I camini nella villa veneta

Tratto da:
Il camino N° 85
I camini nella villa veneta

UN ARTISTA MULTIMEDIALE HA RESTAURATO UN’ ANTICA DIMORA
INCANTO CLASSICO. NELLO SPLENDIDO SCENARIO DELLA CAMPAGNA VENETA QUESTA ELEGANTE VILLA SI STAGLIA CON LA SUA ELEGANTE SAGOMA ARCHITETTONICA NELLE CAMPAGNE CIRCOSTANTI. NEL PRIMO PIANO NOTTURNO I BAGLIORI DELLA LUCE INNONDANO E TRASMETTONO NEL PAESAGGIO IL CALORE DI UN AMBIENTE DOMESTICO SCENOGRAFICO ED ESTREMAMENTE ACCOGLIENTE CHE TROVA NEI NUMEROSI CAMINI LA COSTANTE PRESENZA INTORNO A CUI RUOTA LA VITA.

Il camino davanti a cui sono ritratti Renato e Graziella Meneghetti, posto in una stanza studio al piano terreno è in marmo giallo miele di Francia. Dalle linee squadrate, era inserito nella struttura originaria della casa.

“Il fuoco che arde, mobilissimo, nel camino è sempre stato per me motivo di riflessione e d’ispirazione: forse è proprio la trasparenza calda della fiamma, con i suoi bagliori improvvisi e le ombre cupe, a suggerirmi di rappresentare attraverso la permeabilità delle gigantogradiografie che dipingo, il concetto della profondità, dell’oltre, fantasmi evocanti, con cromatismi estremi, la drammaticità dell’esistenza e di ciò che la trascende”. Una genesi artistica sofferta quella di Renato Meneghetti, una catarsi che porta alla superficie disagi sepolti dagli anni e riaffioranti come momenti liberatori. Ecco perché i camini nelle sue case sono spesso accesi. Renato Meneghetti, artista irrequieto, ha passato un terzo della vita viaggiando, si è occupato di musica, partecipando con una sua opera alla Biennale di Venezia del 1982, di cinema a quella del 1983. Designer, scultore e pittore, ha la proficua passione di recuperare antiche ville in degrado, restaurarle, abitarci pochi giorni o anni, e venderle complete di tutto, per ricominciare da capo con un altro effimero amore. Dipinge dall’età di dodici anni, con successo, riscuotendo applausi dai critici d’arte che apprezzano le sue sconcertanti, gigantesche opere.
“Le radiografie di Meneghetti sono l’unico fatto nuovo negli ultimi vent’anni dell’arte italiana”. Parola di Gillo Dorfles.

I camini nella villa veneta: in sala da pranzo possibile risalire al casato, ai vari matrimoni che avevano legato stirpi diverse, oppure all’attività professionale del capostipite della famiglia. Gli stemmi più antichi sono i più semplici, mentre con il passare dei secoli acquistarono maggiore complessità grafica. Lo stemma raffigurato dallo stesso padrone di casa, sopra la cappa del camino in sala da pranzo, è stato tratto da uno in ferro battuto posto al centro del cancello d’entrata. Si tratta di uno scudo partito, cioè diviso, ad un lato, secondo le definizioni del linguaggio araldico, “d’oro all’aquila nera” e nel secondo “d’argento a tre cuori di rosso, posti due e uno”. Si riferisce alla nobile famiglia dei conti Ricotti Bertagnoni che hanno posseduto la dimora prima dell’artista. Ai lati dello stemma, come a bordare la cappa del camino, sono state richiamate le decorazioni delle travi maggiori del soffitto. Per dare solennità alla sala da pranzo, anch’essa a piano terra, l’artista ha contornato la bocca del camino con una imponente cornice. Si tratta di un pezzo autentico del ‘500 in marmo nero del Belgio. Decorato da motivi rinascimentali è adornato da colonne in rarissimo marmo rosso Francia che richiama, nella tonalità, il rosso del locale marmo di Asiago, ricorrente in tutta la casa, negli stipiti delle porte, che incorniciano come quadri i vari scorci da una sala all’altra, nelle balaustre e colonne che conferiscono solennità al salone d’ingresso, muovendone le linee, e aumentandone, visivamente, la profondità, come in un orchestrato sfondo teatrale. Anticamente si usava dipingere sulla cappa del camino più importante della casa, uno stemma, nobiliare o meno, quasi un diadema che incoronasse le origini del padrone di casa.

AMBIENTI COSÌ VOLUTAMENTE AUSTERI E IMPORTANTI POTREBBERO CREARE UNA SENSAZIONE DI FREDDEZZA, ASSOLUTAMENTE INCOMPATIBILE CON L’AUSPICABILE CALORE E INTIMITÀ DI UNA CENA, ANCHE FORMALE. QUI UN LAMPADARIO DI FINE SECOLO PROIETTA LA SUA LUCE SUL CENTRO TAVOLA, COLORATO DI FRUTTA E DI FIORI, FOCALIZZANDOVI GOLOSAMENTE L’ATTENZIONE. DUE ALTI, LEGGERI CANDELABRI RIECHEGGIANO LA LUCE DEL FUOCO E NE MOLTIPLICANO I BAGLIORI, RIFLESSI NEL LUCIDO ARGENTO. ED È SUBITO FESTA.

IL PROGETTO DELLA PISCINA IN LA PISCINA, n. 28, DI BAIO EDITORE

I camini nella villa veneta: in camera da letto
Al piano superiore è collocata la zona notte con le camere da letto ed i relativi bagni, ricavati nello spiovente del tetto. Grandi spazi sono dedicati alla camera padronale e al salottino privato che la completa. Una pacata atmosfera ottocentesca pervade i grandi locali, popolati da poltroncine imbottite, austeri ritratti degli avi e grandi tappeti che attutiscono il rumore dei passi. Nella parete opposta al grande letto king size, che troneggia bianco ricoperto da candido tessuto in pizzo di San Gallo, è stato inserito un camino. Sulla cornice superiore poggiano due candelabri a tre braccia dell’inizio del Novecento. La sera, quando il fuoco del camino è acceso e la fiamma delle candele riverbera sulla parete chiara, i padroni di casa adorano soffermarsi, seduti nelle confortevolipoltroncine, a fantasticare sui loro progetti futuri, che sono sempre tanti.

LA CORNICE DEL CAMINO DALLE MORBIDE LINEE SETTECENTESCHE È IN MARMO ROSSO FRANCIA CON VENATURE SCURE.

Località: Bassano del Grappa (VI)
Materiali: camini in marmo Giallo e Rosso di Francia
Testo e Art Direction: Maria Luisa Bonivento
Foto: Tiziano Canu

 

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