II fuoco e la storia

Le canne fumarie del XII secolo erano generalmente cilindriche internamente e terminavano nella parte superiore con un vistoso comignolo di notevole altezza che decorava con grazia la sommità dei tetti di case e palazzi. La tradizione dell’architettura francese ci tramanda numerosi affascinanti esempi che dimostrano l’eleganza e la cura con cui erano realizzati questi indispensabili particolari di ogni edificio.
Il comignolo che sormonta la cantoria della cattedrale di Puyen-Velay, ad esempio, era formato da un corpo cilindrico realizzato in pietre nere e rosse alternate e terminava  nella parte superiore con un comignolo a forma di lanterna sormontata da un cono. Dal momento in cui i camini raggiunsero dimensioni considerevoli, dovendo riscaldare delle grandi sale e contenere grandi focolari, fu necessario offrire al fumo un passaggio adeguato a tali dimensioni.Esisteva nell’abazia di Saint-Lo, un enorme camino, risalente all’inizio del XIII secolo dove la canna fumaria era un vero monumento: una torre ottagonale di 0.90 cm di diametro costituita da una base di forma quadrata sormontata a sua volta da due elementi con colonnette, terminanti con un alta e stretta piramide. Purtroppo questo splendido esemplare fu distrutto nel 1845 insieme all’edificio dell’abbazia. In questo modo, si è detto, i comignoli presentano sovente forme allungate cilindriche o prismatiche con aperture laterali e nella loro parte superiore per la fuoriuscita del fumo. Osservando un esempio tratto dall’abazia di Fontanay vediamo che, al fine di impedire
all’acqua piovana di cadere all’interno del camino, l’orifiziosito nella parte superiore del ‘cappello’ ce realizza il comignolo è ridotto a una piccola fessura. Durante il XIV secolo, epoca in cui l’uso del foolare si diffonde ampiamente, il camino viene collocato non solo in ogni stanza importante ma lo sovrappone nei diversi piani dell’edificio fino ad affiancare sotto la stessa cappa anche due o tre bocche del fuoco. Di conseguenza sopra il tetto si vedono, ancora oggi, nelle case di quell’epoca svettare gruppi di tre, quattro comignoli corrispondenti a ogni singola canna fumaria. Poiché era necessario che ciascun camino avesse una canna fumaria propria li si separava grazie a delle tramezze in pietra realizzate con cura minuziosa.Invece di essere cilindriche, internamente, le canne fumarie, hanno forma di sezione orizzontale di parallelogramma molto allungato e sono separate da tramezze di esiguo spessore. In questo modo furono realizzate le canne fumarie di tre camini sovrapposti nel mastio di Pierrefonds, di cui mostriamo un disegno esplicativo che comprende le sezioni trasversale e orizzontale.Un altro castello presso Dinan ha conservato affascinanti e numerosi esempi di comignoli, ottagonali, in pietra, mattoni e ardesia di cui mostriamo due esempi risalenti al XIV secolo.

Il maestoso camino riunisce sotto la medesima cappa una coppia di focolari collegati ad una doppia canna fumaria ottenuta suddividendo il condotto della fuoriuscita dei fumi grazie ad una tramezza in pietra. La suddivisione in più camini affiancati consentiva di ottenere un miglior tiraggio e riscaldare meglio gli ambienti. Spettacolare e monumentale è la cappa magistralmente scolpita come un opera d’arte a tuttondo.Nelle località esposte ai grandi venti le canne fumarie terminavano bruscamente, attraverso delle aperture prive di qualsiasi sorta di ‘cappello’. Questo comportava però il rischio che il vento potesse ributtare il fumo all’interno delle abitazioni. Per ovviare a questo inconveniente si rifiniva la bocca superiore della canna fumaria con delle corone di lamiera frastagliata che dividendo le correnti d’aria esternamente permetteva al fumo di uscire liberamente.
Purtroppo la maggior parte di questi esemplari non hanno resistito al tempo a causa dell’azione delle intemperie e dell’azione corrosiva della fuliggine. L’antica canna fumaria di un camino all’interno del castello di Sully sulla Loira, essendo stato messo fuori uso dopo il XVI secolo a causa di un cambiamento di distribuzione interna, ha conservato la sua originale corona in ferro battuto di cui vediamo qui il disegno.

2. Un monumentale camino risalente al XV secolo, diviso in tre focolari adiacenti e indipendenti e sormontato da una spettacolare cappa. Nel particolare, la pianta dei tre atri che raggiungono i 10 metri di larghezza.

3. Comignolo del castello di Sully sulla Loira ornato con una corona in ferro battuto un elemento decorativo la cui presenza è funzionale, infatti, facilita l’uscita del fumo.

