I tesori da salvare, fatti e non parole

Il santuario di San Domenico a Soriano Calabro (VV)

Altare maggiore con quadro di S. Domenico. Quadro della Madonna del Rosario.

Località: Soriano Calabro (VV)
Nome della Chiesa: Santuario di San Domenico
Nome del Parroco: P. Francesco La Vecchia, O. P.
Oggetto segnalato: Tele Caratteristiche: Celebre santuario del XVI secolo
Costo di intervento: e 36.151,98
Segnalato da: Dott. I. Cutellè Abenavoli, Arch. M. R. Fascì, Arch.V. Giannini.

Il Santuario di San Domenico in Soriano Calabro (VV) venne fondato nel 1510 da Frà Vincenzo da Catanzaro. Il sisma del 1659 ne determinò la completa distruzione. Filippo IV, nella persona del Viceré Conte di Peñorada, diede l’incarico di una completa ricostruzione al certosino Bonaventura Presti, il quale nel progettarlo si ispirò all’Escorial di Madrid. Attraverso antiche stampe è possibile avere testimonianza di quello che fu un grandioso complesso, certamente uno dei più grandi del Mezzogiorno. Il Convento era cinto da cinque chiostri porticati con colonne; la chiesa, a croce latina, a navata unica, con otto cappelle laterali rivestite di marmi policromi e stucchi, possedeva un coro absidato e un fastoso altare che ospitava l’acheropita e venerata tela di San Domenico, oggi inserita in una monumentale cornice dello scultore A. Monteleone. La ricostruzione del santuario vide subito il rifiorire delle attività domenicane, si ricordino le visite di due papi, Alessandro VII e Benedetto XIII e di personaggi illustri come Carlo V e T. Campanella, la ricchissima biblioteca, l’attività di spezieria, della quale rimangono artistici albarelli. Tuttavia nel 1783 un nuovo catastrofico sisma doveva abbattersi su Soriano, distruggendola. Il santuario si ridusse ai pur maestosi ruderi a tutt’oggi fruibili: parte di uno dei chiostri, di alcune arcate e della torre campanaria, parte dell’antica facciata del Presti; l’ingente patrimonio artistico è andato in parte distrutto o perduto. Superstiti diverse sculture, busti di santi dominicani, medaglioni e putti; intressanti la suppellettile e i paramenti sacri; una decina di tele per alcune delle quali soltanto è stato eseguito un restauro conservativo a cura della Soprintendenza e che necessiterebbero comunque di una serie di ulteriori interventi. Tra queste vanno segnalate oltre a quella “di celeste pennello” di San Domenico, una tela del 1743 di A. Sarnelli, una Madonna del Rosario del secolo XVIII, e due ovali tardo seicenteschi raffiguranti Innocenzo V e Benedetto XI. Tutto il patrimonio artistico del Santuario è oggi conservato grazie all’impegno del Superiore P. F. La Vecchia O.P. e dell’Arch.V. Giannini.

 

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