Il faro del villaggio

Una chiesa di periferia che balza agli onori della cronaca mondiale. Realizzato su disegno dell’architetto newyorkese Richard Meier, il nuovo centro parrocchiale si distingue, tra i palazzi del quartiere, per le pareti ricurve che salgono verso il cielo, di un colore bianco ricco di luminosità. Un’opera che è già entrata nella storia dell’architettura.

Il primo Convegno sul progetto “50 chiese per Roma 2000”, organizzato nel 1993 in collaborazione con CHIESA OGGI architettura e comunicazione. Il progetto fu lanciato dal Vicariato allo scopo di dare a tutti i nuovi quartieri periferici un centro parrocchiale adeguato: tra questi anche Tor Tre Teste. Nella foto, da sinistra: S.Em. Card. Giacomo Biffi, S.Em. Card. Camillo Ruini, S.Em. Card. Dionigi Tettamanzi.

"Questa chiesa rimarrà a perenne ricordo dell’Anno Santo del 2000 e del XXV del mio pontificato. Invio dunque la mia benedizione auspicando che la lieta circostanza sia stimolo per una sempre maggiore lealtà a Cristo"
Messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II (per la dedicazione della chiesa Dio Padre Misericordioso a Tor Tre Teste)

" Oggi è un giorno di gioia per tutti noi, ma è anche un giorno importante in quella vicenda straordinaria che è la storia della nostra diocesi, che può festeggiare una chiesa intitolata a quella misericordia divina, caratteristica del pontificato di Giovanni Paolo II fin dalla sua seconda enciclica, e che è rivelazione del cuore di Dio agli uomini. Attraverso la porta che in essa Cristo spalanca, l’umanità è chiamata a entrare"
S.Em. Card. Camillo Ruini Vicario Generale di Sua Santità (dall’omelia nel giorno della dedicazione della chiesa Dio Padre Misericordioso, 26 ottobre 2003)

La chiesa, come si presenta a chi arriva dalla strada che attraversa il quartiere di Tor Tre Teste.

La grande vetrata della facciata, arretrata rispetto ai setti verticali che definiscono l’edificio sui lati.

Si scorgono da lontano emergere tra i caseggiati. Non con la decisa verticalità del grattacielo, ma con la morbida curva ascendente che di per sé costituisce un segno di fortissima caratterizzazione. Demarcano il luogo ove sorgono con trascinante energia: malgrado la collocazione non sia topograficamente centrale nel contesto del quartiere, la chiesa diventa immediatamente il luogo di riferimento dell’abitato. Non solo dello spazio urbano, ma anche di un passaggio epocale. Non per nulla è stata designata “chiesa del Grande Giubileo dell’anno 2000”. Si stacca con decisione dalle tendenze che ricercano il nascondimento o che interpretano l’integrarsi nel contesto come un confondersi con esso. La chiesa “Dives in Misericordia”, ovvero “Dio Padre Misericordioso”, si distingue, emerge, si stacca. Diventa elemento caratterizzante per tutto l’intorno, la sua stessa forma sembra implicitamente comunicare un messaggio. Le tre grandi pareti a sezione di sfera allineate alla sinistra di chi arriva sul piazzale, sembrano, proprio grazie alla loro sfericità, richiamare l’immagine della totalità: della completezza. Ma una completezza aperta, pronta all’accoglienza. La nuova chiesa di Tor Tre Teste ha una storia lunga. Nei primi anni ’90 il Vicariato lanciò il grande progetto “50 chiese per Roma 2000”. L’obiettivo era quello di dotare tutti i quartieri periferici del loro centro parrocchiale per il grande Giubileo di fine millennio. Nel 1993 si svolse un primo concorso internazionale di idee per due complessi parrocchiali, cui parteciparono centinaia di architetti. CHIESA OGGI architettura e comunicazione collaborò attivamente all’organizzazione di quel con-corso così come del primo Convegno che fece il punto sul progetto per le periferie della città (CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 5 ne ha pubblicato gli atti). Come spiega il prof. Paolo Portoghesi: “Fu dichiarato il vincitore per uno solo dei due complessi. Per l’altro, quello di Tor Tre Teste, fu solamente segnalato un progetto ma non fu indicato alcun vincitore…. Piuttosto fu deciso di indire un nuovo concorso internazionale a inviti, da cui emerse il progetto di Meier”. Al concorso a inviti del 1996, oltre a Richard Meier, furono convocati Tadao Ando, Gunter Benisch, Santiago Calatrava, Peter Eisenman, Frank O. Gehry. Probabilmente uno dei motivi per i quali la scelta ricadde sulla proposta di Meier è stato il senso di accoglienza che le grandi “vele” danno a chi le osserva. Sono un segno di apertura, di trasparenza, un invito espresso con la grammatica universale della forma.