Una delle qualità più notevoli dell’architettura del Medio Evo è quella di aver trasformato in motivi fortemente decorativi gli elementi più significativi delle strutture. Questo bisogno di donare una forma d’arte anche ai particolari non si presenta solo nelle costruzioni più lussuose ma anche nelle case più semplici. ne troviamo la prova in un grande numero di vecchie dimore di campagna. Attraverso mezzi semplici ed economici questi architetti hanno ottenuto forme eleganti e perfettamente appropriate ai bisogni che dovevano soddisfare.
In alcuni villaggi, esistono ancora degli esempi di canne fumarie dove il comignolo è formato da un gruppo di tegole assemblate a ponte con malta che si stagliano verso il cielo in modo grazioso. Il disegno a lato offre un esempio di questi comignoli che si possono ancora ammirare nella città di Strasburgo e nei suoi dintorni dove sono conservate queste tradizionali strutture tipiche del XIV e XV secolo. Le piccole sfere che sormontano gli spigoli delle tegole sono in malta. Gli architetti dell’epoca rinascimentale esasperarono questo stile realizzando comignoli dalle strutture fortemente sagomate e impreziosite da sculture a volte esagerate. Tuttavia la tendenza di rendere più significativo un accessorio dell’architettura tramite una forma d’arte, non portò gli architetti del tempo a rendere tali particolari più importanti di quanto avrebbero dovuto essere nel contesto di una struttura, perdendo così il loro vero carattere.Questo equilibrio strettamente osservato nell’architettura medievale non si ripropone nel gusto del XVI secolo tanto che si arrivò a donare ai comignoli che si ergevano sopra i tetti una tale importanza che era difficile immaginare la reale funzione di queste enormi pile di pietre coperte da colonnette, frontoni, fregi e sculture. Il castello di Chamboard di Blois ed altri presentano una notevole quantità di questi massicci comignoli coperti di ornamenti che in distanza interferiscono negativamente con le armoniche linee dei tetti.Sotto il regno di Luigi XIV si cadde in un eccesso opposto. Il ritorno a quello che si credeva allora essere l’architettura romana fece sopprimere il comignolo dal tetto.
ma siccome in Francia si utilizzava il camino almeno sei mesi all’anno fu necessario  sormontare le terrazze e i tetti in tegole con antiestetiche canne fumarie in mattoni, gesso o ferro. In seguito, furono abbandonati questi eccessi per scelte più razionali ed esteticamente più equilibrate.

6. Coppia di comignoli risalenti risalenti al XIII secolo dotati di aperture laterali e sulla sommità.

7. Camino risalente al XII secolo dove l’atrio del focolare, una nicchia ricavata nello spessore del muro è a forma di semicerchio. La solida struttura in pietra è sormontata da una cappa conica che termina con una canna fumaria cilindrica che si eleva sino al tetto, fuoriuscendo con un alto comignolo.
Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc (Parigi, 27 gennaio 1814 – Losanna, 17 settembre 1879) è stato un architetto francese, molto conosciuto apprezzato soprattutto per i suoi restauri degli  edifici medioevali All’inizio del 1830 sorse in Francia un movimento per il restauro del consistente patrimonio medioevale.
Prosper Mérimée diede l’incarico a Viollet-le-Duc, di ritorno da un viaggio di studi in Italia, di restaurare l’abbazia di Vézelay; questo lavoro segnò l’inizio di u
na lunga serie di restauri , e si apri una corrente di pensiero che ha influenzato la seconda metà dell’ottocento e i primi del novecento.
Viollet-le-Duc bravissimo disegnatore, durante tutta la sua carriera prese appunti, realizzò schizzi e tavole, non solo per le costruzioni per cui lavorava ma anche degli edifici romanici, gotici e rinascimentali, che presto avrebbero dovuto essere demoliti. I suoi studi sul medioevo e sul rinascimento non si limitarono all’architettura: Viollet-le-Duc si interessò anche agli arredi , all’architettura degli interni , in particolare ai camini,ai mobili, all’abbigliamento, agli strumenti musicali, agli armamenti ed altri aspetti della società medievale e rinascimentale. Il suo punto di vista sul restauro è notevole, e di grande importanza per la cultura del restauro. Si oppose alla semplice conservazione: «Restaurare un edificio, non è solo mantenerlo, ripararlo, o ricostruirlo, è
riportarlo ad una condizione completa che potrebbe non essere mai esistita». In applicazione a questi principi, Viollet-le-Duc rimaneggiò irrimediabilmente molti monumenti, ma permise sovente di salvarli, il che spiega perché la sua opera è stata sovente controversa e tuttora messa in discussione.Certo pensando al restauro anzi alla ricostruzione del Castello Sforzesco di Milano, a cura dell’architetto Luca Beltrami nel 1903, questa opera tanto significativa per Milano non sarebbe mai stata realizzata.
Presentiamo in questa immagine la copertina di una nostra edizione www.dibaio.com dedicata a Filerete grande architetto del ‘400 lombardo, Luca Beltrami ne ha ricostruita la torre prendendo copia attenta da graffiti curati da Bramante presenti tutt’ora nel chiostro della Cascina Pozzobonelli.

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