Il messaggio della luce

Tratto da:
Chiesa Oggi 47
Architettura e Comunicazione

Editoriale

 

 


IL MESSAGGIO DELLA LUCE

Questo numero è dedicato, nel servizio che sta al cuore della rivista, al tema della luce. L’illuminazione di 14 chiese di Milano, voluta da OSRAM e da AEM che hanno lavorato proficuamente insieme alla Curia dell’Arcidiocesi e all’Amministrazione comunale di Milano, con l’attenta partecipazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici, rappresenta un incontro denso di collaborazione, ricco di valori, prodigo di comunicazione, perché dove c’è luce c’è chiarezza, capacità di dialogo, intensità di scambio.

Ci richiamiamo alle parole del Card. Carlo Maria Martini, “Ogni città racchiude in sé una vocazione… fate di essa lo strumento efficace della vostra vita associativa”: in esse è riassunta la testimonianza di come anche la luce che di notte fa risplendere l’architettura della casa del popolo di Dio, sia strumento di conoscimento di quanti in questa città vivono, lavorano, pregano. La nuova luce che splende sulle Basiliche e sulle Chiese storiche milanesi fa di queste una testimonianza forte, una presenza eloquente, un memoriale fecondo anche per coloro che attraversano distratti le vie della città. La luce che rende visibili le nostre basiliche nella notte pone in evidenza il loro messaggio. Le grandi basiliche e le tante altre chiese storiche milanesi danno testimonianza di una fede che ha sorretto la comunità civile nel corso dei secoli, attraverso mille avversità.

Lo spiega con grande chiarezza, nell’intervista pubblicata a pag. 20, Mons. Erminio De Scalzi, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi milanese e Abate della Basilica che è, nel nome e nella sua storia, il simbolo della città di Milano: Sant’Ambrogio. La luce sottolinea la vitalità della chiesa che, proprio grazie alla luce, può aprirsi, in certi casi, anche di notte. L’apertura notturna, sperimentata anzitutto in Sant’Ambrogio dopo che è stato installato il nuovo sistema illuminotecnico, è stata poi estesa anche alla centralissima chiesa milanese di San Vito al Pasquirolo. Anche di questa ci parla, qui a lato, Mons. De Scalzi. E, a proposito della luce, come non pensare alla Veglia pasquale? La Veglia di Sabato Santo cui ho partecipato a Macugnaga, paesino alpino sotto le falde del massiccio del Monte Rosa, mi ha, come sempre, commosso. Il grande fuoco, al momento dell’incontro e dell’accensione del cero pasquale, nel centro del sagrato della chiesa parrocchiale, illuminava tutta la facciata. Il buio del cielo, il fronte rosato dai bagliori, isolava e raccoglieva in preghiera i fedeli. Proprio nel giorno della Risurrezione, il celebrante canta tre volte: Lumen Christi!

La commovente cerimonia mi ha suggerito due riflessioni. Innanzi tutto: il valore della luce del giorno. Il sole, nella sua mobilità, dall’alto scolpisce, evidenzia, disegna e ridisegna, tramite il gioco di luce e di ombre, le forme e i volumi architettonici della casa del Signore. E, di rimando, la seconda riflessione mi riconduce alla notte: quando la luce viene dal basso, perché sorge dalla gestualità dell’uomo, di tutti gli uomini che si incontrano, e sottolineano la loro volontà di essere assieme, di essere ecclesia intorno al grande falò che illumina la facciata e lo spazio del sagrato, tenendo ognuno in mano il fuoco acceso delle candele, nella liturgia della luce, la liturgia pasquale. La luce diventa simbolo della Risurrezione, e nella luce diciamo: “È veramente risorto!”. La luce nella notte è fatta dall’uomo; è una luce di testimonianza. Le chiese riappaiono nel contesto della città come una nuova architettura che ridisegna i suoi volumi e i suoi spazi. I materiali, il mattone, il sasso, i marmi lavorati ridiventano, esaltati dalla luce, testimoni della preghiera di quanti in silenzio, nell’anonimato hanno scolpito, costruito, eretto. E’ straordinario pensare che la luce dell’AEM prenda la sua energia dalle cascate d’acqua della Valtellina. Quanti uomini, quante energie che vengono da lontano per questa luce! Se ogni capitello, anche il più nascosto, è la silente preghiera di un anonimo scalpellino, riscoprire la sua presenza vuol dire anche risentire o riascoltare l’energia di un antico sentimento di fede. Da queste pagine di CHIESA OGGI architettura e comunicazione, desideriamo, tutti assieme, levare una piccola, grande voce che vuole testimoniare un’antica, passata, presente, futura comune intenzione. Ricordo, vita e speranza fatta di sassi e mattoni, legno e cristalli che sono la preghiera di quanti si incontrano e fanno l'”ecclesia”.
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

