Giovanni Fiamingo


Gli aspetti spettacolari che l’architettura sempre più spesso manifesta, appaiono in linea con certa tradizione performativa inaugurata dalle Avanguardie del Movimento Moderno e possono darci la rassicurante certezza di un legame ancora forte e saldo fra Arte e Architettura, fra le Arti plastiche e l’Arte del costruire.
Tuttavia, è quando si comincia ad osservare il ‘ vuoto di cultura progettuale che ha caratterizzato la crescita incoerente di molte città nella seconda metà del secolo appena trascorso e che ha rappresentato un grave punto di debolezza per i paesaggi insediativi in trasformazione, dominati direttamente ed esclusivamente dalle contingenze sociali, politiche ed economiche’ (Marucci) che questa certezza comincia doverosamente a vacillare o, quantomeno, a ridimensionarsi.
È a questo punto che, anche ad una superficiale analisi, emerge una inquietante analogia fra molte delle scultoree e apollinee proposizioni del dibattito contemporaneo e le spietate procedure imprenditoriali che determinano i paesaggi delle nostre periferie. In entrambi i casi, tutto è limpido, solare, luminoso, trasparente, certo. Da un tale osservatorio, infatti, le ammiccanti e patinate pagine di molta pubblicistica di settore possono essere pretestuosamente affiancate alle algide e ‘candide’ contabilità di costi e benefici che sottendono le diffuse operazioni immobiliari: in esse rientra solo ciò che il mercato ha già deciso di accettare.
In entrambi i casi, tanto candore sembra riassumere metaforicamente un più generale fenomeno di rimozione dell’ombrae del negativo; di aperta rinuncia ai valori tipici dell’area culturale mediterranea che è certamente piena di luce ma, proprio per questo, destinata ad essere densa anche di ombre.
In altre parole, appare evidente che le logiche di marketing, di tipo ‘fotografico’ da un lato e ‘matematico-analitiche’ dall’altro, implicano l’inevitabile perdita di un elemento costitutivo e fondamentale dell’Architettura: il suo negativo/complementare. Tale elemento costitutivo, da intendere come un vero e proprio ‘rovescio’ dell’oggetto architettonico, è da sempre compagno fedele dell’invenzione architettonica. Nel tempo ha assunto diverse sembianze, rendendo possibile il dialogo greco fra le affilate cornici dei templi e l’orizzonte; ma anche la successiva introduzione e misura del vuoto della prospettiva rinascimentale; così come la moderna ‘continuità’ spaziale e relativa indistinzione
fra interno ed esterno.

G. Fiamingo, Elementi architettonici, 2003
G. Fiamingo, Volumi sotto la luce, 2005
G. Fiamingo, Erosione, 2004: i fenomeni erosivi, rappresentati dall’immagine della cava, incidono profondamente il Paesaggio; essi ci abituano e, piano piano, conducono verso un mondo rovesciato.

In tempi più recenti, la sua specularitàtende a manifestarsi sempre più decisamente come ‘negativo’ che, lungi dal definire un’immagine forte e originaria del fatto architettonico, si affianca con complicità alla pericolosa crescita per ‘accumulazione’, positiva, dei nostri agglomerati urbani, lasciando presagire una definitiva vittoria del ‘+’.
Quanto detto permette, comunque, di individuare problemi precisi all’interno del complesso rapporto fra Arte, Architettura e i nostri odierni paesaggi insediativi. In primo luogo, come possano questi ultimi, nel predominio di una simile ‘abbacinante condizione’, riassumere e rappresentare un universo che si profila sempre più complesso e relazionale, multiverso e ‘instabile’, oscuro ed enigmatico? In secondo luogo, come si possano conciliare oggi le mirabolanti ed inarrestabili fluttuazioni dei capitali con le diffuse esigenze identitarie, senza ricorrere alla chirurgica asportazione di ciò che produce ‘diversità’? Infine, cosa può fare l’Arte contro l’inevitabile assenza dell’Architettura
testimoniata dalle nostre periferie?

