I tessuti

Ritrovare il colore originale
Quella del ricamo è arte antica, oggi in gran parte tralasciata. Ma in Italia esiste un patrimonio immenso, in gran parte ancora sconosciuto, di ricami eseguiti quando il lavoro artigianale era ancora diffuso e apprezzato. L’opera di conservazione e restauro sono necessari per mantenere viva la cognizione di quell’attività e per valorizzare il patrimonio.

Particolare del ricamo prima dell’intervento di pulitura L’aspetto del ricamo dopo la pulitura

Non c’è cosa che non deperisca, che non risenta dell’ingiuria del tempo, che non sia passibile di trasformazioni per effetto degli agenti atmosferici e dell’inquinamento. Ma i tessuti sono senza dubbio tra gli oggetti che più facilmente risentono del trascorrere degli anni. La polvere si insinua tra i fili e ne opacizza la lucentezza anche quando i tessuti non vengono usati e non sono esposti alla luce – a sua volta fattore che pian piano tende a togliere splendore alle cromie. Se poi i tessuti sono stati molto usati e presentano zone consunte, proprio lì gli effetti del tempo si fanno ancor più devastanti. Si rende necessario da un lato conservare i tessuti al riparo dalla luce e protetti dalla polvere. Dall’altro sopperire alle lacune verificatesi per effetto della consunzione. Di qui la necessità di parlare di restauro conservativo e integrativo. Abbiamo consultato Francesco Solivari, della Solivari srl di Bergamo, in merito a questi argomenti. Per chiarire il tema del restauro Solivari ci ha presentato, a mo’ d’esempio, un intervento realizzato su alcuni parati di una Cattedrale lombarda. Con una premessa metodologica: il restauro va eseguito con molta sensibilità e rispetto per le caratteristiche originali del tessuto, così che l’intervento non si traduca in un danno per il valore e per l’originalità artistica dell’opera.

Velatura di rinforzo nella parte anteriore Figure dipinte e ricamate con la tecnica “borgognone”

Nell’affrontare un intervento di restauro, ha spiegato Solivari, «soprattutto si devono tenere presenti le esigenze del committente, la futura esposizione dell’oggetto e l’uso che ne verrà fatto. L’intervento integrativo consiste nel ricostruire le parti mancanti, che nel caso specifico dei paramenti in questione non erano particolarmente estese, mentre l’intervento conservativo ha una funzione molto importante: quella di consolidare tutte le parti deteriorate o mal restaurate in precedenza, ottenendo quindi un riordino, restituendo corposità e significato all’opera». L’opera in questione è un ricamo dell’inizio del 1900, di scuola lombarda, eseguito su raso di seta di colore avorio e azzurro, filo dorato e sete policrome. Al centro si notano due grandi figure dipinte e ricamate con la tecnica “borgognone”, velatura della pittura a tempera. L’introduzione del tipo di cartoncino inserito per ottenere il rilievo del ricamo con filo dorato è testimone del modo di lavorare in voga nel primo periodo del ‘900. L’intervento è consistito nella scucitura e spolveratura accurata del ricamo in seta; nel recupero mediante una lieve rete di protezione della parte posteriore; nella pulitura delle parti con filo dorato utilizzando materiale di vecchia ricetta della famiglia Solivari. Infine è stato eseguito un trattamento con rete speciale delle figure dipinte e ricamate e la fermatura con cucitura a mano di tutte le parti con filo di seta e filo dorato adatto al ricamo. Il confronto tra le immagini del tessuto prima e dopo l’intervento ne chiariscono l’importanza. Prima il ricamo presenta colori scuri, anneriti là dove vi sono parti di argento o dorate. Dopo l’intervento colpisce la lucentezza dei colori, la loro vivacità e la superficie del tessuto appare come nuova.

 

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