Il luogo della comunità

GESÙ A NAZARET, MILANO

Una chiesa vissuta, partecipata, sentita: più che una semplice architettura. Questa infatti può essere clamorosa, strabiliante, geniale ma se una comunità non la fa propria, è destinata a restare spoglia e muta. La chiesa di Gesù a Nazaret, realizzata su progetto di Giovanni Buffa e Ambrogio Camisasca, è arricchita dalle vetrate di Pietro Nimis, dai dipinti di Letizia Fornasieri e dal lavoro di attenta regia del parroco, don Egidio Villani, il quale ha saputo animare il dialogo che ha reso eloquenti muri, mattoni e colori.

Il profilo semplice e nitido della chiesa è caratterizzato dal campanile, in posizione avanzata sul sagrato, raccordato all’aula da un elemento triangolare. L’aula è a pianta quadrata con l’assemblea disposta a ventaglio.

Il quartiere è quello di Crescenzago, alla periferia nord di Milano. Ci sono ancora alcuni prati malcerti, attraversati da qualche roggia e irti di molti tralicci, assediati dai palazzi che avanzano preceduti dalle gru. Quando arrivò don Egidio, nei primi anni novanta, le case erano ancora poche e della chiesa nuova c’era solo il progetto.
«Cominciammo a celebrare nella chiesetta del XVI secolo – racconta il parroco – ma presto questa non fu più sufficiente. Chiedemmo in uso la stalla di una cascina fatiscente: la restaurammo un poco, la abbellimmo. Per noi divenne come una cattedrale…»
Col crescere della comunità, maturarono le condizioni perché la nuova chiesa potesse essere costruita. La prima pietra fu posata nel 1995. Ma già era cominciato il dialogo con gli architetti Giovanni Buffa e Ambrogio Camisasca che, su incarico della Diocesi, avevano preparato il progetto fin dal 1988. «La chiesa deve essere un segno inequivocabile e riconoscibile» dicono. Per questo il campanile è fondamentale.

Chiesa di Gesù a Nazaret, Milano

Indirizzo: Via Trasimeno 53, Milano
Progetto: Dr. Arch. Giovanni Buffa, Dr. Arch. Ambrogio Camisasca, Milano
Struttura: Dr.Ing. Corielli
Poli liturgici e vetrate: Prof. Arch. Pietro Nimis
Dipinti: Letizia Fornasieri
Panche: Caloi Industria Srl, Susegana (TV)
Mattoni: RDB Spa, Pontenure (PC)
Campane: Ciampi & C., Rodano (MI)
Marmi: Grassi Vittorio e Figlio, Nanto (VI)
Esecuzione vetrate: E. Cerioli “L’ar te nel vetro” Capergnanica (CR)
Impianto di riscaldamento: I.T.I.S.A., Rozzano (MI)

Un segno forte, universalmente riconosciuto e che dà l’orientamento a tutto l’intorno. Così i progettisti presentano la loro opera:
« La torre campanaria è l’elemento caratterizzante. Di pianta quadrata, posta al centro della facciata, ad essa si raccorda un volume basso e triangolare sotto il quale uno spazio in funzione di atrio realizza, con il sagrato, il delicato passaggio dall’esterno all’interno. I volumi sono essenziali, privi di monumentalità, rivestiti in laterizio a ricordo del bel cotto lombardo e delle vecchie cascine della zona. Con la sua pastosa tonalità il cotto contribuisce all’individuazione visiva della struttura». Anche la pavimentazione del sagrato è in mattoni e così si distingue nettamente dall’asfalto delle strade. Nel dialogo tra progettisti e parroco, che ha lasciato intatto il profilo esterno, con la sua sobria vena nordica, si è presto inserito anche l’architetto Pietro Nimis, artista dalla profonda sensibilità liturgica. In questo modo è stato portato a maturazione il disegno dello spazio interno. Questo, imperniato sull’asse centrale che dal fonte battesimale conduce all’altare, appare straordinariamente ampio e luminoso.

