I tesori da salvare, fatti e non parole

Tratto da:
Chiesa Oggi 42
Architettura e Comunicazione

Il progetto Carta del Rischio

 

La facciata della ex chiesa parrocchiale di S. Anna a Bosisio Parini


L’obiettivo della Carta del Rischio è quello di determinare, sulla base della rilevazione dello stato di conservazione del manufatto, la sua “vulnerabilità”, ovvero la suscettibilità che esso possiede di degradarsi nel tempo, in modo tale da stabilire priorità d’intervento e avviare sistematiche azioni di prevenzione e manutenzione del patrimonio edilizio storico.

I fattori di rischio per il patrimonio storico, artistico e monumentale non sono limitati solo a cause ambientali o al degrado di sistemi e componenti edilizi in assenza di interventi di manutenzione e restauro; spesso, infatti, il vero rischio si verifica al momento dell’intervento e, in molti casi, carenze progettuali, scarse conoscenze dei materiali, realizzazioni poco accurate e frettolose, portano a profonde quanto dannose trasformazioni del manufatto. In questo quadro il progetto della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale può diventare l’occasione per promuovere un’adeguata e consapevole cultura del restauro e della conservazione programmata. L’iniziativa, nata dall’esigenza di individuare sistemi e procedure che consentano di programmare gli interventi di manutenzione e restauro sui beni culturali architettonici, archeologici e storico – artistici in funzione del loro stato di conservazione e della pericolosità dell’ambiente in cui sorgono, si è concretizzata con la L.84/90 che ne ha parzialmente finanziato la realizzazione, attribuendo all’Istituto Centrale del Restauro (organo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) il coordinamento tecnico-scientifico. Il progetto vede il diretto coinvolgimento della Regione Lombardia, attualmente impegnata nella costituzione del Polo Regionale della Carta del Rischio. La Regione, infatti, ha approvato il piano Sistema Informativo Regionale Beni Culturali: Carta del Rischio del patrimonio culturale allo scopo di predisporre un sistema informativo che gestisca le informazioni relative al patrimonio culturale regionale e al suo stato di conservazione, nonché i dati inerenti, la pericolosità territoriale.
Come chiarito dall’Arch. Ninfa Cannada Bartoli, Responsabile del Gruppo di lavoro regionale, “il progetto rappresenterà il primo sistema completo e razionale per la gestione della conservazione di manufatti storici e architettonici, inteso a fornire ai responsabili dell’attività di tutela nuovi strumenti di conoscenza e nuove procedure d’analisi per facilitare la sorveglianza sullo stato di conservazione dei monumenti”. Per ogni monumento sottoposto all’indagine è prevista una schedatura informatizzata secondo un tracciato predisposto dall’Istituto Centrale del Restauro al fine di garantire una metodologia unitaria di rilevamento, nonché la confrontabilità dei dati raccolti, come puntualizzato dalla Dott.ssa Michela Palazzo, membro del Gruppo di consulenza dell’I.C.R. presso la Regione Lombardia. Il tracciato schedografico risulta composto da due sezioni: la prima contenente le informazioni di carattere anagrafico – descrittivo sull’edificio, la seconda attinente, al suo stato di conservazione.
Relativamente a quest’ultimo aspetto è inoltre prevista la possibilità di articolare la schedatura su due livelli di approfondimento: uno più sintetico e volto ad individuare rapidamente la vulnerabilità di tutto il monumento, l’altro da utilizzarsi per dettagliare e puntualizzare i dati emersi dal precedente livello, con la possibilità di focalizzare l’analisi solo sulle parti più significativamente degradate del manufatto. È importante evidenziare come alla costruzione dell’indice di rischio concorrano, oltre ai dati sullo stato di conservazione del singolo bene, anche degli indicatori relativi alla pericolosità del contesto in cui esso è inserito, valutata in rapporto alle tre principali categorie di rischio. Pertanto la correlazione tra l’edificio e l’ambito territoriale (georeferenziazione) consente di associare ai dati sulla vulnerabilità del manufatto i fattori di pericolosità ambientale che gli sono pertinenti, arrivando ad una qualificazione individuale e “personalizzata” del livello di rischio cui ogni monumento è soggetto.
Attualmente è in corso di elaborazione la fase iniziale di costituzione del Polo Regionale della Carta del Rischio e le iniziative intraprese si sviluppano in molteplici direzioni: entro il 2000 si prevede di realizzare la schedatura di circa 450 edifici di interesse storico – artistico e architettonico localizzati in contesti territoriali diversificati sotto il profilo ambientale, quali la zona prealpina (Varese), l’area montana (Valtellina e Val Camonica), la pianura alluvionale (Lodi); inoltre, poiché la diffusione della cultura sottesa alla Carta del Rischio implica paralleli interventi di qualificazione – riqualificazione delle professionalità che operano nel campo della conservazione, sono in fase di svolgimento dei corsi di formazione per tecnici esperti in diagnosi di edifici monumentali da impiegarsi per le attività di schedatura, e sono statipromossi convegni e cicli di seminari rivolti ai diversi operatori culturali (tecnici di enti locali, professionisti, ricercatori) coinvolti nella gestione e manutenzione del patrimonio storico – artistico e monumentale. Affinché la Carta possa diventare a breve termine un vero e proprio strumento di supporto decisionale, si stanno studiando già in questa prima fase le modalità per una sua utilizzazione all’interno del F.R.I.S.L. (Fondo per la Ricostruzione Infrastrutturale e Sociale della Lombardia) e di altre leggi di finanziamento regionali. Senza attendere il completamento della relativa banca dati, la Carta del Rischio sarà a breve termine utilizzata come strumento di supporto alle decisioni per gli interventi di conservazione, valorizzazione e riuso del patrimonio storico-architettonico. Il progetto prevede di rendere obbligatori, a partire dal 2000, i rilevamenti previsti dalla Carta del Rischio per tutti gli interventi regionali sul patrimonio e di studiare nel contempo le modalità per estendere tale vincolo al complesso degli interventi sul territorio, mettendo a punto indirizzi e incentivi in questa direzione.

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