IDENTITÀ TRA STORIA E FUTURO


Giancarlo Marzorati, architetto – Progetto come design urbano.

Sesto San Giovanni: un progetto per il XXI secolo.

Nella dilagante conurbazione, alcuni segni possono ridare un volto al passaggio tra una città e un’altra: saranno le nuove “porte”, simbolo di un confine scomparso e recupero di una storia.

Servizio e intervista di Leonardo Servadio

TRA SESTO SAN GIOVANNI E MILANO
LA LOGICA DEI LUOGHI NELLA
PROSPETTIVA DELL’EXPO 2015.

Posta visivamente a cerniera tra Milano e Sesto San Giovanni si erge una torre “sospesa” (foto 1). Una struttura esterna a quattro zampe regge, come fosse un’altissima lampada, un prisma verticale.
Prossima all’area dove sorgevano le immense installazioni delle acciaierie Falck – città del lavoro posta tra le città del vivere – la torre sospesa si identifica immediatamente come il segnale di un passaggio: svetta sopra le strade perennemente trafficate, sopra i centri commerciali di recente edificazione e sopra gli edifici abitativi che si susseguono nel continuo ininterrotto del tessuto urbano che ha tolto ogni confine tra le città, confondendo il capoluogo lombardo con i comuni limitrofi.
Forse è anche per via del ruolo simbolico assunto dalla torre da lui progettata che Giancarlo Marzorati ha proposto per la sua Sesto un’iniziativa nuova: il recupero dell’identità di luogo, pur nel contesto di conurbazione diffusa, stabilendo, presso le principali strade di collegamento ai quattro punti cardinali, delle nuove “porte”. Landmak che recuperino il significato del passaggio tra un centro urbano e l’altro, e ridiano a Sesto San Giovanni la sua dignità di città che ha una tradizione antica, un’identità forte da conservare.

Quella che l’ha vista passare da comune agricolo dell’ubertosa Valle Padana, a uno dei maggiori centri industriali, con una concentrazione talmente forte di impianti produttivi (oltre alle acciaierie, industrie elettromeccaniche e chimiche)
da meritarsi l’appellativo di “Stalingrado d’Italia”, fino ad approdare oggi alla condizione “postindustriale” di un terziario avanzato in via di definizione.
“Sto già abbozzando l’idea per la prima di queste porte – racconta Marzorati – perché non ha senso che il transito da Milano a Sesto sia indicato solo da un cartello che comunque scompare nel traffico, sullo sfondo delle facciate dei palazzi. L’idea è di collocare almeno tre porte: una su viale Monza (foto 2), che costituisce il raccordo a Sud con Milano, una su viale Di Vittorio (foto 3) verso Est, e su via Casiraghi verso Ovest. Le principali strade di accesso alla città un tempo erano fiancheggiate da prati e lo stesso profilo del nucleo urbano fungeva da araldo di sè stesso.
Ma oggi bisogna recuperare il senso dell’identità e della storia perduta nella megalopoli: perché i limiti non ci sono più, come non ci sono più i prati. L’architettura è quindi chiamata a ricostruire il senso di appartenenza, a recuperare un segno che indichi un confine: certamente aperto, ma non dissolto. Nel fluire degli edifici è importante individuare elementi che ritmino lo spazio così che il paesaggio non sia indistinto.

GIANCARLO MARZORATI è il primo architetto nominato presidente dell’Associazione Laureati del Politecnico di Milano (ALP) – una carica sinora ricoperta da ingegneri.
È autore di molte opere architettoniche di notevole rilevanza. Tra queste: l‘Auditorium di Milano e l’antistante P.zza Mahler, a Sesto San Giovanni la ristrutturazione della cinquecentesca Villa Torretta, la Torre Sospesa, la Torre Rotonda, la Multiplex Tower, la sede ABB, la nuova sede Campari (con Mario Botta), l’Auditorium di Bologna, il Multiplex Arcadia di Melzo.

Questo vale per Sesto, ma per qualunque altra città. Potrebbe essere preso in considerazione anche come strumento per il recupero dell’identità dei luoghi, nell’ambito delle trasformazioni che si preparano per l’Expo 2015 e che interesseranno tutta l’area urbana di Milano e dintorni”.