Nelle foto: La pavimentazione della chiesa è conformata in modo tale da costituire la base delle vele, il “piede” che ne controbilancia le spinte derivanti dal fatto che si ergono protendendosi in avanti, fuori dal baricentro.
Sul tracciato a sezione di cerchio si innalzano le vele, montate sovrapponendo conci in cemento armato grazie a un carroponte predisposto come prima operazione di un cantiere che non ha precedenti nella storia dell’architettura.

Mentre per l’edificazione dei locali parrocchiali, che si trovano sulla destra del complesso, si procede secondo le tecniche tradizionali, per le vele è stato realizzato un carroponte, una macchina speciale che sostituisce le impalcature.
Un “manipolatore” conse
nte la messa a punto di ciascun singolo concio che dovrà inserirsi perfettamente nell’insieme. Sollevato dal carroponte, il “manipolatore” provvede alla millimetrica collocazione dei pezzi.

Il carroponte conformato appositamente per consentire il posizionamento dei conci, progettato dall’ing. Gennaro Guala, si muove su un sistema di rotaie.
La prima vela costruita è composta da 78 conci, la seconda da 104 e la terza da 176. Ogni elemento pesa una dozzina di tonnellate.


Photo by Carlo Carino

Poiché le vele sono aperte in mezzo, è stato studiato un sistema di puntellamenti che permettono di continuare l’opera finché la struttura non è in grado di sostenersi.
Le vele completate sono autoportanti. La chiesa è definita su un lato dalla serie di tre vele e sull’altro dalla parete che la separa dal corpo delle opere parrocchiali.
La suggestiva immagine, scattata a conclusione dei lavori di erezione delle vele, mostra l’ampiezza del terreno aperto che resta alle spalle della chiesa.

Italcementi: vele da record

Nella costruzione della vela realizzata con 256 elementi prefabbricati, detti conci, sono stati impiegati:
• 2.600 tonnellate di inerti ricavati dalla macinazione del marmo bianco di Carrara.
• 600 tonnellate di cemento bianco TX Millennium (addittivato con biossido di titanio) prodotto dalla cementeria Italcementi di Rezzato (BS).
• 550 tonnellate di malte speciali per la realizzazione dei giunti strutturali fra gli elementi prefabbricati e l’iniezione delle guaine dei cavi e delle barre postese.
• 8 chilometri di cavi d’acciaio di postensione.
• 7,5 chilometri di barre d’acciaio di postensione.
• 300 tavole progettuali necessarie per la complessità strutturale e per la grande varietà della geometria dei conci e dei loro dettagli costruttivi.
• 12.000 ore di studi e ricerche per la messa a punto del cemento TX Millennium.
• 23.000 ore di progettazione per passare dalla fase progettuale alla fase realizzativa.

A testimonianza della complessità della realizzazione e delle soluzioni innovative adottate, oltre 7.000 tra ingegneri e architetti hanno visitato il cantiere durante le diverse fasi della costruzione.

La facciata è una grande parete vetrata. La sua trasparenza totale è interrotta dalla pensilina che si protende a proteggere l’ingresso e mediare il passaggio. All’interno la sensazione di luminosità è totale. L’edificio è definito su un lato dalle grandi “vele”, o “conchiglie” (la maggiore, che è anche la più interna, è alta 26 metri). Queste sono aperte nella parte mediana da enormi “portali” che consentono allo spazio di dilatarsi alla sinistra della navata per far posto alla consolle dell’organo, al fonte battesimale, alla penitenzieria (racchiusa entro un blocco cementizio) e alla cappella feriale. Sull’altro lato della navata la parete leggermente bombata (che separa l’aula dal corpo che affianca la chiesa e ospita opere parrocchiali e abitazioni dei presbiteri) è preceduta da una griglia lignea che introduce una variazione cromatica nel biancore dominante su tutte le superfici. Nell’aula si instaura una duplice dinamica: una terrena, una aerea.

Sulla sinistra le vele aperte consentono allo spazio dell’aula di dilatarsi verso la cappella feriale.
Il crocifisso è inquadrato da un prisma fortemente strombato che lo proietta visivamente verso l’aula.

