casa generalizia di Roma – e l’Ordine ha cominciato a occuparsi anche degli ammalati e dei poveri. Dall’Italia è diffuso anche all’estero e oggi abbiamo centri in Romania, Moldavia, Brasile, Argentina, Togo, Costa d’Avorio, Uruguay, Bolivia, India, Mianmar… In Italia operiamo anche attraverso diverse case-famiglia. In Africa abbiamo costituito diversi centri per la salute, non ospedali ma luoghi dove si dà assistenza ai bisognosi. Da non molto abbiamo dato vita a un “progetto AIDS”, anche in questo caso si tratta di assistenza nel dispensario, ma soprattutto in famiglia, sia di malati sia di bambini orfani a causa dell’AIDS». Come mai questa attenzione particolare per l’AIDS? «È noto che questo in Africa è assai diffuso. L’occasione particolare ci è stata data dal fatto che al Fondatore la Chiesa ha riconosciuto il miracolo della guarigione di un infermo di AIDS africano. L’evento accadde nel 1996, nello Zambia. Pietro Chungu Shitima era ormai dato per spacciato. Faceva parte della Comunità dei Padri dell’Oratorio ed era un devoto del beato Luigi Scrosoppi: a questo si rivolse sia lui sia la sua famiglia. E una notte Padre Luigi apparve in sogno a Pietro Chungu: aveva in testa una corona di gemme e gli annunciò la guarigione. Il giorno seguente il malato era guarito». Ed è stato con l’occasione della canonizzazione del Fondatore che avete deciso di ristrutturare la cappella della Casa generalizia… «Proprio così. La cappella si trova a un livello seminterrato: l’ingresso era alquanto buio. Abbiamo chiesto alla ditta Tocchi di Colore che collabora con l’ar tista Francesco Manlio Lodigiani di rivedere tutto l’ambiente e di renderlo più vivo e ricco di colore. Siamo molto felici dei risultati raggiunti. Sono state realizzate alcune vetrate e interventi coloristici sulle pareti. L’ingresso è stato totalmente rivisto ed è stato imperniato sul tema della Benedizione. In questa chiave è stata collocata un’acquasantiera in marmo azzurro entro la quale si vede cadere dall’alto una grossa goccia d’acqua. Sono state collocate ampie vetrate sia all’entrata sia dietro l’altare: vetrate nelle quali compaiono parole care al Fondatore (“Carità, Carità…”, le parole chepronunciò morendo, riassunto della sua vita e lascito per l’azione della Congregazione cui ha dato vita). La vetrata dell’ingresso è sulla figura del Fondatore e la scritta è vicina a una croce nell’anticappella. Nel complesso le vetrate sono una sinfonia di colori, che insistono in particolare sui toni giallo/rosso e azzurro/viola. Sono vetrate che parlano della vita e della bellezza, perché Dio è bellezza».

 

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