Il luogo della comunicazione

Pope John Paul II Cultural Center a Washington (D.C. – USA)

Scopo del Centro Culturale Giovanni Paolo II, progettato da Leo A Daly, è quello di costituire un punto di riferimento
internazionale per lo studio del magistero cattolico. Con lo sguardo rivolto al futuro, il Centro è pensato anche quale
luogo di incontro, perché la tradizione cattolica possa rivolgersi e misurarsi con altre confessioni.

L’idea del Centro è stata concepita ed elaborata dal Card. Adam Maida, quando nel 1989 era arcivescovo di Green Bay, in California. Oggi il Card. Maida, presidente della Fondazione Culturale "Pope John Paul II" è arcivescovo di Detroit. All’origine si pensava che il Centro dovesse essere costituito da una biblioteca, che potesse fungere da punto di riferimento per gli studiosi del pensiero cattolico contemporaneo. Tuttavia, l’idea originaria si è evoluta, anche sotto impulso personale del Papa, sino a diventare un più ampio centro culturale, aperto allo studio e al dibattito sull’importanza dell’insegnamento cattolico nel mondo contemporaneo. Oltre alla biblioteca e alle dotazioni
elettroniche e interattive, il Centro ospita un Museo della fede, destinato a ospitare anche esposizioni temporanee provenienti dal Vaticano. In tal modo si costituisce come luogo privilegiato di incontro tra il messaggio cattolico e la società civile americana. Dietro indicazione di Giovanni Paolo II, come sede del Centro è stata scelta Washington,D.C. Implicitamente si riconosce con questo che la capitale americana costituisce il punto di incontro focale della cultura nel ventunesimo secolo. Anche Roma, New York, Cracovia erano state considerate come candidate.

L’immagine della facciata principale pone in evidenza
la ricchezza di aperture del complesso.

Il centro sorge in una zona alberata del campus della Catholic University of America, l’unica università pontificia degli Stati Uniti, non lontano dal santuario nazionale dell’Immacolata Concezione. Nelle vicinanze si trova anche la sede della Conferenza Episcopale Statunitense. "Probabilmente il Centro Culturale Giovanni Paolo II è la migliore architettura edificata a Washington nel corso degli ultimi dieci anni" ha detto Greg Hunt, Rettore della Scuola di Architettura della Catholic University of America. "E’ un edificio che onora il Papa con un disegno che rivela una sensibilità architettonica non comune per la capitale".Washington è una città in cui si contrappongono la parte pubblica, ricca di manifestazioni architettoniche di dimensioni grandiose e dal disegno solenne, a zone di edilizia uniforme a volte sciatta, ove risiede una popolazione prevalentemente di colore – in maggioranza i benestanti che
ruotano attorno all’amministrazione vivono fuori dalla città. L’architettura di questo centro culturale si costituisce,
in tale contesto, come un esempio di edificio pubblico, di discrete dimensioni, ma non imponente, misurato e armonico. Lo studio di architettura che ha progettato il complesso, Leo A Daly, è uno dei maggiori degli Stati Uniti.

Pope John Paul II Cultural Center, Washington, D.C. (USA)

Progetto: Leo A Daly,Washington, D.C.
Project designer: Lori Arrasmith
Project architect: Adriana Radulescu
Project officer: Al O’ Konski
Construction administrator: Ellis Whitby
Interiors project architect: Timothy Grandy
Design team: D. Barboza, R. Clarke, F. K. Dyer,
P. Ionata,T. McMennamin, R. Osborne, S. Raffik,
C. Schilling, F.Vakilli, S.Whitehead.
Date: 1995 inizio progetto 2000 completamento edificio
Sezione trasversale dell’edificio; le piante del piano interrato e del piano terra.

"Finalmente Washington ha ricevuto una trasfusione da fonte inattesa: la Chiesa Cattolica" ha scritto Sara Hart su Architectural Record. Una affermazione che indica quanto sia importante l’architettura per testimoniare un messaggio a fronte della società contemporanea. Nell’architettura del Centro compaiono elementi che richiamano la tradizione cattolica. Per esempio l’elemento cilindrico che si accosta al fronte principale e che diventa motivo di riconoscimento: memoria del battistero o del campanile. La cappella, l’altro elemento che fuoriesce dalla parte opposta della facciata, è sormontata da due bracci a ponte che formano una croce: questa resta in tal modo come parte strutturale dell’edificio. Mentre un’altra croce si erge agile e svettante al di sopra della copertura. Tutto il rivestimento esterno è in marmo
bianco: ma in facciata le aperture si allineano in diverse serie sovrapposte, così da renderlo trasparente. Mentre nel fronte posteriore la parete è interamente vetrata.

L’interno del Centro è caratterizzato da ampi spazi,
con finestre spesso colorate.
In primo piano, la
statua del Pontefice.

Si tratta quindi di un’attenta contaminazione tra elementi riconoscibili dalla tradizione, ma rivista in chiave contemporanea, secondo una logica composta pur senza rinunciare alla scala della monumentalità. Il cilindro contiene l’ingresso: un’ampia hall luminosa che serve al visitatore per orientarsi tra le diverse opzioni che il centro gli presenta. Uno specchio d’acqua prolunga l’immagine della facciata e della cappella, insinuandosi al di sotto del suo volume. Così questo, che resta staccato dal corpo principale, si presenta come in parte sospeso tra la croce e l’acqua battesimale. La copertura si eleva su una doppia serie di colonne, e ha forma d’ala: una lamina di rame inclinata, leggera. All’interno domina il colore soffuso da finestre strombate e di ruvide pareti, come quelle che accompagnano le rampe a leggera inclinazione che consentono il passaggio tra i diversi livelli. Un sistema che esalta la sensazione di apertura e di libertà di movimento.

Interno della cappella
Una delle rampe che corrono lungo la parete vetrata posteriore
L’interno del volume di ingresso.
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