IL COMMENTO di Prof. Arch. Giovanni Marucci – ARCHITETTURA A STRATI

Ho conosciuto Berardo Dujovne nel 2004 in occasione della Biennale di Venezia, dove egli con l’architetto Reinaldo Leiros era curatore della mostra Argentina e dove erano illustrate alcune sue realizzazioni per Puerto Madero.
Fui attratto dal programma di ricostruzione dei vecchi docks e dal modo di intendere l’architettura come fenomeno culturale in grado di coinvolgere la città, ma soprattutto dalla capacità di trasformazione dei manufatti preesistenti in accordo con i cambiamenti della società argentina. Lo invitai al Seminario di Architettura e Cultura Urbana di Camerino nel 2007, e riscosse un grande successo fra i giovani architetti italiani per la concretezza delle idee, per la capacità di esprimere contestualmente una forte impronta
teorica e una realistica capacità costruttiva. Da allora è un ospite assiduo del Seminario, particolarmente in sintonia con il nostro stage per l’idea condivisa che preesistenza e innovazione si incontrano e si integrano per dare corso al divenire della storia, e che l’architettura è legata ai luoghi ed è in grado di coniugare le attese di contemporaneità con i caratteri regionali.
Le opere di Berardo Dujovne e di Silvia Hirsch sono caratterizzate da una ricerca di forte impatto sociale che non si perde nel trend delle più recenti avanguardie e, allo stesso tempo, rifugge sia da esibizioni tecnologiche, sia dal richiamo storicista. Colpiscono particolarmente i progetti di trasformazione di alcune fabbriche dismesse nella città di Buenos Aires: alla scala urbana hanno inciso nella riabilitazione e nello sviluppo qualitativo di interi quartieri popolari; dal punto di vista architettonico le vecchie ma  ancora solide strutture in calcestruzzo armato hanno assunto una nuova vita nel confronto con gli innesti della nuova architettura inserita fra le loro smagliature.
Così vecchi silos di farina diventano edifici d’abitazione, un cotonificio si trasforma in area di commercio e di uffici, un caseificio abbandonato in residenza per anziani…
Nei confronti di queste preesistenze non vi è né il furore distruttivo della tabula rasa né ‘l’accanimento terapeutico’ conservativo del thesaurus ma una sapiente opera di architettura contemporanea nel rispetto dei caratteri e delle possibilità prestazionali dei manufatti esistenti, come se la metamorfosi subita fosse già nella loro attitudine genetica.

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