Giuliano Vangi: l’ambone

Giuliano Vangi: L’ambone

Posto sulla destra dell’altare (per chi sta nell’assemblea) si compone di due parti. La prima parte è una scultura in cui compaiono Nicodemo – sul cui volto si leggono i tratti di san Pio da Pietrelcina) – che sostiene le gambe di Cristo, nel momento della deposizione. E Maria Maddalena che dall’altro lato si protende con un’espressione di intensa sofferenza
e sollecitudine ad abbracciare il capo di Gesù. L’aspetto mortale del corpo di questi è posto in drammatica evidenza dal suo snodarsi secondo i gradini su cui è adagiato. E allo stesso tempo questo aderire alla scala in discesa conferisce dinamicità alla scultura e, insieme con la sponda in pietra che ne accompagna il movimento, fisicamente lo unisce all’altra parte, più avanzata dell’ambone. È qui, nella seconda parte, che si trovano i gradini e il podio da cui proclamare il Vangelo.

Il fronte dell’ambone: Cristo appare a Maria di Magdala.
La deposizione: Nicodemo, il cui volto ricorda quello di
san Pio, sorregge le gambe di Gesù.

Qui la figura di Maria di Magdala ricompare tre volte: nella prima il suo volto è ancora segnato dalla sofferenza per la morte di Gesù; nella seconda invece il suo volto ha un’espressione felice per aver visto il Signore risorto; nella terza la si vede annunciare l’evento a Pietro e Giovanni. Così l’ambone di Giuliano Vangi racconta una storia secondo una scansione spaziale inconsueta. Nei grandi amboni archetipici di Nicola e Giovanni Pisano, la storia si svolge nei rilievi che circondano la balaustra. Qui invece avviene una proiezione in avanti, uno slancio verso l’assemblea che vede accanto all’altare la scena della pietà e nel pannello frontale l’incontro tra la Maddalena e Cristo risorto. Il passaggio della resurrezione resta così rimarcato con particolare evidenza. Non c’è circolarità tra morte e resurrezione, ma un passaggio definitivo che si canta nella buona novella proclamata ai popoli.

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