Il fuoco dell’immortalità

 

In ogni società antica, il focolare è lo spazio più sacro della casa. In tutte le religioni, il valore religioso del focolare viene incarnato da figure divine; a volte, sono piccoli geni protettori (come i Lari latini), a volte sono divinità venerande, la Vesta dei romani e la sua corrispondente greca, Hestia, che rappresentano l’essenza stessa della vita civile: sinché il fuoco sacro che esse presiedono continua a brillare nel cuore della città, la vita può proseguire come prosegue dall’inizio dei tempi, sotto la protezione del fuoco sacro; ma se il fuoco sacro, per qualche motivo, si estingue, questo è il segno certo di una rovina che si approssima….

IL MITO DEL FUOCO TRA STORIA E LEGGENDA

Il fuoco dell’immortalità

I l focolare tra i popoli antichi è dunque un luogo denso di valori simbolici. Il fuoco ha anche un valore fondamentale nei riti iniziatici: è un fuoco che rigenera e purifica, e in questo modo cancella il periodo di esistenza trascorso e ne rende possibile una nuova. Questo è appunto il valore della cremazione: un corpo oltraggiato dalla morte, posto sul fuoco, diviene un corpo immateriale che sottrae la carne alla corruzione e libera la parte invisibile dell’uomo; perciò cremare un corpo significa consentire al defunto il passaggio nel mondo dei morti e degli spiriti. Anche al momento della nascita il fuoco viene spesso usato come strumento simbolico, per consentire l’ingresso del neonato nella famiglia; il fuoco purifica il neonato che si affaccia dal mondo oscuro della non esistenza, eliminando gli influssi maligni che esso potrebbe portare con sè.

Amphidromia: il cerchio magico.

Ad Atene, il focolare domestico era appunto il centro di una sorta di battesimo simbolico attraverso il fuoco, la co-siddetta amphidromia (vale a dire corsa attorno al focolare): dopo alcuni giorni dalla nascita, il padre prendeva in braccio il piccino e correva varie volte attorno al focolare posto al centro della stanza, tracciando una specie di cerchio magico. Correndo intorno al focolare, pronunciava per la prima volta il nome del bambino, che in questo modo veniva accolto nella famiglia.

Il mito di Demetra.

Il valore magico di questa specie di battesimo è riflesso nei racconti mitici. Si raccontava che un giorno Demetra, la gran dea delle messi, addolorata perché sua figlia Persefone era stata rapita dal re dei morti, abbandonò l’Olimpo e si mise a girare per il mondo, sotto l’aspetto di una vecchierella mendica. Infine giunse alla città di Eleusi, dove il re di quella terra, impietosito, la assunse come balia del suo figlioletto neonato, Celeo; ma una dea sa essere grata a chi la onora. Così ogni notte, mentre tutti dormivano, Demetra prendeva il neonato dalla culla e lo poneva sopra la fiamma del focolare domestico sempre acceso; tutto si svolgeva nel più perfetto silenzio, perché quella era una fiamma divina e non bruciava, il bambino era avvolto dal fuoco ma la sua pelle anziché carbonizzarsi diventava ogni mattina più bella e liscia, e il suo corpo fioriva ogni giorno di più: la dea compiva questo rito per rendere immortale il bambino, dato che durante la notte il fuoco consumava una parte della natura mortale di quel bambino e alimentava quella eterna. Certamente Celeo sarebbe diventato immortale come un dio, ma lo sguardo degli uomini è corto e non sa vedere le cose segrete: infatti, una notte la madre si svegliò, vide la culla vuota e si mise alla ricerca del figlioletto. Arrivata nella grande sala del focolare, vide con raccapriccio la vecchia mendicante che per pietà avevano assunto come servente mentre protendeva il bambino sopra la fiamma del focolare. La donna urlò, svegliando tutta la casa, la famiglia accorse: così l’incantesimo fu interrotto e Demetra, adirata, riprese la maestà della figura divina e ai suoi ospiti disse: “Sciagu-rati, voi avete impedito che vostro figlio diventasse immortale e passasse tutti i giorni futuri banchettando insieme agli dei; ma i doni degli dei non sono vani: egli diventerà un re famoso, e un giorno fonderà in mio onore i riti più santi, i Misteri Eleusini”. La testa della dea sfiorava le travature del soffitto, il fuoco proiettava sulle pareti un’ombra immensa che riempiva tutta la stanza, nient’altro si udiva nella casa, anche gli animali tacevano nelle strade e sugli alberi; l’attimo dopo, la dea era scomparsa. Il fuoco si alzava dal focolare, dritto come la punta di una lancia o come una spiga di grano nel momento in cui l’estate s’infiamma. (Giulio Guidorizzi)

IL MITO CONTINUA…

Demetra, grazie a Zeus, poté riavere la figlia. Ma Ade, prima di rilasciarla, facendole mangiare un seme di melograno compì un prodigio: Persefone era costretta a fare ritorno per sei mesi all’anno nel regno dei morti, e Demetra diede origine in questi mesi all’autunno e all’inverno, mentre nei rimanenti sei mesi Demetra fece rifiorire la natura e diede origine alla primavera e all’estate. Il mito continua…

Dott. Prof. Giulio Guidorizzi, docente di Lingua e Civiltà Greca presso l’Università degli Studi di Milano. Nella sua vasta produzione scientifica spiccano una serie di traduzioni di testi teatrali e poetici greci (come le Baccanti di Euripide, ed.Marsilio,1997; Lirici Greci, ed. Mondadori, 1993) e una storia della letteratura greca (Il mondo letterario greco, ed. Einaudi scuola, 1999). La mitologia comparata è uno dei suoi settori per i quali ha conseguito fama internazionale; tra l’altro ha pubblicato la traduzione dei due più importanti manuali della mitologia antica, la Biblioteca di Apollodoro, (ed.Adelphi 1996), e i Miti di Igino, in pubblicazione in questi giorni sempre per l’editore Adelphi.

 

 

   
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