Grandi spazi nell’ ex convento


Studio dell’architetto Cris Bono, in centro storico a Pavia. Servizio di Gabriella Anedi. Foto di Simone Reggiori.

Anche i libri sono dei frammenti che di volta in volta riescono a costruire immagini compiute, Domina lo spazio in altezza questa sinuosa scala in ghisa che raccorda i due livelli dell’abitazione. Nella foto a sinistra il cortile interno da dove è ancora leggibile l’antica struttura conventuale.

Entriamo nella casa studio dell’architetto Cris Bono che ha trovato a Pavia una insolita soluzione abitativa nel settecentesco convento dei Crociferi. In pieno centro storico, da tempo trasformato in case d’abitazione, lo spazio occupato da questo appartamento era probabilmente l’antico parlatorio. Si accede dal cortile interno e si entra in una grande stanza che conserva l’altezza originaria del soffitto a vela di mt 5,50. Questo ha permesso di ricavare un soppalco per la zona letto e di costruire una libreria a doppia altezza, raggiungibile tramite una scaletta. Come descriverebbe lo spazio di questa libreria? “In queste immagini il fotografo è riuscito a fissare un tempo indefinito ed estendibile idealmente a diverse ore del giorno e uno spazio continuo fatto di richiami e corrispondenze tra diverse cose e particolari. Il lavoro in casa è proprio questo: uno spazio dilatabile e un tempo continuo e indefinito”. Quale rapporto ha con i libri? “La libreria è composta principalmente da testi di architettura e di poesia. Lo spazio ha un suo punto focale costituito dal deposito dei libri, strumento essenziale e trasportabile per parti, strumento di consultazione più che di meditazione. Si ha sempre bisogno del confronto o della risposta della approvazione o disapprovazione dei testi e delle immagini quando si lavora. Anche i libri sono dei frammenti che di volta in volta riescono a costruire immagini compiute, a volte forme definite, o nel migliore dei casi una vera narrazione che può darti l’illusione di una indifferenza tra realtà e parole” La scaletta sormonta il famoso “Carteggio” di Aldo Rossi, comoda cassettiera di profonda memoria storica e adatta a riordinare ogni tipo di materiale cartaceo.

E’ aumentata la richiesta di progetti per interni adeguati ad ospitare anche la zona lavoro? “Direi di sì, e quindi anche come progettista mi trovo ad affrontare il tema della commistione casa/lavoro: in questi caso il progetto diventa più interessante perché è come un percorso, lo stesso percorso delle due funzioni anticamente unite (casa-bottega) e divise successivamente in era industriale per motivi funzionali. Il futuro, che non ha più bisogno di questa stretta divisione, è tanto più interessante in quanto può recuperare suggestioni da un passato così ricco. In genere consiglio sempre di superare la stretta specializzazione degli spazi e delle cose. Il funzionalismo è finito da tempo.

La postazione di lavoro è composta molto semplicemente dal tavolo di Luca Meda della Molteni e dal piccolo I-book della Macintosh mentre i quadri documentano i vent’anni di ricerca pittorica condotti dall’architetto Cris Bono durante la sua permanenza sul lago Maggiore.

 

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