COSÌ SI RECUPERA IL SENSO DI IDENTITÀ: MA D’ALTRO CANTO PROPRIO LEI HA PROGETTATO MOLTI MEGACINEMA E CENTRI COMMERCIALI: PROPRIO QUELLE STRUTTURE CHE SONO VISTE COME IL CONTRARIO DELL’IDENTITÀ,
I NON – LUOGHI…

“La teoria del non – luogo ha una sua logica: gli edifici preposti ad attività di passaggio (dagli aeroporti ai centri
commerciali) sono considerati come estranei al sedimento storico. Ma occorre aggiungere altre considerazioni.
Le città sono macrosistemi viventi: si trasformano nel tempo, crescono, recepiscono nuovi luoghi consoni alle attività che vi si esplicano nelle diverse epoche. Quindi la modificazione del paesaggio urbano è intrinseco al concetto stesso di città. Se un palazzo nuovo apporta una diversa qualità al territorio, vi può essere anche una logica parallela: quella dei flussi che caratterizzano ilmondo contemporaneo.
L’architettura è un’espressione artistica, come la musica, capace di rappres
entare la fluidità – naturalmente occorre
sensibilità per l’esistente, a cui un nuovo progetto si può accostare in modo sinfonico o contrappuntistico, ma in cui occorre comunque mantenere un’armonia. E certamente vi sono casi nei quali è bene non fare nulla: mantenere intatto il sito. A me è capitato di compiere questa scelta: ho proposto al committente, che mi chiedeva un progetto per un sito meraviglioso in Brianza, di lasciare perdere, di conservare il colle così come la natura ce lo consegnava. L’ho convinto e l’edificio è stato costruito altrove. Potrei dire, con una battuta, che dei tanti progetti che ho compiuto per la Brianza questo che non ho realizzato sia il migliore….”

Architettura e fluidità

Centro commerciale e multiplex LE PORTE FRANCHE a Erbusco (Brescia)

Poltrone per cinema – teatro con schienale trasparente illuminato da Led

TORNANDO ALL’EXPO 2015, LA SUA ESPERIENZA DI COSTRUTTORE DI LUOGHI LE
SUGGERISCE ALTRE IDEE?
“L’Expo 2015 è una grande occasione, una scommessa che bisogna vincere.
Avendo come temi portanti quello dell’alimentazione, della situazione ecologica, della produzione agricola, dei rapporti con i Paesi in via di sviluppo, suggerisce tanti spunti importanti per il mondo contemporaneo. Quello fondamentale è la
sfida del superamento della povertà. L’architettura certamente può essere motivo ispiratore e strumento operativo in tal senso, perché la bellezza espressa tramite edifici, monumenti, brani di città è un dono per tutti. Penso alle chiese che si costruivano nei villaggi rurali nel Medioevo: pur nel mezzo dalla penuria, erano edifici magnifici, elevavano l’animo e il pensiero delle persone. Lo stesso credo si debba pensare di fare oggi. A Sesto, la vasta area della Falck, circa 1,5 milioni di metri quadrati, è una grande opportunità per attuare un intervento di riqualificazione urbana, che conservi la tradizione del sudore e del lavoro, del sacrificio di migliaia di operai, che conservi la memoria della grande epopea industriale, quando il suono delle sirene per il cambio dei turni scandiva il ritmo di tutta la città.
C’è per esempio la proposta di trasformare parte delle acciaierie in un monastero, luogo che traduce in preghiera l’antico lavoro. E occorrerà valorizzare i luoghi simbolo: penso per esempio alla chiesa di Santo Stefano, alla cui erezione parteciparono tutti i sestesi recuperando i sassi dall’Adda. A Milano i canali, che hanno caratterizzato la città per tanti secoli, potrebbero conoscere una nuova valorizzazione.
E poi bisognerà trovare il modo di collegare le diverse particolarità storiche, così che queste siano un sistema e non solo episodi distaccati: anche da qui nasce l’idea delle nuove porte per la città”.

 

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