Ripartire dall’origine
Per quanto ci riguarda, abbiamo già sostenuto logiche inclusive rispetto alle dialettiche dello schieramento. Anche questo intervento si colloca in un ambito concettuale in cui la dualità ‘+’ e ‘-’ permette di individuare un breve itinerario di ricerca.
In questo luogo del limite, fra scavo e costruzione, dove appare possibile l’incontro privilegiato fra le Arti, cercheremo di esplorare l’anima negativa dell’Architettura.
Del resto, rispetto alla perentoria assegnazione della poetica del ‘+’ all’architettura (arte del collocare) e di quella del ‘-’ alla scultura (arte del sottrarre), occorre ricordare che la prima ha sempre espresso questa doppia natura segnica.1
Riteniamo, infatti, che interrogandosi sull’origine del rapporto fra Arte e Architettura si è obbligati a volgersi verso un ambito concettuale antecedente gli archetipi tradizionalmente indicati come tali (la capanna e la caverna). Tale momento, dove le polarità ‘+ e –’ si incontrano e coesistono come luoghi complementari,indicando al contempo l’indissolubile legame che da sempre unisce l’architettura alle arti plastiche, è l’erezione della pietra totemica: il menhir.
Pensare tale erezione simultaneamente alla produzione del suo luogo complementare, di quella cavache si inscrive a pieno titolo nei nostri paesaggi culturali, trasformandoli ma anche producendoli, permette l’affrancamento da certa interpretazione freudiana che, sostanzialmente, ancora sminuisce il complesso ed attuale portato di un gesto così essenziale e fecondo.
In ogni caso, per quello che qui ci interessa, questo originario e profondo legame fra lo spazio architettonico e il suo negativo/complementare rende possibile parlare (per l’architettura) di una plastica del negativoo del sottrarreche va oltre il semplice e rischioso gemellaggio con una delle tre arti figurative.
Ma se l’architettura nell’evoluzione storica ha in un certo senso espulso progressivamente i propri valori ‘scultorei’ per propugnare una plastica solitaria ed additiva, che sembra non avere bisogno di altro da sé (comprese le Arti, dunque), ciò non può significare la naturale ed univoca convergenza verso una logica d’impronta purista. Né, tanto meno, può implicare il poter immaginare tali oggetti platonicamente, privi cioè dell’ ombra necessaria a svelare un rinnovato e sapiente gioco architettonico dei ‘volumi sotto la luce’. Ciò sembra indicare, invece, che dobbiamo estendere il nostro sguardo oltre l’immediata questione del rapporto architettura/scultura, cui tutto ciò apparentemente riconduce, svincolandoci dalla dimensione del singolo fatto architettonico; e che dobbiamo guardare ‘altrove’, probabilmente in altri territori operativi, e cercare pur trasformati e trasfigurati i valori del ‘negativo’ che sembrano essere apparentemente rigettati.

Le radici moderne del ‘negativo’
Significativamente, è proprio l’Arte Moderna che inaugura la propria stagione all’insegna del ‘negativo’ con una pretestuosa e tumultuosa negazionedel passato.
Per poi cominciare immediatamente a ‘mischiare le carte’: basti pensare alla scultura d’assemblaggio di matrice cubista e futurista e all’architettura della riduzione segnica delle poetiche neoplastiche, puriste, e persino funzionaliste. Dai contraddittori territori dell’espressività dadaista (‘Dada è tutto ciò che nonè Dada’), allo sviluppo progressivo delle ragioni minimaliste della sottrazione, del ‘meno’ che è il ‘più’, solo per citare alcuni esempi. In particolare, poi, ci appare centrale ed ancora attuale nel determinare il potente campo gravitazionale di una plastica del negativol’intuizione espressa nel 1910 da Boccioni, nel Manifesto tecnico della pittura futurista: ‘per dipingere una figura non bisogna farla; bisogna farne l’atmosfera’.

