Il Concorso CEI per i Progetti Pilota 2008


ATTUALITÀ CONCLUSO IL CONCORSO CEI PER I PROGETTI PILOTA 2008

Dopo le conclusioni della Giuria nazionale, si apre la fase della discussione pubblica: tutti i progetti presentati entrano nel dibattito culturale, mentre per i tre vincitori si apre la possibilità della realizzazione, una volta che dal disegno di massima si passi a una definizione modulata secondo le necessità delle comunità parrocchali. Ne parla Mons. Giuseppe Russo.

Si è conclusa la V edizione dei Concorsi per i progetti pilota. Come di consueto, da quando la CEI lanciò l’iniziativa nel 1998, si è svolta una terna di Concorsi per la realizzazione di un nuovo complesso parrocchiale: per una diocesi del Nord, una del Centro e una del Sud Italia.
Mons. Giuseppe Russo

I siti prescelti sono stati:
– Diocesi di Lodi, nuovo complesso parrocchiale “Madonna delle Grazie”, Parrocchia San Giorgio Martire in Dresano (Milano)
– Diocesi di Macerata-Recanati-Tolentino-Cingoli- Treia, nuovo complesso parrocchiale “Stella Maris”, Parrocchia San Giovanni Battista in Porto Recanati (Macerata)
– Diocesi di Agrigento, nuovo complesso parrocchiale “Gesù Maestro”, Parrocchia Madonna del Carmelo in Recalmuto (Agrigento)
I sette progettisti o gruppi di progettisti (ciascuno includente anche un liturgista e un artista) invitati per ciascun sito, hanno partecipato ai Concorsi in forma anonima. A insindacabile giudizio della Giuria, composta da rappresentanti della CEI, architetti, ingegneri, esperti di arte sacra, i progetti pilota vincitori sono: – per la Diocesi di Lodi, l’Arch. Giovanni Multari e l’Arch. Vincenzo Corvino, col liturgista don Antonio Giannotti e l’artista Nino Longobardi
– per la Diocesi di Macerata-Recanati-Tolentino-Cingoli- Treia, l’Arch. Corrado Scagliarini, con il liturgista don
Amilcare Zuffi e l’artista Paolo Orlando
– per la Diocesi di Agrigento, l’Arch. Riccarda Rigamonti col liturgista don Paolo Tomatis e l’artista Luisa Valentini.

Mons. Giuseppe Russo, responsabile Servizio nazionale Edilizia di Culto della CEI, ha evidenziato gli aspetti metodologici seguiti, che pongono la Chiesa italiana all’avanguardia nella ricerca di una nuova, qualificata committenza: “In un Paese europeo che, diversamente da tanti altri, stenta ad avviare una fase definita di valorizzazione e qualificazione dell’architettura attraverso lo strumento del concorso di progettazione, i progetti pilota della CEI costituiscono un punto fermo, un modello esemplare anche per le Amministrazioni pubbliche.” Come mai la scelta dell’anonimato?
L’introduzione della forma anonima è stata una scelta azzeccata, consentendo uno svolgimento dei lavori in Giuria (esame personale, dibattito e composizione della graduatoria) più libero, obiettivo e convinto, solo sulla base della qualità delle proposte progettuali.

Quale la procedura seguita?

All’avvio dei Concorsi è stato tenuto un seminario di presentazione cui hanno preso parte tutti i progettisti invitati, compresi gli artisti, i liturgisti e i rappresentanti delle diocesi e delle parrocchie interessate: per rimarcare che si dovesse trattare di progettare veri e propri complessi parrocchiali, puntando sì alla bellezza e alla riconoscibilità,
ma anche alla funzionalità e persino alla manutenzione.
Inoltre, ovviamente, alla realizzabilità, cioè al costo di costruzione e alle dimensioni. Proprio per questo il bando prevedeva parametri di riferimento tassativamente non superabili. Ciò, purtroppo, ha portato a dover escludere alcuni progetti dall’esame degli elaborati.

Quali le concrete richieste avanzate ai progettisti?
È importante sottolineare che non di un edificio di culto generico si tratta, non di un santuario né di una grande cappella, ma di una chiesa parrocchiale, una casa per una comunità stabile che ha nella chiesa-edificio il luogo più rappresentativo ed espressivo della propria identità di popolo di Dio che si riunisce per celebrare l’eucaristia, sta su un territorio ben determinato, dove è chiamata a testimoniare la propria fede e a stabilire rapporti di prossimità e di condivisione.

