Il grande segno che apre la via

LA PORTA BRONZEA DELLA CATTEDRALE DI LECCE

I segni dell’arte manifestano la gloria del Signore e inducono il credente a travalicare l’angusto recinto del finito per indirizzarsi verso l’infinito. In particolare il portale del sacro edificio è metafora della «gloria di Dio»: è quanto ritroviamo espresso nella porta bronzea della Cattedrale di Lecce, opera di Armando Marrocco per il Giubileo del 2000, qui commentata da Carlo Chenis.

L’impegno artistico, che ha indulgenziato i giorni giubilari del Maestro, trova suggestivo riscontro in un’opera marcatamente cristologica e squisitamente ecclesiale, oltreché fortemente materica e incisivamente organica. È Cristo che dà il senso del tempo eternizzando coloro che lo seguono sulla via della croce. Tempo e spazio diventano elementi di una narrazione “assoluta”, laddove la figura è sciolta dai vincoli della contingenza per svelare gli eventi dello spirito. Il tormentato scorrere cronologico si sublima nella risoluzione artistica del Maestro con l’intento di esporre l’amorevole flusso dello Spirito. Il tempo del mondo diventa così tempo pentecostale; i sapori ancestrali assumono valori trascendenti. Il portale, plasmato con ordinato vigore scultoreo, descrive ed esorta il credente al passaggio dal tempo afflitto e crepuscolare della situazione mondana al tempo beatificante e radioso della Chiesa celeste. Quanto impresso nel bronzo da Armando Marrocco è immagine riflessa e ideale della Chiesa peregrinante che, attraverso il martirio della ferialità, si dirige verso la celeste Gerusalemme. Tale desiderio di futura gloria, non fa dimenticare i tormenti del quotidiano nel succedersi delle generazioni. L’artista stratifica su piani il comporsi del popolo di Dio, quasi a modo di plastico le cui sagome si sovrappongono per esprimere l’unica geografia della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Il disegno non vuole rappresentare una tipologia impersonale, bensì la comunità dei credenti che riconosce nella Chiesa di Cristo il luogo privilegiato della salvezza. Il “già e non ancora” della vicenda terrena è dato dalla tensione materica che è forza, ma anche sofferenza. Gli ambivalenti solchi che feriscono e riuniscono l’intero componimento iconografico possono rappresentare, sia l’espandersi dello Spirito sulla faccia della terra, sia le tensioni nella testimonianza della fede.


La porta della Cattedrale di Lecce (dall’interno). La porta della Cattedrale di Lecce “Cristo Luce del mondo”. Opera di Armando Marrocco, 2000. Bronzo patinato e cristalli colorati. Porta della Cattedrale di Lecce, particolare: Martirio dei Patroni protettori.

Le dosate superfici, in cui compaiono originalmente calchi di ruvida trama, personalizzano emblematicamente le figure conferendo all’insieme il crisma dell’individualità. Le dinamiche arcaizzanti e cosmologiche si fondono in moderni e strutturati stilemi. Iconologicamente la Chiesa universale trova così attuazione nelle singole chiese particolari e queste sono proiezione di quella. Ecco allora che il portale della Cattedrale è simbolo della meta. È discreto incoraggiamento ai credenti per varcare le soglie della speranza. È piacevole stimolo ai lontani al fine di introdurli nel sacro recinto. È per tutti devoto richiamo ad accrescere la sensibilità religiosa. È per i fedeli pregustazione estetica delle mistiche gioie del Regno. Maria immagine esemplare della Chiesa e della nuova umanità in Cristo è fissata dal Maestro nella mistica contemplazione, a faccia a faccia, del Cristo glorioso nella sua Pasqua. Il sole e la luna, nella loro gemmata iridescenza, segnano la risoluzione finale di tutte le realtà ridonando pienezza alla creazione. Il globo terrestre, che incentra il componimento scultoreo, è percorso dal solco profondo della croce, così che Cristo è presentato come primizia a cui fanno seguito i cristificati. Cristo è presentato come “luce del mondo”, colui che, elevato da terra, ha attirato tutti a sé. È il Cristo pasquale che illustra e garantisce il passaggio dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dal peccato alla grazia.Tale emblema, che svetta nella sommità dell’opera, genera fascino apocalittico. Sono infatti rivelate le realtà ultime allorquando il Cristo giudice di misericordia accoglierà i credenti alle “porte del cielo”. Nell’arte cultuale cristiana il portale è elemento peculiare di intenso fascino iconografico e di doviziosa pregnanza simbolica. Come segno architettonico si correda di istanze culturali e religiose fino a diventare luogo liturgico e metafora dell’ascesi mistica. Simbolicamente esso accoglie la comunità dei credenti, anticipa la struttura del luogo cultuale, prelude la soluzione ultima della storia. È pertanto diaframma e, nel contempo, varco di accesso tra il profano e il sacro. È l’elemento che permette l’ingresso alla “casa di Dio”, pur distinguendola tanto dall’ambiente naturale quanto da quello urbano. Il portale firmato da Marrocco, in memoria dell’evento giubilare a cardine tra il secondo e il terzo millennio dell’era cristiana, assolve alla funzione di araldo che invita, presenta, chiede, emoziona. Invita il fedele ad entrare per celebrare i divini misteri ed il lontano ad introdursi in un luogo separato da quelli abituali della convivenza civile. Presenta la par ticolare destinazione d’uso dell’ambiente e la sua dedicazione a Cristo, alla Madonna, ai Martiri. Chiede un atteggiamento devoto suggerendo conversione, raccoglimento, preghiera. Emoziona con la bellezza delle forme che evidenziano i contenuti, così da indurre al diletto della contemplazione estetica e conseguentemente al desiderio di quella mistica. Nel suo insieme artisticamente articolato e coerente, il portale della Cattedrale diventa elemento di forte richiamo, che ben si inquadra distinguendosi nell’architettura di buona fattura della facciata. Nel suo contenuto diffusamente spirituale si impone al viandante obbligandolo a prendere posizione su se stesso fino a proporgli di diventare pellegrino dell’Assoluto. Nel contesto cristiano l’attraversamento della porta del sacro edificio assume un significato liturgico-sacramentale. Da una parte, è segno che indica, sial’accoglienza divina nella Chiesa dove “nessuno è estraneo” (Paolo VI, Omelia 8 dicembre 1965), sia la divina munificenza che fa della Chiesa il sacramento universale della salvezza. Dall’altra parte, manifesta l’impegno dell’uomo di buona volontà, ed in particolare del credente, a varcare le soglie dell’edificio cultuale con animo penitente e gioioso, poiché il dono della conversione comporta anzitutto la coscienza di incontrare Cristo, porta del suo Regno. Tale gesto esige la professione di fede in Gesù Cristo confidando in lui per essere realmente e meritatamente “nuove creature”. L’opera del Marrocco deve dunque provocare ed evocare l’itinerarium mentis et cordis ad Deum, dal momento che il Maestro si è abituato a pregare e far pregare con il bronzo.
Rev. Prof. Carlo Chenis, Segretario, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa

Porta della Cattedrale di Lecce: particolare del sole (bronzo e cristallo). Porta della Cattedrale di Lecce: particolare del campanile. Montaggio della porta, nel dicembre 2000, a cura dei tecnici della Fonderia CUBRO di Novate Milanese (MI). La Fonderia CUBRO è stata scelta dalla Committenza, dopo aver verificato le capacità di lavorazione e la competenza in materia.

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