Giovanni Marucci


La fondazione della città
Rivista architettonica di Renato Nicolini

Anche nel piatto panorama universitario italiano di tanto in tanto fioriscono alcune pregevoli gemme: è il caso del Laboratorio Teatrale dell’Università di Reggio Calabria, condotto da Renato Nicolini e Marilù Prati.
Nell’ambito del seminario camerte il Laboratorio, con un nutrito gruppo di studenti attori, ha messo in scena ‘La fondazione della città’, Rivista architettonica di Renato Nicolini, con lo stesso a impersonare Alessandro Magno alle prese con lo spirito dell’Architettura: segno del potere e dell’ambizione il primo, della misura e della ragione la seconda.

La fondazione della cittàin scena nel cortile d’onore del Palazzo Ducale di Camerino

Dalla fondazione di Alessandria, con la disputa fra il sovrano e i suoi architetti, la commedia si snoda con quadri alternati ai siparietti a commento fra i due, in cui l’Architettura induce Alessandro a considerare le diverse storie di fondazioni di città per riflettere sulle sue certezze di imperatore.
Alessandro, animato da ideali assolutisti che derivano dalla sua potenza autoritaria si scontra con il relativismo della storia che si dipana fra i miti di antiche fondazioni: Alessandria, Babele, Roma, Crotone, Sibari, la Atene di Pericle … e la testimonianza, fra letteratura e realtà, del presente: dalla utopia della Città del Sole di Campanella alla contro utopia brechtiana della città di Mahagonny, fondata dai ladri e le puttane, alla trasformazione dell’utopia della città comunista
de ‘La Cimice’ di Maijakovskj in esaltazione del consumismo più sfrenato, alla citazione del potere mediatico preannunciato da Orwell in ‘1984’, alla rievocazione dello spirito delle avanguardie di Cattaneo, in ‘Giovanni e Giuseppe. Dialoghi di Architettura’.
Lo spettacolo si conclude con la rievocazione di Aldo Rossi – quello che più di ogni altro ha capito l’architettura della città – fa dire l’autore allo spirito che accompagna Alessandro: la città è la scena fissa e i suoi abitanti sono come attori che si muovono quando sono accese le luci della ribalta. ‘Ma spesso il teatro è spento e le città, come grandi teatri, vuote. È anche commovente che ognuno viva una sua piccola parte: alla fine l’attore mediocre o l’attrice sublime non potranno
cambiare il corso degli eventi’ (dall’Autobiografia scientifica di Aldo Rossi). La scena finale è ispirata da una sua pagina di taccuino dedicata a Pinocchio e alla donna eternamente cacciata e straziata dai cani nella novella di Nastagio degli Onesti del Boccaccio: la donna e il burattino ci insegnano a resistere alla sofferenza. Ad andare avanti, attori della scena fissa dell’architettura, in attesa della gioia che la bellezza ci promette sempre.

Per un progetto comune
Le città negli scatti di Gabriele Basilico.
I polittici di Barni, Bulzatti, Di Stasio, Frongia, Gandolfi

Il Seminario di Architettura e Cultura Urbana, in collaborazione con la Galleria A.A.M. Architettura Arte Moderna
Roma e la presentazione di Francesco Moschini, ha presentato una mostra d’arte in parallelo fra architettura e arti figurative.
Dopo le opere di Gino Marotta e Franco Purini dello scorso anno, ecco le foto di Gabriele Basilico e le tavole dipinte di un gruppo di cinque artisti a confronto sul tema comune della rappresentazione di luoghi, alla ricerca dei loro significati più profondi. Quella proposta è una ricognizione intensa dei caratteri propri di ogni luogo reale, o del pensiero in cui cercare ispirazione e motivi per un progetto comune e condiviso. Tale idea corrisponde al programma culturale che il Seminario di Camerino persegue sin dalla sua nascita, di una stretta e imprescindibile corrispondenza fra luogo e architettura, in cui le due entità di per sé astratte si concretizzano in continui rimandi e riflessioni fra natura e artificio, caricandosi continuamente e in modo crescente di senso e di valori.

Gabriele Basilico, da ‘Bord de mer’,
Dunkerque, 1984, 40×50
Gabriele Basilico, Beirut, 1991

Nelle immagini fotografiche in bianco e nero di Basilico, la scena urbana è scarna e rarefatta, distillata nella sua essenza, colta nell’unico momento e nell’unica inquadratura possibile in cui lo spirito del luogo emana tutta la sua potenza espressiva. È una via di ricerca analitica, la sua, selettiva dell’architettura e dei suoi valori plastici al di là della assenza, nelle sue inquadrature, della umanità che, però, si avverte rumorosa dietro le quinte.
Nelle opere pittoriche di Barni, Bulzatti, Di Stasio, Frongia, Gandolfi, viceversa, il paesaggio si anima di personaggi e sentimenti che si muovono al suo interno e nella mente degli autori. Questa via di ricerca, solo apparentemente meno affine all’architettura, coinvolge più esplicitamente gli aspetti percettivi e psicologici dei luoghi, sviluppati autonomamente con la sensibilità di ognuno degli autori, ma con un esito comune, descrittivo degli stati d’animo che dagli stessi emanano.
Nel più specifico interesse del Seminario avverto, in tutte le opere presentate, fotografiche e pittoriche, uno sgua
rdo sull’architettura scevro dalle tendenze di maniera che hanno lungamente emarginato il nostro paese dalla scena internazionale e un riannodarsi con la migliore cultura italiana, non più intesa come un ingombrante fardello, ma come ricchezza e stimolo per l’evoluzione di un pensiero autonomo, in grado di confrontarsi e dialogare con le culture del mondo.

R. Barni, Polittico1989, part.
A. Bulzatti, Polittico1993, part.
S. Di Stasio, Polittico1993, part.
L. Frongia, Polittico1992, part.
P. Gandolfi, Polittico1992, part.

O Fado que vem da Alma
Concerto di Marco Poeta e l’Accademia Internazionale del Fado

Marco Poeta, con la sua guitarra portuguesa e i suoi musicisti dell’Accademia del Fado – Elisa Ridolfi (voce), Paolo Galassi (chitarra acustica), Matteo Moretti (basso acustico) – hanno offerto una serata musicale intensa come è intenso o fado que vem da alma, vibrante espressione della saudade portoghese, una parola intraducibile che racchiude in sé nostalgia, malinconia, tristezza e, al tempo stesso, passione, speranza e amore senza confini. Quella del Fado è una musica popolare nel senso più profondo del termine, comunicazione sonora di gente di mare, al pari della musica napoletana o genovese ed è proprio nelle cantine del porto di Lisbona, sulla collina scoscesa dell’Alfama che è nato il Fado per narrare di viaggi, amori perduti, ricordi e promesse lontane.

Elisa Ridolfi
Matteo Moretti, Paolo Galassi e Marco Poeta
Unicam - Sito ufficiale
www.archeoclubitalia.it
Archeoclub d’Italia
movimento di opinione pubblica
al servizio dei beni culturali e ambientali

 

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