Il manto odierno e la navata del ‘700


Il volume nuovo ingloba i ruderi antichi, superstiti del terremoto e questi diventano cornice dello spazio presbiterale.
La complessa articolazione volumetrica recupera spazi su diversi livelli per le attività parrocchiali e apre il tetto piano come un belvedere sul panorama. Un progetto di Gregotti Associati.

All’origine della sistemazione attuale del centro storico di Menfi sta il terremoto che nel 1968 ha abbattuto i suoi edifici più rappresentativi: la Torre che era stata eretta nel XIII secolo da Federico II e la Chiesa Madre costruita tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. La ricostruzione di queste due testimonianze storiche ha dato nuova dignità
all’antica piazza. Della Torre era rimasto un moncone: l’edificio che lo ingloba la ricorda nella forma irregolare.
Oltre che quella di proteggere il residuo storico, esso ha funzioni culturali ed espositive. Allo stesso modo il fianco destro della Chiesa Madre, con una piccola porzione di facciata e la parte terminale della navata laterale è quanto resta della costruzione settecentesca: seguendo la stessa logica, questa parte è stata inclusa nel nuovo edificio.

Prospetto principale della chiesa, al cui lato sta
il palazzo municipale e, di seguito, palazzo Pignatelli e
il nuovo edificio sulla Torre Federiciana.

Dall’alto: rilievo delle arcate superstiti e pianta della chiesa nuova.

L’area presbiterale sullo sfondo della controfacciata:
di fronte e sulla sinistra si notano i resti della chiesa settecentesca.
In alto: l’aula liturgica vista dal lato della piazza.

L’angolo della piazza tra la torre e la chiesa è chiuso dal baronale palazzo Pignatelli, che sta accanto a quella,
e dal palazzo municipale accanto a questa.
I nuovi interventi architettonici evocano gli antichi edifici tramite i loro ingombri volumetrici, e si articolano come strutture di servizio: protettive per le emergenze superstiti, capaci di valorizzarne la presenza senza sovrapporvisi, ma al contempo in grado di offrire ambienti adatti alle attività odierne.
Tanto la nuova chiesa quanto l’edificio che ingloba la torre sono volumi composti con la grafica del “moderno”, e si sviluppano in alternanze di “pieni e vuoti”, di muri ciechi, fenditure, cannocchiali visivi, sfalsamenti e scatti di superfici. Nell’assolato panorama mediterraneo, l’ampiezza della piazza diventa il luogo in cui si intreccia un dialogo diacronico che prolunga nell’oggi l’antica tradizione delle civiltà che su queste terre si sono alternate, dai Fenici, ai Greci, agli Arabi, ai Normanni.
Le dimensioni omologhe delle varie presenze contribuiscono a rendere fecondo tale dialogo nel tempo presente, disegnando un luogo di pace da cui si gode il vasto panorama circostante.

Prospetto centrale della chiesa, verso il colonnato
appartenente all’edificio storico sul quale si
appoggia la pedana presbiterale.

La Chiesa Madre è stata sviluppata secondo un asse ortogonale rispetto a quello della chiesa settecentesca, mentre il prospetto principale è rimasto posizionato sulla piazza, dove si trovava l’antica facciata. Questo comporta che chi entra dalla piazza, dove sta la facciata principale, trova l’altare sulla destra, posto al centro di quella che era la parete laterale.
Ma l’ingresso più agevole ora è dalla strada laterale, attraverso ampie porte a vetro. Da qui ci si trova di fronte alla pedana del presbiterio, di poco sopraelevata sul livello dell’aula. Così le antiche arcate danno dignità storica alla zona dell’altare, di fronte all’assemblea.
Il progetto originario dei primi anni ‘90 prevedeva l’assemblea disposta su tre lati di un altare collocato in posizione avanzata, ma nella sistemazione definitiva si è preferito, pur mantenendo l’orientamento generale del progetto, disporre l’altare frontalmente su una pedana presbiterale longitudinale, che valorizza la presenza delle antiche arcate con le opere pittoriche e scultoree che compaiono tra le colonne.
Le superfici dipinte sono state oggetto di un attento restauro, con velature cromatiche a integrazione delle lacune verificatesi.

Chiesa Madre, Sant’Antonio da Padova, Menfi (Agrigento)

Progetto: Gregotti Associati International (Archh. Augusto Cagnardi, Vittorio Gregotti, Michele Reginaldi) con Archh. Mauro Galantino, Piero Carlucci, Agostino Cangemi, Cristina Calligaris
Calcolo strutture: Ing. Antonio Cangemi Leto – Studio Cangemi
Restauro: Serena Bavastrelli, Mario Bonicelli, Bernardo Percassi, Luca Zigrino
Dimensioni: mq 3000, numero sedute aula 160
Cronologia: progetto 1993, costruzione 1999-2004.

In basso, da sinistra: prospettiva dalla scala verso la piazza e oltre, verso il mare; il castello delle campane.
La facciata principale. Il rivestimento esterno è in pietra locale.

Così entro la chiesa si realizza l’incontro tra il nuovo e l’antico: la pulizia di linee del nuovo ne evidenzia il ruolo di architettura intesa a valorizzare le preesistenze. All’ornato settecentesco scandito dal ritmo del colonnato, fanno riscontro superfici segnate da linee ortogonali, pareti traforate a carabottino sui lati dell’aula, un soffitto retto da leggere travature a setti paralleli.
La scena appare inconsueta, ma la commistione di stili attiva un dialogo fecondo.
Nel complesso, l’interno risulta organizzato da una trama ortogonale nella sua parte attuale che così si stacca decisamente dallo sfondo storico.
Quest’ultimo resta sommamente valorizzato nella contrapposizione della sua agile movimentazione baroccheggiante, dei suoi decori e delle molteplici sculture colorate. I luoghi liturgici, altare, ambone, sede presidenziale, disegnati con piglio moderno tendente al minimalismo, emergono entro questo dialogo con accentuazioni di astrattezza nel disegno, ma marcatamente presenti e concreti nella loro materica corposità: come le quattro poderose colonne, che sono disposte in pianta come ai vertici di un trapezio, imponenti cilindri di geometria pura.
La nuova chiesa ha un tetto praticabile, da cui si possono godere due panorami: marittimo, guardando oltre la piazza, e dell’interno, sull’altro fronte.
Vi si arriva da diverse scale, una delle quali si inerpica dal vicolo che separa la chiesa dal palazzo municipale. Sui tre livelli di cui si compone l’edificio trovano posto anche una biblioteca, la canonica e le aule parrocchiali.

(R.R.R.)

 

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Pubblicato in FARE

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