Idoli & automi


L’arte di Fabrizio Breschi fa da logo a un museo dell’Arte Cicladica.

Il nuovissimo“Museum of Cycladic Art”di Atene, voluto dalla Fondazione Goulandris, raccoglie la più antica arte greca, che è chiamata “cicladica” dal nome delle isole dei primi ritrovamenti. È un’arte sintetica e primitiva vicina al gusto
moderno che risale al periodo tra il 3000 e il 700 a.C. All’entrata, come logo del museo, campeggia un’opera di Marcello Breschi, intitolata “Cicladico oggi”, che reinterpreta il tema dell’idolo a forma di violino tipico di quel periodo.
Sempre in quel museo vi è un altro dipinto dell’artista che è un omaggio simbolico, un segno di vicinanza mentale nonostante i millenni, tra un idolo greco e un robot contemporaneo fatto di tubi, tipico della fantasia di Breschi.

Marcello Breschi nasce nel 1950 a Livorno, studia a Firenze all’Accademia di Belle Arti, poi vi insegna come assistente. Ha lavorato nello Studio di Renato Guttuso. Si trasferisce a Milano dove opera per un ventennio come artista e come titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Brera. Ritorna poi in Toscana, a Carrara, con un’analoga docenza.
Marcello Breschi

L’opera “Cycladico oggi” che misura
210×140 cm. è collocata in una
nicchia ricavata sulla facciata a sinistra
dell’ingresso del “Museum of Cycladic
Art”di Atene. La base e il pannello anteriore
sono in perpex. Il pannello di fondo è in
alluminio. L’opera è illuminata posteriormente.

Un’altra opera di Fabrizio Breschi “Love Story” del
2001. “Il suo automa – scrive il critico d’arte Giorgio
Taborelli – è l’idolo metallico compendiario dell’uomo
contemporaneo; ne raffigura lo straniamento,
la povertà emotiva, la presenza in un mondo
denaturalizzato. (…) ma in quegli idoli vive l’idea
dell’essenza divina dell’uomo.”

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