Guardare al futuro

“L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri… o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (Papa Paolo VI, Esortazione Apostolica Evengelii nuntiandi, n. 41)

A trentacinque anni dal Concilio ci volgiamo indietro e cerchiamo di capire a che punto si sia arrivati nella ricerca dell’organizzazione adatta per lo spazio dell’aula celebrativa. Poiché la cattedrale è per eccellenza la Chiesa della Diocesi, proponiamo di riaprire un dibattito sul tema della conformazione dello spazio di culto partendo da un’analisi – per forza di cose necessariamente ancora limitata – di come questo si presenta in alcune cattedrali emblematiche: quella di Bologna, adeguata tre anni fa; quella di Arezzo, per l’adeguamento della quale esiste un progetto approvato ma non ancora realizzato; la cattedrale di Los Angeles, negli Stati Uniti, in corso di costruzione e che, data l’importanza che ricopre la città, dato il grande concorso internazionale con cui il progettista è stato scelto, data l’attenzione e lo studio che l’Arcivescovo e tutta la Diocesi hanno posto nella sua preparazione, assume un carattere di spicco in questa svolta di secolo e di millennio. E’ guardando a queste opere che potremmo cercare di capire quale possa essere lo spazio più appropriato per la liturgia postconciliare? Certamente esse sono di grande e signifi-cativa importanza. Nel riprendere queste riflessioni, dobbiamo guardare al futuro e concepire lo spazio della chiesa del XXI secolo, nel quadro della più che complessa società che ci troviamo davanti. Globalizzazione, termine abusato in questi tempi, non vuol dire solamente grandi commerci tra le nazioni. Vuol dire anche scambi e approfondimenti reciproci, da una parte all’altra del mondo. Prendiamo un esempio: il Corriere della Sera del 18 dicembre presentava il caso di Don Dino Colussi, missio-nario salesiano in India che ha costituito a Nuova Delhi una scuola tecnica per la formazione di esperti di programmazione di computer. Ragazzi che altrimenti sarebbero destinati alla strada, a una vita di stenti, diventano così professionisti ben pagati, inseriti nel settore di punta dell’economia. Gli allievi di questo istituto salesiano sono “per metà cristiani per metà indù”. E’ una bella lezione anche per noi. I nostri oratori non dovrebbero assomigliare un poco a questo genere di iniziative? Nello spirito del Card. Borromeo, che concepì gli oratori come luoghi per una costruttiva ri-creazione dei ragazzi, non dovremmo anche oggi pensare alle chiese – ai centri par rocchiali – come luoghi capaci di offrire ausilio autenticamente formativo non solo per i nostri ragazzi, ma anche per quelli che arrivano da terre lontane, magari legati a tradizioni e religioni diverse dalla nostra? Non è un caso che oggi, più che di nuove chiese, si parli di nuovi “centri parrocchiali”: cioè di una realtà più ampia e complessa del luogo celebrativo, che diventa così elemento pulsante, cuore di un luogo più vasto e accogliente, aperto alla società multietnica e multirazziale che si va profilando. Né questo rappresenta una novità. Non erano infatti le antiche chiese paleocristiane edifici al cui interno, oltre alla sala ove si svolgeva il culto, si trovavano ambienti in cui venivano accolti, istruiti e assistiti coloro che ne avevano bisogno? Come la cattedrale è il centro della Diocesi, cui tutte le chiese guardano come un modello di riferimento, la chiesa parrocchiale diventa il luogo da cui promana il messaggio cristiano che si diffonde attraverso le diverse opere che hanno luogo attorno alla chiesa: si tratti di campi sportivi, di sale per la catechesi, di centri di accoglienza o quant’altro. Il pensiero architettonico sulla chiesa contemporanea deve riflettere tutto questo, e riuscire a concepire il progetto adeguato per una chiesa in dialogo fattivo con la società dell’oggi. Società di oggi che, a sua volta, tende ad aprirsi di più alla Chiesa. Crediamo di ravvisare questa apertura in diversi segnali. Tra questi anche nel fatto che il Sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha consegnato l’Ambrogino d’oro per la musica, per l’anno 2000, al Prof. Pierangelo Sequeri, illustre teologo ed esteta oltre che musicista, anch’egli del Comitato scientifico e collaboratore di CHIESA OGGI architettura e comunicazione. La musica unisce ed eleva, sa esprimere quel che la parola non riesce a dire, riempie lo spazio e lo fa vibrare, è insomma un elemento di primaria importanza per una chiesa che sappia parlare veramente al cuore dell’uomo.
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini

La cattedrale è necessariamente fonte di ispirazione per tutte le chiese locali: lo ha spiegato con estrema chiarezza, il prof. Roberto Gabetti nel suo ultimo libro, “Chiese per il nostro tempo”. “Una proposta concreta potrebbe consistere nel trasformare le cattedrali in <> della riforma liturgica, cioè in luoghi nei quali la ricerca progettuale non si arresti intimorita ma, al contrario, risulti incoraggiata e precisamente orientata, evitando nel contempo di essere precipitosa e imprudente” ha scritto Gabetti. Facciamo nostra la proposta di questo grande architetto, la cui recente scomparsa lascia un vuoto non facilmente colmabile tra chi lavora al progetto per la chiesa del nostro tempo. Gabetti, professionista di fama internazionale, ha diretto per decenni la sezione architettura della Commissione liturgica della Diocesi di Torino: disponeva di un’esperienza e di una autorità assolutamente non comune. Membro del Comitato scientifico di CHIESA OGGI architettura e comunicazione, ci è stato vicino in tutti questi anni con i suoi interventi, sempre profondi, puntuali e attenti. Bisogna continuare la sua opera di stimolo alla riflessione sulla grande complessità dello spazio liturgico: a questo desideriamo impegnaci e per questo ci rifacciamo al suo ultimo scritto nell’aprire questo numero di CHIESA OGGI architettura e comunicazione dedicato allo spazio celebrativo nelle cattedrali.

RICORDANDO ROBERTO GABETTI
La copertina di CHIESA OGGI architettura e comunicazione n° 39, in cui è pubblicata la chiesa recentemente realizzata a Desio da Gabetti e Isola

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