Tale effetto è raggiunto grazie all’invenzione dell’ombroso passaggio coperto tra sagrato e chiesa, sotto il campanile: oltre la penombra, l’aula ecclesiale apre una nuova prospettiva di luce, dominata dalle policromie delle vetrate laterali che dolcemente pennellano pareti e pavimenti, senza imporsi fragorosamente, ma di sbieco, come schermate. I sapienti effetti luministici delle vetrate sottolineano l’importanza del passaggio centrale, su cui si impernia l’aula: il mosaico pavimentale presenta un corso d’acqua che dal battistero raggiunge l’altare. Così nella chiesa prende vita un discorso simbolico di facile e inevitabile lettura: chiunque entri non può evitare di percorrere, se non coi piedi, con la mente, quel cammino che dal luogo dell’iniziazione cristiana conduce al luogo della Cena del Signore. «Tutte le decorazioni sono state pensate secondo lo spirito della catechesi – spiega don Egidio – e quando parlo amo riferirmi al tabernacolo, al Cristo risorto posto sulla parete di fondo, o al quadro con la crocifissione, ben visibile a lato della navata». Il passaggio tra sagrato e chiesa è mediato dall’elemento triangolare che raccorda il campanile.

Le vetrate

Si compongono seguendo la ritmica scansione dei serramenti basati sul modulo del quadrato. Va ricordato che i progettisti, nel definire lo spazio interno, hanno sapientemente disposto i serramenti laterali in modo perpendicolare ai due fianchi dell’aula. Questa scelta favorisce la vista frontale della facciata principale e del presbiterio; tutte le altre vetrate minori vengono scoperte dall’osservatore gradualmente, una alla volta, avanzando all’interno della chiesa. Questa disposizione permette alla luce del sole di proiettare i colori delle vetrate laterali radenti al muro, con effetti suggestivi e cangianti nelle varie ore del giorno.

Il mattone caratterizza tutto il manto esterno dell’edificio, incluso il piano del sagrato,e
il corpo dei servizi parrocchiali (sulla sinistra nel prospetto frontale della chiesa). La maglia quadrata su cui è impostato il progetto, è stata trasfigurata dalla preminenza del campanile.

Il fonte battesimale è posto di fronte all’altare al quale è visivamente raccordato da una lunga striscia a mosaico che percorre il pavimento in leggera pendenza. Il colore del mosaico, posato da Danilo Masutti, è sui toni verde-azzurri che ricordano l’acqua battesimale.

L’impresa e la Chiesa: CALOI S.r.l.

L’arredamento della chiesa Gesù a Nazaret è stato fornito dalla ditta CALOI S.R.L. di Susegana (TV). La ditta, fondata nel 1922, è da sempre leader in questo particolare settore. È fornitrice della Santa Sede e collabora abitualmente con importanti architetti (da Gio Ponti a Richard Meier). Anche in questa realizzazione sono stati utilizzati banchi con sedile sagomato anatomico (mod. ROMA) e con raggi di curvatura variabili adattati alla particolare pianta dell’aula . La Caloi è stata infatti la prima azienda a introdurre queste innovazioni ancora 20 anni fa, necessarie per adattare gli arredi alle esigenze delle chiese moderne. Un altro aspetto molto importante della produzione Caloi è la scelta e la stagionatura del legname che, in questo caso, è faggio evaporato di Slavonia tinto noce. Infatti la Caloi è l’unica azienda che fa stagionare le tavole naturalmente in catasta nei propri piazzali seguendo tutti i passaggi dal tronco al semilavorato pronto per essere verniciato; si garantisce così la massima qualità nel tempo. La Caloi ha inoltre completato la fornitura degli arredi con le sedie accatastabili ed agganciabili (visibili nelle foto) che fanno parte della collezione di arredi per comunità, cinema, teatri.

Il criterio utilizzato per progettare le vetrate è stato principalmente di permeare lo spazio interno con una luce modificata tramite il colore. E’ stato esguito in proposito uno studio di base circa la luminosità dell’ambiente, allo scopo di graduare la luce nella giusta misura e conservare perciò una buona luce naturale che favorisse il raccoglimento. La preoccupazione principale è stata di poter cogliere colorazioni diverse associandole, con la rotazione del sole, alle varie ore del giorno. L’iconografia occupa quindi un ruolo forse secondario, ma non privo di significato. Le immagini sono semplificate e stilizzate ai limiti dell’astrazione e ricordano caratteri simbolici primari che si accompagnano alla liturgia ed alla teologia. Per le vetrate minori disposte lateralmente, il desiderio è stato di costituire in dodici composizioni un “calendario liturgico” ispirato ai vari momenti della vita della Chiesa vissuti dalla comunità nell’arco dell’anno.