Preghiera nella notte
Intervento di S.E. Mons. Erminio De Scalzi, Vicario Episcopale, Arcidiocesi di Milano

«Desidero presentarla come luogo di silenzio, di preghiera, di ascolto della Parola, di dialogo spirituale, aperta in un orario adatto per accogliere anche chi di solito non va in chiesa» spiega Mons. Erminio De Scalzi, vicario episcopale dell’Arcidiocesi ambrosiana. Sta parlando della chiesa di San Vito al Pasquirolo, un edificio seicentesco di grande pregio situato proprio nel centro della città di Milano, a due passi da Corso Vittorio Emanuele, zona di “shopping”, di cinematografi e di ritrovi che durante il fine settimana è frequentata fino a notte fonda, da migliaia di persone. Il restauro della chiesa è appena terminato e ora essa si presenta decisamente bella, splendente, nitida nel disegno. San Vito al Pasquirolo, dopo essere rimasta chiusa per 30 anni, ora viene aperta il giovedì sera, dalle 19,30 alle 23 e il sabato dalle 22 all’una, come per invitare il “popolo della notte”.
«Il restauro è stato realizzato avendo in mente proprio questa nuova iniziativa. E’ stata collocata all’ingresso una bussola di cristallo per invogliare chi passa a entrare. Qui avrà la possibilità di stare in un ambiente adatto al raccoglimento, un luogo di silenzio che consente di ritrovare se stessi, poiché il silenzio custodisce l’interiorità della persona. Oppure, se lo vorrà, potrà dialogare con un sacerdote. Ho chiesto che i giovani sacerdoti della città di Milano mettano a disposizione una giornata al mese per questo scopo. Cominceremo con tre giorni di apertura alla settimana e vedremo come andrà».
Chi si aspetta che entrerà in quella chiesa?
«Mi immagino persone pensose, che desiderano riflettere, magari sul film che hanno appena visto, magari che vengono attratte dalla bellezza artistica e architettonica dell’edificio. Entrando in questa chiesa non troveranno grandi liturgie, bensì silenzio: una pausa nel trambusto della città. Spesso noi dimentichiamo che Dio è anche silenzio. Il silenzio ci restituisce a noi stessi, non è semplice assenza di parola, anzi, ci apre all’ascolto di una parola più vera. Non per nulla questa proposta è iniziata in Quaresima, quando risuona l’invito a prendere coscienza della propria vita, del proprio cammino spirituale. Ricordo anche che proprio in questo periodo ricorre il decimo anniversario della lettera pastorale”Alzati e va’ a Ninive” dell’Arcivescovo, card. Carlo Maria Martini».
Un testo in cui si legge: “Bisogna riconoscere l’ansia e il bisogno di Dio che consciamente o inconsciamente sono in molte persone”. Mons. De Scalzi ricorda anche che San Vito al Pasquirolo si trova vicina alla Fondazione Lazzati: «E Lazzati era un uomo che coniugava la preghiera con l’impegno sociale, come anche p. Davide Maria Turoldo, dei Servi di Maria, che in passato ressero questa chiesa dalla vicina parrocchia di San Carlo al Corso».

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