La prima è dettata dal dilatarsi laterale dello spazio, segnato dal succedersi delle “vele” sferoidali che sembrano dar corpo all’immagine delle onde sonore propagantisi all’intorno. La seconda intercorre tra l’organo e il crocifisso, che si fronteggiano a mezz’altezza esposti su due massicce strutture a prism. Quella che regge il crocifisso è incavata da una strombatura squadrata che ha l’effetto di far avanzare la croce verso l’assemblea. Quella dell’organo è aperta in alto così da mettere in risalto le lucide canne allineate. E’ un dialogo aereo: ma aerea è tutta questa chiesa, che vive di luce. Se le pareti laterali sono solide, piene (tranne una sottile bassa fenditura nella “vela” esterna), in alto e sui fronti vi sono solo vetrate trasparenti. La preponderanza della vetratura superiore fa sì che il contatto sensibile primario sia quello col cielo: nella navata ci si trova a contatto diretto con le nuvole, con la luce del sole (opportunamente filtrata dai cristalli speciali), con i voli degli uccelli. Come sconfinando nell’infinito. L’effetto è quello di una chiesa scoperchiata: la cui cupola sia stata sezionata e le sue diverse porzioni siano state ruotate sul lato. Il biancore che il progettista ha voluto diffuso su tutte le superfici la impregna di luminosità in ogni ambito. Disegnata nei minimi dettagli, la chiesa riesce a unire la levità associata al progetto “high tech” con la solidità degli impianti in cemento armato. L’impresa non è stata semplice: nel loro incurvarsi in avanti mentre salgono in altezza, le “vele” di cmento si spostano ben fuori dal baricentro. La parte ingegneristica così è diventa fondamentale. Meier nella sua proposta iniziale prevedeva superfici lisce, ma la soluzione tecnica trovata per la realizzazione ha apportato un cambiamento. Si è immaginato che le sezioni di sfera fossero ri
tagliate su un enorme mappamondo ruotato di 90°, così che l’asse nord-sud si trovasse poggiato al suolo. Il cerchio dell’equatore in tal modo si innalza diritto, come i paralleli. Il reticolo dei meridiani e paralleli così realizzato ha consentito di prefabbricare e montare i “conci” in cemento. Il reticolo su cui si imposta tale sistema resta visibile nelle scanalature sulle superfici: ne guadagna l’estetica. La sfericità acquista ritmo e misura.

(Leonardo Servadio)

Approfondimenti – solo online
Prof. Brunetto De Battè
Prof. Paolo Portoghesi
Arch. Francesco Trisorio

Data la sua rilevanza, il sito apre una finestra ai commenti sul progetto di Richard Meier: presenti tra gli altri gli interventi di Paolo Portoghesi e Giacomo Grasso. Chi lo desideri può inviare il proprio contributo a: chiesaoggi@dibaio.com

Il presbiterio è in travertino chiaro, come tutti i poli liturgici. Due serie di gradini lo rendono accessibile: una sul fronte, l’altra laterale, preceduta da un percorso incavato nel marmo. A sinistra: in alto, l’altare; in basso, il fonte battesimale che è posto entro una bassa vasca.
Chiesa Dio Padre Misericordioso (Roma)

Indirizzo: Via F. Tovaglieri, Tor Tre Teste, Roma
Progetto:
Richard Meier & Partners, New York (USA)
Principale sponsor tecnico, ingegnerizzazione del progetto, ricerca e sviluppo materiali: Italcementi Group, Bergamo
Malte speciali e additivi chimici per l’edilizia:
Mapei Spa, Milano
Vetrate: Pilkington Italia Spa, Porto Marghera (VE)
Campane: Marinelli, Pontificia Fonderia di Campane, Agnone (IS)
Panche: Caloi Industria Srl, Susegana (TV)
Impianti elettroacustici: Harmonia Srl, Roma
Foto: Marina Papa, Roma (tranne a pag. 28-29 gentilmente concesse da Italcementi Group)
L’organo è collocato su una balconata che si pone quasi come contraltare dell’elemento che inquadra il crocifisso.

Pubbliredazionale: Dives in misericordia
I prodotti MAPEI contribuiscono al simbolo del Giubileo

Mapei Leader mondiale nella produzione di adesivi, sigillanti e prodotti chimici per l’edilizia, ha messo a disposizione dei progettisti tecnologie e materiali innovativi che hanno consentito la produzione del calcestruzzo delle vele, l’ancoraggio delle guaine di postcompressione, l’assemblaggio e la sigillatura dei conci, la finitura e la protezione delle superfici esterne degli edifici parrocchiali, la formazione di massetti e la posa delle pavimentazioni in travertino ed in ceramica.