Una valutazione sui progetti presentati?
Mediamente, questa quinta edizione sembra caratterizzata da proposte che prediligono la semplicità architettonica,
con anche alcune soluzioni più audaci e innovative, il rispetto piuttosto rigoroso dei canoni liturgici tradizionali, pur con qualche tentativo di ottenere un maggiore dinamismo dello spazio per la celebrazione; in alcuni casi, una notevole valorizzazione della luce naturale come elemento centrale del progetto; in altri casi, un’attenzione speciale alla bioarchitettura; il programma iconografico è stato a volte affrontato con vero piglio creativo, altre volte con minore intensità e attenzione al contesto architettonico e liturgico. Ne risulta, nel complesso, un contributo all’architettura sacra contemporanea importante, di valore.
Certo, come nel passato, anche le nuove chiese sono e saranno facilmente oggetto di discussione, di critica, di forte dibattito. Ma è proprio questo il punto, non vi è alcun dubbio che quando un’architettura non fa parlare di sé, vuol dire che è di basso profilo.
Per creare esempi di architettura sacra la cui memoria rimarrà nel tempo, la Conferenza Episcopale Italiana e le Diocesi italiane stanno lavorando con convinzione e passione, pur consapevoli che le iniziative più audaci comportano anche dei rischi. Non va sottovalutato l’enorme sforzo culturale che è sotteso ai progetti pilota. Solo a considerare che in questi ultimi dieci anni, grazie ai Concorsi CEI, si sono espressi sul tema dello spazio sacro più di un centinaio di architetti e almeno altrettanti artisti, tra i più talentuosi della contemporaneità, si può comprendere quanto sia apprezzabile l’iniziativa. Si capisce, allora, perché insistiamo tanto nel dire che l’idea dei progetti pilota per nuovi
complessi parrocchiali sia da inquadrare a pieno titolo nella cornice più ampia del progetto cu
lturale della Chiesa che è in Italia. Qui c’è davvero cultura, cioè sforzo e capacità di entrare in dialogo con coloro che, a loro volta, hanno voglia e capacità di esprimersi attraverso l’arte e l’architettura; rendere la liturgia motivo ispiratore di opere di ingegno e creatività, ma anche nello stesso tempo far sì che la celebrazione e la preghiera si possano svolgere in luoghi idonei,
artisticamente connotati, capaci di dire in modo originale il mistero e la bellezza della liturgia.

Quali sono i prossimi passi?
Ora, nell’attesa di preparare la mostra dei progetti pilota in concorso, si apre la fase del confronto con le diocesi e le parrocchie circa i progetti vincitori, nella speranza che tali progetti possano essere realizzati.
Saranno i vescovi diocesani a deciderlo, tenendo conto delle indicazioni della Giuria, ma anche delle ulteriori
eventuali e necessarie modifiche da apportare ai progetti, naturalmente senza tradire le idee vincitrici.
Noi, ovviamente, ci auguriamo che ciò avvenga, in un clima di serenità e di collaborazione.

Il progetto Rigamonti è risultato vincitore per la Diocesi di Agrigento – nuovo complesso parrocchiale “Gesù Maestro”, Parrocchia Madonna del Carmelo in Recalmuto (Agrigento) – con le seguenti motivazioni: “Il progetto si caratterizza per una esplicitata componente simbolica che organizza la tipologia della Pieve reinventandola in una felice riconoscibilità e predisponendo al suo interno una spaziosità consona in una disposizione dei poli liturgici razionale e funzionale; l’impianto liturgico è originale e ben studiato, assicura l’esistenza di veri e propri “luoghi” liturgici e dei principali percorsi celebrativi;
il complesso si inserisce benissimo nel contesto ambientale del lotto assegnato per la sua edificazione; importante e chiaro risulta il programma iconografico che rilegge in contemporaneità culturale la sensibilità devozionale parte della viva tradizione
religiosa della comunità ecclesiale locale; il linguaggio impiegato e lo stile poetico uniscono espressionismo e minimalismo proponendo un ordinato ventaglio di rimandi simbolico-iconologici.

Il progetto Scagliarini è risultato vincitore per la Diocesi di Macerata-Recanati- Tolentino-Cingoli-Treia – nuovo complesso parrocchiale “Stella Maris”, Parrocchia San Giovanni Battista in Porto Recanati (Macerata)
– con le seguenti motivazioni: “Il progetto ha elaborato con grande capacità, mediante il simbolismo della pietra, importanti dati iconologici di rimando al territorio e alla casa lauretana (le pietre “portate” costituiscono la santità del luogo mariano lauretano) come anche all’identità e all’esperienza religiosa cristiana (la “pietra scartata” che diventa “pietra angolare”, le “pietre vive” che fondano la comunità ecclesiale); l’architettura propone una forma e plasma uno spazio in sintonia con le maggiori esperienze della espressività europea del Movimento Liturgico con un chiaro riferimento alle opere di Dominikus
Boehm e pare rielaborare in chiave espressionista l’opera di Schwarz; l’impianto liturgico proposto è conforme a quanto previsto dalle Note pastorali CEI relative alla progettazione e all’adeguamento delle chiese, ordinato e equilibrato; il complesso parrocchiale, nell’insieme, appare idoneo a favorire la vità della comunità, le attività di culto, pastorali e di incontro, e i singoli ambienti ben organizzati e distribuiti razionalmente.

Il progetto Multari+Corvino è risultato vincitore per la Diocesi di Lodi – nuovo complesso parrocchiale“Madonna delle Grazie”,
Parrocchia San Giorgio Martire in Dresano (Milano) – con le seguenti motivazioni: “La chiesa si presenta con una intelligente
esemplificazione spaziale e decorativa; l’impianto liturgico risulta equilibrato e complessivamente rispondente alle Note pastorali CEI relative alla progettazione e all’adeguamento delle chiese; l’architettura, sobria, semplice e raffinata, si pone in relazione dialettica con gli elementi artistici figurativi voluti come grandi interventi scultorei (in bronzo); il progetto presenta un buon rapporto con l’ambiente urbano circostante, semplice e rurale, e risulta nel suo complesso facilmente riconoscibile;
i locali di ministero pastorale e la casa canonica presentano un discreto livello di organizzazione e distribuzione degli ambienti.

 

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