I giardini della tradizione


Una terra dalle mille sfumature. Ovunque in Sicilia i segni del passato sono facilmente riconoscibili.

Testo di Salvatore Bonajuto

L’architettura, le pietre così diverse le une dalle altre, la terra dei mille colori disegnano l’immagine della Sicilia. Sotto troviamo altra architettura, altre pietre e terra e in superficie vecchi alberi.
Tutti questi elementi, spesso mescolati, nascondono un mondo sommerso di civiltà scomparse con i loro tesori, o semplici manufatti o le loro sepolture.
Questi tesori e la natura che li incornicia hanno incantato i viaggiatori nell’ 800 e sono, o dovrebbero essere, la nostra forza , la forza della bellezza del nostro passato, che affiora ancora oggi. L’unicità’ del nostro paesaggio e dei nostri giardini è data dal successo di chi riesce a coltivare dove il clima: caldo, secco, arido, a volte ventoso, e’ tale da scoraggiare i più arrendevoli fra i giardinieri.
Basta un po’ di acqua strappata a caro prezzo dalle viscere della terra , o raccolta gli inverni o regalata da un raro corso d’acqua a rendere possibile il miracolo di un verde inventato o ritrovato che tutto il mondo ci invidia. Giardini, frutteti, orti conclusi, o erbari officinali sono nati grazie ad un sapiente utilizzo dell’acqua piovana o di sorgente o acqua canalizzata che dall’antichità, Romani e arabi hanno conservato, economizzato, raccolto.

Acquarium, Orto Botanico di Palermo

I giardini che di seguito verranno raccontati sono già nel mito o stanno per entrarvi: La Kolymbetra, il Biviere, La Trinita’, sono testimonianze di un passato lontano anche di molti secoli ma resi attuali da un recente restauro, da un rinnovato interesse, dalla pervicacia dei loro attuali proprietari. Non ho ancora avuto il privilegio di visitare la Kolymbetra o, il giardino della Kolymbetra che dalla piscina antico serbatoio di acqua prende il nome. Qui l’acqua e’ ritrovata, dopo secoli unica fonte di vita per un orto di mandorli e agrumi disseminati in questa vallata dove il marmo dei templi e’ testimone silenzioso di un passato meraviglioso, dove la splendida cornice e’ la valle dei templi, con ulivi millenari abbarbicati a rocce calcaree, antiche presenze arboree da oggi in buona compagnia. Acqua negata, oggi e per sempre è invece all’origine dell’evento che ha fatto nascere il famoso giardino del Biviere, altro nome che ha origini lontane nel tempo. Tutto comincia con un lago, prosciugato il secolo scorso e battezzato dagli arabi Bevere’, vivaio di pesci.
Sono sempre gli arabi a lasciarci eredi di una tradizione agricola ancora fortemente presente nel nostro linguaggio quotidiano, ricco di termini che hanno un senso solo per le famiglie che ancora vivono in campagna. Vocaboli quasi identici nel suono e nel significato a termini arabi, vengono usati nell’isola a volte senza sapere la loro lontana
provenienza. Parole che in pochi conoscono e usano, oltre lo stretto. ”Scifo da groi”, è un’emergenza lavica che un tempo dava da bere alle gru di passaggio come raccontano i vecchi contadini nel giardino di villa Trinità. Qui l’acqua non c’e’ mai stata, sepolta da infiniti strati di colate laviche, ma il desiderio di averla e’ forte ed evidente, come testimoniano i ”catusi”, le cisterne, i vecchi canali detti ”saje” costruiti per non perderne neanche una goccia. Qui ho fortemente voluto un giardino che si stringe sulla lava e si nutre di lapillo. È così, che anche la vite che coltivo come un tempo, produce un ottimo vino.

 

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