Graduando la luce dal tetto

Graduando la luce dal tetto

Un disco capace di ospitare 10.000 pellegrini: sarà altamente tecnologico l’edificio che sorgerà sull’ampia spianata in cui la Madonna apparve ai tre pastorelli. Il progetto è di Alexandros Tombazis, vincitore di un concorso internazionale, e si caratterizza per i due grandi travoni che attraversano il complesso e lo raccordano al santuario esistente.

Le apparizioni della Vergine a Fatima, in Portogallo, nel 1917 hanno costituito uno dei più clamorosi episodi della vita religiosa del XX secolo.Un contrappunto alla "secolarizzazione" del mondo moderno. Un avvertimento per le avversità, le violenze, gli eccidi che sono avvenuti in questo secolo, anche sul nostro continente, contro la Chiesa e contro lo stesso Santo Padre. Le apparizioni, succedutesi nel corso di diversi mesi, sono state ben presto conosciute a livello internazionale. I pellegrinaggi sono diventati subito importanti. Al punto che già all’inizio degli anni ’30 sorgeva
una basilica per ospitare i pellegrini. Ma l’afflusso è andato crescendo con gli anni. La spianata antistante la basilica è diventata luogo di assemblee e di celebrazioni moltitudinarie. Da tempo si sentiva la necessità di una nuova aula
che consentisse di ospitare le migliaia di pellegrini. A metà degli anni ’90 fu indetto un concorso internazionale
per definire un progetto adeguato.

La scelta fu molto ponderata e accurata. E anche difficile: realizzare un’aula celebrativa capace di ospitare diecimila persone non è cosa semplice, né è semplice inserirla nel contesto rispettando l’esistente e armonizzandosi con esso. Vincitore del concorso risultò l’architetto greco Alexandros Tombazis. La costruzione della nuova chiesa è cominciata a fine 2003. L’idea base del progetto è quella di non soverchiare il luogo: malgrado la inevitabile monumentalità, riuscire a non imporsi. La piazza che da decenni è calcata dai pellegrini di tutto il mondo doveva mantenere le sue caratteristiche. Tombazis ha scelto di ubicare il nuovo edificio sulla spianata che continua la piazza della basilica esistente, oltre una breve cortina alberata. La forma a tamburo garantisce facilità di accessi, una disposizione dell’assemblea in parte avvolgente ( a settori di cerchio che si allontanano progressivamente dall’altare), l’assenza di una facciata principale che necessariamente privilegia una singola prospettiva. Tuttavia il progettista ha voluto indicare chiaramente una direzione: quella che raccorda il nuovo edificio al santuario esistente, che diventa anche asse processionale che attraversa la grande spianata. La soluzione è stata trovata nella disposizione di due travoni che diagonalmente attraversano il cerchio e si protendono in avanti, inquadrando il viale centrale. Dove questi due lunghi setti verticali si radicano al suolo, si apre nella spianata una piazza ribassata da cui si accede a una serie di aule sotterranee, per le celebrazioni di piccole comunità.

Nelle foto: vista del modello dalla spianata. Si noti la relazione dimensionale tra i pedoni e il volume dell’edificio, capace di ospitare 10.000 persone. Vista prospettica della duplice trave che attraversa il volume e si appoggia a terra sulla direzione della basilica esistente.

Nelle foto: Scorcio della croce e dell’ingresso. Spaccato del plastico. Schizzo in cui è posta in evidenza la relazione tra nuovo edificio e santuario esistente, con l’asse di raccordo.

L’accesso all’aula è garantito da un ampio portale che si allarga a partire dal luogo dei travoni anteriori e da una serie di aperture perimetrali. La copertura è la parte più originale del progetto. Sarà divisa in settori che possono aprirsi o chiudersi, garantendo un’illuminazione variata: per esempio, perimetrale, o sull’asse centrale, o sulla zona dell’altare, o su alcuni settori dell’assemblea. In questo modo diverse celebrazioni potranno essere accompagnate da una luminosità opportunamente graduata. Il tetto recherà anche una ampia dotazione di pannelli solari per l’autosufficienza dell’energia.

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