Grande villa sulle rive del lago di Como


Interni suggestivi come la scenografia di un film romantico.

Essendo passata di mano in mano tra persone molto abbienti, la villa è perfettamente conservata,
anche gli arredi non sono più quelli originali.
Al loro posto sono stati messi mobili ancora più antichi e preziosi con quadri di grande qualità secondo una tradizione ancora molto diffusa tra gli imprenditori della seta dell’area di Como.

Quando la Lombardia era sotto il dominio austriaco, il lago di Como continuava ad essere il luogo privilegiato per le ville dell’aristocrazia del blasone o del denaro. Qui a Cernobbio, in un’ansa particolarmente amena vicina alla città
di Como, il barone Stefano de Colli costruì questa villa per la villeggiatuta estiva della famiglia, ed era a due piani. Nel 1875 passò di mano, e fu il banchiere Lejnati a rilevarla; la sua famiglia ne rimase proprietaria fino agli anni ‘10, poi
passò al nonno dell’attuale proprietario, che era un imprenditore all’avanguardia. Costruì uno stabilimento per la tintura della seta che fu il primo in Italia (in precedenza i setaioli comaschi dovevano andare fino a Lione per tingere i loro preziosi tessuti) e modernizzò anche la villa sopraelevandola di un piano. Vi fece installare, oltre al riscaldamento centrale a termosifoni, anche un lussuoso ascensore costruito in America dalla Otis. Ma l’arredo rimaneva quello della tradizione delle ville aristocratiche: sete damascate alle pareti, mobili antichi (più antichi della villa), vasi cinesi, maioliche del ‘700, pendole impero, marmi preziosi nei bagni.

All’ingresso vi è una scala di dimensioni contenute ma, pur
nella sua discrezione, imprime un’atmosfera regale.

I saloni si sussuegono con aperture simmetriche a effetto “canocchiale”, come erano state codificate nel ‘500 dal Serlio e dal Palladio, mentre la disposizione dei mobili è quella tipica del ‘600 quando inizia la moda di poltrone e divani comodi e imbottiti, disposti in tanti salotti, dove ogni salotto ha più centri di conversazione. Qui ce n’è uno organizzato attorno a un camino di marmo bianco con fiori in altorilievo, sormontato da vasi imari del ‘700 e da un grande dipinto del ‘600. C’è da dire che in un interno arredato in modo così tradizionale, c’è un particolare che sfugge
alle regole: nelle stanze la tappezzeria non è una diversa dall’altra per colore e disegno del tessuto, ma è sempre la stessa per tutta l’infilata. Un particolare che in passato sarebbe stato giudicato troppo monotono, ma a cui oggi siamo abituati grazie all’architettura degli anni ‘30.

La tipologia dei saloni è quella della grande tradizione europea.

Le sale non sono grandissime, ma i mobili e lo stile dell’arredamento sono da grande palazzo.

Qui a sinistra, una graziosa poltroncina Luigi XVI accanto a una “table habillée” con vaso di fiori freschi (che non mancano mai in ogni stanza). I tappeti sono tutti persiani antichi.

Tutto è infatti rigorosamente nello stesso colore, il bianco (ma adesso il gusto sta cambiando di nuovo). La libreria (qui sopra se ne vede uno scorcio) con le sue paraste in mogano parzialmente dorato è veramente principesca e contiene più di 3000 libri antichi, mentre sulle pareti dove non vi sono libri sono appesi quadri di grande importanza. Bellissimo anche il lampadario di Murano che spicca, fluorescente come una medusa, dal soffitto scuro a cassettoni. Il bagno, originario degli anni ‘20, ha un prezioso tono dorato dovuto sia al pavimento in rovere chiaro, sia alle pareti foderate con un prezioso marmo giallo simile al giallo antico. I sanitari sono ancora quelli originali: tutto viene mantenuto perfettamente efficiente senza essere cambiato, e se c’è qualcosa di irrimediabilmente rotto, lo si fa rifare artigianalmente eguale a quello di prima.

Una libreria seria e preziosa con grandi quadri e un
bagno tutto di marmo datato 1920.

In Edicola

La libreria è scandita da paraste classiche in mogano con capitelli dorate. In tanta serietà vi è una nota civettuola: un lampadario in vetro di Murano di grande originalità e bellezza. I quadri alle pareti sono del ‘500 attribuibili
alla scuola dei Bassano.
Il bagno è uno degli otto costruiti negli anni ‘20, prima ve n’erano soltanto due.
I sanitari e i rubinetti sono ancora quelli degli anni ‘20, così come i marmi che coprono le pareti.

 

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