Le vetrate rivestono un’importanza fondamentale: la loro luce plasma l’ambiente in ogni sua parte.

Le vetrate risultano perfettamente integrate nel disegno architettonico e svolgono, prima che una funzione iconografica, una funzione cromatico-illuministica efficace quanto controllata. In alto: la mappatura dell’effetto cromatico nei vari ambienti. Sono divise in quattro zone:1) presbiterio, con i due temi dell’Angellus (Annuncio e Incarnazione); 2) In controfacciata, l’albero della vita e la barca di Pietro, figura della Chiesa (vedi al centro in questa pagina); 3) nelle pareti laterali, i principali momenti dell’anno liturgico; 4) il Giubileo nella cappella feriale dominata dall’immagine della SS.Trinità . A sinistra: la vetrata di controfacciata e un confessionale. A destra: uno degli accessi.

L’impresa e la Chiesa:
EUGENIO CERIOLI L’ARTE NEL VETRO

L’ARTE NEL VETRO si è realizzata attraverso la lavorazione del vetro, materia nobile per natura. Attraverso la trasparenza del vetro soffiato e stampato, Eugenio Cerioli ha conosciuto la delicatezza delle ombre, i chiaroscuri; lavorando il colore nelle sue tonalità ha dato un’anima alle opere; pitturando con le grisaglie ha esaltato il linguaggio, il corpo; legando con il piombo ha marcato il segno. Con il genio e l’estro degli artisti che collaborano con lui, ha creato opere che rimarranno nel tempo. Con questa formula L’ARTE NEL VETRO realizza vetrate artistiche in edifici sacri (chiese, ecc.) e residenziali (case, ecc.). A disposizione del progettista o dell’artista viene messa tutta l’esperienza e l’impegno di Eugenio Cerioli e dei suoi collaboratori, così che il risultato sia inserito in un contesto originale, unico. L’ARTE NEL VETRO realizza l’opera dall’idea del committente, sia una composizione classica figurativa che modera, prepara studi e bozzetti in scala e a colori, oppure cartoni in grandezza naturale per un effetto immediato. Viene utilizzato qualsiasi tipo di vetro (Eugenio Cerioli però consiglia il vetro soffiato a bocca, tirato a mano colorato in pasta) e la tecnica più idonea, secondo le esigenze del committente. Pitture con grisaglie colorate e cotture a più passaggi a gran fuoco. Per la struttura è usato piombo saldato con stagno o la tecnica dello stagno colato, del collage con resine, della vetrofusione di vetro compatibile, con esecuzione a regola d’arte. Se il lavoro lo richiede, le vetrate vengono inserite anche in vetrocamera con vetri anticaduta. L’ARTE NEL VETRO compie sopralluoghi e prepara preventivi senza impegno, realizza anche mosaici, statue, affreschi, pale di altari, i telai per integrarli nelle vetrate, completi di apribili, con motori, effettua la posa in opera con attrezzature moderne ed efficienti.

Il dipinto

Cristo attorniato dai due ladroni è calato nella realtà attuale.

«Ho fortemente voluto che questa chiesa
fosse dedicata a “Gesù a Nazaret” – sottolinea don Egidio – perché quello è il periodo della vita di Gesù del quale non sappiamo nulla: il periodo della vita nascosta. Questo per me rappresenta un richiamo alla quotidianità, alla vita di tutti i giorni». E in questo Gesù a Nazaret ritroviamo tutti noi, ognuno con la propria vita che trascorre lontano dai riflettori della scena pubblica, un Gesù vicino alle nostre case, alle strade dove passiamo tutti i giorni. È questa l’immagine che riprende il grande dipinto di Letizia Fornasieri, posto sulla parete di sinistra, a conclusione di una “via crucis” particolare, anch’essa totalmente radicata nella quotidianità. Il dipinto si presenta come un trittico a due brevi ante che, anche quando sono chiuse, lasciano vedere l’immagine centrale di Cristo in croce. Quando è chiusa, sull’anta di sinistra di vede la stessa chiesa Gesù a Nazaret, su quella di destra, la chiesetta di San Mamete e la cascina con la “stalla cattedrale” dove nei primi anni ha celebrato e vissuto la “giovane” comunità. Leonardo Servadio

 

 

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