Pitture rupestri preistoriche con negativi di mani
Fenomeno ottico del rovesciamento dell’immagine
Plastico funicolare rovesciato di Gaudì

Declinazioni attuali del ‘negativo’
Tali declinazioni investono lo spazio ‘oltre’ la dimensione del fatto architettonico, proiettandosi verso il paesaggio urbano e antropico in generale, all’interno del quale provocano paralleli e reali processi di trasformazione che, come ci proponiamo in queste brevi note, bisogna ‘riavvicinare’ e affiancare nuovamente all’oggetto architettonico.
A seguire, proponiamo un provvisorio e certamente non esaustivo abaco di possibili declinazioni del tema:
La sottrazione
Esprime la sua antitesi rispetto al collocare, al porre, all’aggiungere, dandosi in particolare come la più convincente strategia del negativo, capace di produrre valori compositivi.2 La ‘sottrazione’ può essere intesa anche come complemento, come azione propedeutica che inevitabilmente conduce all’altro, al suo opposto: nel caso specifico,
alla costruzione.
Sottrarre e collocare possono divenire, allora, metafora di un rapporto più complesso fra scavoe costruzione. Il verbo sottrarreè legato, infatti, per la comune radice latina, ad una serie di azioni strategicamente utili nel dibattito architettonico recente, come estrarre o scavare, levare, astrarre.3
La demolizione
Questa azione risulta progressivamente sempre più riconoscibile come strumento di trasformazione dello spazio. Il suo valore simbolico ed iconico, capace di coloriture ecologiste, si presta bene come contromisura a certi eccessi speculativi delle trasformazioni del territorio. 4
L’assenza
L’ oggettopuò chiaramente essere delineato dalla propria immagine negativa. Più che costruirne la presenza, a volte è più efficace evocarne l’assenza tramite la solidificazione dell’aria, dello spazio adiacente il profilo dell’oggetto stesso. Con diretto riferimento alla già citata poetica boccioniana e oscillando fra ‘traccia’ e ‘impronta’, ricordiamo la ricca vivacità del tema, che lega le preistoriche ‘mani in negativo’ impresse in alcune importanti grotte del paleolitico alle lecorbuseriane tracce fossili in negativo, fino alla recente splendida Fontana monumentale di Labaro, di Angeletti e Remiddi.
Lo scavo
In tempi recenti, sono state le tematiche legate alla sostenibilità che ci hanno ricordato con fermezza che il ‘-’ sta inscritto nel codice genetico della costruzione, come la necessità dello ‘scavo’ che origina gli elementi del fare architettonico. Questa ineluttabilità dell’estrazione da un luogo è per gli architetti un problema da porre tanto sul piano reale che su quello concettuale.
Nel bene o nel male, la cavaoriginata si inscriverà sempre nel paesaggio, trasformandolo. Ne consegue che, per costruire lo spazio, dobbiamo sempre scavare altrove;spesso noi apprezziamo semplicemente il positivo della costruzione dimenticandoci dell’importanza di tale luogo complementare.

Elementi in negativo impressi sull’Unità
di abitazione lecorbuseriana
G. Fiamingo. Ricollocazione del Portale Branciforte
a Scordia, 1998 – 2° premio
G. Fiamingo, Central Glass Design Competition 2001

