GLI ALTRI EDITORIALI

Una nuova rubrica: perché il lettore possa vedere arricchito il dibattito, e la partecipazione sia in “presa diretta” con la cultura dei nostri giorni. L’architettura è un fatto culturale, prima che tecnico, e quella delle chiese raccoglie il retaggio di tutta un’epoca. Era così in passato, lo è ancora. Non è una “nicchia” protetta dove pochi, più o meno specializzati o vocati, si agitano ostentando particolari cognizioni: è invece l’elemento cardine attorno al quale ha ruotato nei secoli tutto il dibattito architettonico. Si potrà dire che le ansie e ambizioni di oggi sono interpretate meglio da grattacieli, megamusei e megastore. Non è così. La città è comunità, e la comunità è chiesa. Qualcosa della quale tutti siamo responsabili e ragionando sulla quale tutti troviamo motivi di arricchimento. Ne sono prova i molteplici corsi (curricolari, specialistici, master) sorti in diverse facoltà di architettura e di teologia un po’ in tutta Italia. Chi vi partecipa forse in parte cerca anche qualche occasione professionale in più, ma certamente sa di trovarvi altro: l’essere messo faccia a faccia con l’essenza stessa dello spazio costruito, un luogo che va al cuore della civiltà e ne veicola la memoria nel futuro. Una costruzione che è staccata dagli aspetti funzionali ed è quindi libera di essere pienamente se stessa: momento di accoglienza ma anche simbolo, caratterizzato non da mille diversi artifizi, bensì impostato sui fondamentali poli liturgici che da secoli sono, in essenza, sempre gli stessi. Un ambiente che si riferisce non a uno scopo di utilità immediata, ma  che riconduce all’essere.
Per tutto questo ha senso richiamare l’attenzione sul fatto che a ognuno spetta di  restare attenzione alla propria chiesa: di “adottarla” come propone l’editoriale del Direttore, sulla scia di quanto sempre predicato su queste pagine: documentare per conoscere, raffrontare per apprezzare, discutere per approfondire, al di là di mode o passioni del momento. Tutte le chiese storiche sono frutto di rifacimenti, dettati da necessità (quali i danni per terremoto), o dal desiderio di aggiornare (le opere postriformiste che hanno visto il trionfo del Barocco).
Lo stesso si può discutere per le chiese contemporanee: per prevenire disastri, e migliorare l’esistente.Oltre 140 mila architetti, molti dei quali privi di un lavoro coerente con la loro specializzazione. E le università sono sempre piene di studenti che ambiscono a questa laurea: perché? C’è qualcosa che attira verso questo mestiere e qualcos’altro che impedisce che si concreti in attività professionale.
Questi due corni del problema vanno visti assieme. Il grande numero di architetti e di aspiranti tali, che in Italia raggiunge una percentuale superiore a quella di qualsiasi altro paese del mondo, è conseguenza della nostra tradizione umanistica: in tal senso è una buona, anzi, un’ottima notizia. Perché ci dice che in Italia si vuol tenere alta quella cultura che non scinde, ma unisce, scienze esatte (Naturwissenschaft) e scienze umane (Geisteswisseschaft), la cui spaccatura è uno dei difetti d’origine dell’epoca industriale.
Trovare lavoro per queste persone che hanno deciso di tenere alta l’ambizione a non dividere il trivio dal quadrivio, non sarebbe quindi semplicemente un gesto di buona volontà e di umanità, ma costituirebbe una risposta evolutiva ed efficace a un problema reale, che è molto concretamente sotto gli occhi di tutti ed è costituito dallo sfacelo del territorio: quel che variamente è chiamato “cementificazione” o “inquinamento” ambientale. In Italia da 60 anni siamo un sessantina di milioni, eppure si continua a costruire a più non posso.
L’architettura oggi richiede altro: un dispiegamento di forze volte a ridare un’espressione armonica e accogliente al territorio nel suo complesso. Guardando al di là del singolo edificio, trovare la cifra di un volto nuovo per il panorama in cui città e campagna si sono inestricabilmente intrecciati. Che ogni architetto “adotti una chiesa” può essere un passo in questa direzione: purché sia fatto in modo coordinato e coerente, sulla base di un dialogo condiviso, eticamente fondato. Per favorirlo e indirizzarlo, il CNAPPC è disposto a mettere in campo tutte le proprie competenze.Mons. Stefano Russo, responsabile dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana interviene sul tema: l’inmventariazione dei Beni Culturali Ecclesiastici e dei Beni immobili.

Com’è noto, a metà degli anni ’90 la Chiesa Italiana ha lanciato il grande progetto di compiere un inventario completo dei beni culturali di cui dispone.
Si è trattato di un passo necessario per garantirne la conservazione e quindi la valorizzazione.
Ora siamo a buon punto, circa 75 Diocesi hanno completato l’inventariazione dei beni storico-artistici; sono state redatte 3 milioni e 300 mila schede (una per ogni bene  censito) e, su un totale di 25.560 parrocchie, circa 17 mila dispongono ora di un inventario completo.
I dati sono stati schedati secondo il sistema informatico usato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ora essi vanno gestiti con oculatezza per garantire la migliore conservazione e valorizzazione di tali beni. Com’era nei programmi, una volta completato
il censimento dei beni mobili, l’obiettivo è passare ai beni immobili. Sono oggetto del censimento gli edifici di culto di proprietà di Enti ecclesiastici soggetti alla giurisdizione del Vescovo, con esclusione delle chiese confraternali e degli edifici che non rientrano nella tipologia della chiesa. Come nel caso dell’inventariazione dei beni mobili, anche questo censimento va portato avanti da operatori qualificati (architetti, storici dell’arte, fotografi…).
Già diverse Diocesi si sono mosse in tal senso e alcune lo hanno portato a compimento. I dati raccolti con questi censimenti sono trasmessi in intranet e vanno a costituire la banca dati centrale della Chiesa. Consentirà, tra l’altro, di programmare con anticipo gli eventuali interventi di conservazione e di portarli avanti con maggiore cognizione di causa.Fonderia Ecat campane.
Ecat orologi da torre.

Concerto di campane

Tonalità della campana maggiore: Re.b fuse da Ecat CampaneGranito di Bianco Montorfano di generazione in generazione

Il Granito di Bianco Montorfano è prodotto da CO-VER Natural Stone.
Il Granito di Bianco Montorfano è certificato CE.“da ottant’anni i vostri angeli custodi”

Realizzazione di Altari, Amboni, Sedi Presidenziali, Fonti Battesimali per l’arredamento liturgico

Posa in opera con nostri operai specializzati

Esperienza e professionalità nella realizzazione di lavori sacri, restauri e adeguamenti liturgici

Condividi

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza sul nostro sito web.
Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o come disattivarli nella pagine(cookie)(technical cookies) (statistics cookies)(profiling cookies)