I rustici di una villa del ‘500 rinnovati con gusto attuale

Spesso i rustici delle ville antiche erano dei veri e propri gioielli architettonici. Come in questo caso, dove accanto alla dimora aristocratica esistevano le cosiddette bachesse a uso agricolo che, essendo disegnate dallo stesso architetto, risultavano altrettanto qualificate da un punto di vista estetico.
In una ristrutturazione che vuol essere conservativa la cosa più importante è salvare i volumi originari degli interni, mantenendo il più possibile al loro posto gli antichi muri divisori (un accorgimento che qui è stato seguito).
La seconda cosa è salvare quel che di materico è ancora rimasto: le travi, i pavimenti, gli infissi (e anche questo è stato fatto).

Nella foto: Come architettura la loggia cinquecentesca è la parte più rilevante di questo rustico.
Il suo restauro è stato molto accurato nella scelta dei colori, in particolare per gli intonaci color giallino tipici delle costruzioni rurali toscane. Le chiavi di volta, con le fasce marcapiano e quelle alla base dei pilastri, sono in pietra serena.Tutti coloro che hanno avuto distrutti dalle intemperie poltrone e divani in midollino, adesso apprezzano le nuove fibre sintetiche di aspetto simile che riescono a sostituirlo senza deteriorarsi.
Una di questi materiali da intreccio è la WaproLace®, un poliuretano che resiste per anni a pioggia, brezze marine e cosmetici.
Viene intrecciato a mano come un giunco e il suo aspetto non è molto differente. (salotto Olimpia di UNOPIÙ)Le strutture sono realizzate in alluminio verniciato a polveri. Gli intrecci, realizzati in resina sintetica di polietilene, sono sapientemente tessuti a mano.
I materiali utilizzati richiamano fedelmente le fibre naturali più pregiate ed offrono elevati standard qualitativi, rimanendo inalterati nel tempo in quanto resistenti agli agenti atmosferici come la pioggia, l’acqua e l’esposizione ai raggi solari. Mod. Barbados.
(Atmosphera)Nel ?500 gli architetti riprendono a modello le architetture dell’antica Roma e il trattato di Vitruvio, e si riapproprianole delle sue ricette per un intonaco resistente. Leon Battista Alberti, per esempio, suggerisce di realizzare l’intonaco in tre strati: il “rinzaffo” di sabbia, calce e cocci; “l’arricciato” di calce e sabbia di fiume, e infine il “polimento” di calce e polvere fine di marmo.
Una volta conservato il conservabile, il resto è arredamento, cioè la parte della casa più soggetta ai cambiamenti del gusto. Se gli ambienti antichi sono arrivati con tutto l’arredo intatto sino a noi, sarebbe un delitto cambiarlo. Negli altri casi, come questo in cui di antico rimane solo la parte strutturale, anche se gli spazi appartengono a un’altra epoca siamo assolutamente giustificati se ci mettiamo i mobili che più sentiamo vicino a noi, stando solo attenti alle proporzioni. Ma non ci sono regole fisse, valgono solo quelle dettate dalla personalità di chi sa fare della casa il proprio ritratto.Molto elegante questo pavimento in cotto color rosso aranciato composto da due formati diversi messi in file diagonali alternate. A prima vista sembra una disposizione casuale, in realtà vi è un preciso disegno ripetitivo, ma l’effetto “rustico” è assicurato. Il cotto particolarmente bello quando lo si tiene “a cera” come una volta. (Cotto Cusimano)
Aseconda del tipo di argilla utilizzata e alle lavorazioni apportate al cotto, possiamo ottenere diverse colorazioni (rosso, rosato e giallo) e finiture del manufatto che possiamo così sintetizzare: rustico: quando il laterizio non viene sottoposto a lavorazioni accessorie, quindi risulta essere ruvido con superfice irregolare così come esce da forno; carteggiato: il mattone in cotto subisce un’azione di invecchiamento rendogli la superficie usurata al fine di ottenere un effetto anticato; levigato: la superficie viene completamente spianata ottenendo un mattone liscio e ricco di  sfumature di colore. (Fornace “Vecchio Coppo”)

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