Il calcestruzzo delle Tre Vele
Questi elementi strutturali trovano la massima espressività architettonica grazie anche al colore bianco del calcestruzzo impiegato. L’effetto, sicuramente di grande impatto, è stato raggiunto con l’uso di cemento bianco TX Millennium Italcementi, additivato con Mapefluid X404. Primo additivo acrilico brevettato in Europa e negli Stati Uniti ha consentito, grazie all’ottima compatibilità con il cemento bianco utilizzato, la realizzazione di un calcestruzzo molto fluido, omogeneo, caratterizzato da elevate prestazioni mec-caniche, da bassi valori di ritiro, da assenza di bolle d’aria e durevole. Le tre vele sono composte da 346 conci di diver-se dimensioni. Con speciali attrezzature sono state ancorate alle fondazioni mediante barre di acciaio inghisate con Epojet, resina epossidica bicomponente fluida per iniezioni esenti da ritiro. Per l’incollaggio dei conci si è impiegato Adesilex PG1, adesivo epossidico di consistenza plastica capace di garantire l’ incollaggio monolitico degli elementi e Idrostop 10, profilo di gomma idrofila espandente allo scopo di garantire la totale impermeabilità all’acqua dei giunti. Successivamente si è provveduto al riempimento delle cavità presenti nelle testate dei conci con Mapefill, malta cementizia espansiva ad alta resistenza meccanica. Dopo la fase di tesatura delle barre di acciaio passanti all’interno degli elementi prefabbricati, si è provveduto alla sigillatura delle guaine con boiacca di cemento additivata con Expanfluid. Infine, tutti i giunti perimetrali tra i conci sono stati sigillati con Mapeflex AC4.

Pavimento della Chiesa
Il pavimento riscaldato della Chiesa in travertino locale e dello spessore di 3 cm è stato posato con Granirapid, adesivo bicomponente ad alte prestazioni e a presa ed idratazione rapide. Le fughe sono state sigillate con Ultracolor, malta speciale a presa ed asciugamento rapidi. Grazie all’utilizzo di questi innovativi prodotti, è stato possibile levigare la pavimentazione in tempi brevissimi.

Edifici parrocchiali
Impermeabilizzazione delle fondazioni.
I calcestruzzi di fondazione degli edifici parrocchiali e della chiesa, dopo aver sigillato i fori lasciati dalla rimozione dei distanziatori con Mapegrout Tissotropico, malta tissotropica fibrorinforzata, sono stati impermeabilizzati mediante l’utilizzo di Idrosilex Pronto, speciale malta osmotica applicata a pennello in due mani. Idrosilex Pronto è in grado di impedire la penetrazione dell’acqua sia per spinta positiva che per spinta negativa. Intonaci e finiture delle pareti esterne. Per le pareti esterne del complesso parrocchiale in calcestruzzo grigio e in blocchetti di cemento, è stato utilizzato uno speciale intonaco bianco denominato Intonaco C 2000.

Massetti e pavimenti interni.
E’ noto che i massetti devono essere stabili, non devono fessurare e avere prestazioni tali da consentire la posa della pavimentazione. É stato utilizzato Topcem, speciale legante idraulico antiritiro ad asciugamento rapido, sul quale sono state incollate, mediante l’impiego di Granirapid, adesivo bicomponente ad alte prestazioni e a presa ed idratazione rapidi, le lastre di travertino locale. É stata effettuata la stuccatura delle fughe con Marmocolor, riempitivo cementizio speciale per materiali lapidei a presa ed asciugamento rapidi esente da efflorescenze.

Piazzale esterno della Chiesa

Le lastre in travertino locale sono state scelte anche per la pavimentazione del piazzale. La posa è avvenuta secondo il metodo tradizionale con malta di sabbia e cemento additivata con Planicrete, lattice di gomma sintetica per migliorare l’adesione e le resistenze meccaniche.

Muri di recinzione I muri di recinzione sono stati realizzati impiegando calcestruzzo ordinario e strutture metalliche. Le strutture metalliche sono state ancorate con Mapefill, malta cementizia espansiva ad alta resistenza meccanica di consistenza fluida.

MAPEI SpA
Via Cafiero, 22 – 20158 Milano
Telefono 02 376731 – Mapeflex – Mapesil Epojet
www.mapei.com

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