L’erosione
Oggi i valori del ‘negativo’ vengono espressi anche dai processi erosivi che assediano il territorio. Erodereè anche sottrarre, produrre differenza. Questa non si verifica soltanto per asportazione di materia, producendo un ’assenza; può essere generata anche da un’ apposizione, da un’ occupazione inappropriata e dannosa dello spazio e delle sue caratteristiche. Conseguentemente, anche i fattori erosivi possono assumere svariate sembianze, nella forma duale di inquinamento fisico e culturale.
La differenza
Il concetto possiede una connotazione algebrica. Tuttavia, la differenza, anche quando ridotta alla sola posizione, implica sempre il riconoscimento dell’ altro. In ogni caso, individua una variazioneche costituisce il cuore profondo della conoscenza, ciò che produce unità e individualità. Il suo ruolo è, dunque, fondamentale: nel metodo scientifico teorizzato da Cartesio in ‘Discorso sul metodo’, la sperimentale riproduzione dei fenomeni osservati dal vero falliva al suo apparire. Le risorse di questo concetto sono molteplici: secondo il senso comune, individua in primo luogo una variazione, introducendo il concetto di diversità, dunque di molteplicità. Se oggi possiamo ben dire che tale variazionepermette l’orientamento nell’infinità dei fenomeni simili, anticamente veniva guardata con sospetto. In questo senso, più che al mai visto o udito, deve essere associata a ciò che è estraneo alla comune esperienza, all’inusitato, al ripugnante e persino al mostruoso. La differenzapuò essere ‘totale’o ‘parziale’. Nel primo caso i significati rimandano a logiche additive e moltiplicative: due oggetti completamente diversi innescano un processo di accumulazione di informazioni, generano contrasto, opposizione e conflittualità, anche questi motivo e occasione di conoscenza. Nel secondo caso, si distinguono diverse declinazioni, e si entra nel mondo dei significati negativi. La differenza parziale implica l’individuazione della variazione: attraverso un processo di sovrapposizione e rimozione dell’identico s’introduce
nuovamente la sottrazione.
Il rovescio
Il ‘-’ implica anche un’inversione di segno che può essere tradotta nel capovolgimento/rovesciamento di alcuni paradigmi della composizione architettonica. In generale è sempre la Natura a risultare impressa sulle linee architettoniche degli edifici, secondo le leggi della mimesis. Tale consuetudine può essere, in alcune condizioni, ‘rovesciata’: imprimendo e ri-cavando la spazialità ricercata nel vivo spessore della terra, a partire da un oggetto già ‘dato’. Producendone spazialmente il luogo di origine.

G. Fiamingo, Architetture Rovesciate nel centro storico di Favara, 2003
G. Fiamingo, Oggetti Complementari,2003
G. Fiamingo, Progetto di ristrutturazione urbana e paesaggistica di piazza Duomo a Mascali, 2004 2a fase

Vogliamo concludere questo breve itinerario sul negativocon le domande poste in apertura di queste note. Riteniamo l’argomento, infatti, ancora tutto da esplorare, tuttavia, ci sembra ancora aperta la questione di ‘come’ oggi ci si possa e debba interrogare sulle leggi e sulle modalità di costruzione dello spazio, nella consapevolezza di questa dualità, di questa doppia natura del fatto architettonico, che comporta la simultanea compresenza di logiche additive e sottrattive, di costruzione ed erosione.

1. Si veda G. Fiamingo, ‘Archetipo, punto e a capo’, in Architetturacittà n.7-8/2003 Paesaggi d’architettura mediterranea, pp. 44-47, Agorà Edizioni.
2. Si ricorda sul tema: A. Terranova, (a cura di), Il progetto della sottrazione, Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, Dipartimento di Architettura e Analisi della Città, Groma Quaderni n. 3, Roma, Fratelli Palombi 1997.
3. Estrarre o scavare, levare, astrarre hanno comune radice latina nel verbo traho-is-traxi- tractum-traere, che significa ‘tirar fuori’. Traho-is-traxi-tractum-ere: tirar fuori. Ex-traho- is-traxi-tractum-ere: estrarre scavando, cavar fuori. De-traho-is-traxi-tractum-ere: detrarre, tirar giù, tirar via, strappare, levare, diminuire. Abs-traho-is-traxi-tractum-ere: togliere allontanando, astrarre. Infatti, è proprio l’adozione dei prefissi ex, de, abs a generare differenze sostanziali: ex- amplifica il significato di tirar fuori scavando da una massa originaria, esprimendo il senso del cavare, dell’estrarre una forma dalla materia informe. De-esprime, per effetto di quel cavare, il senso di riduzione della materia originaria, cioè di una sottrazione. Abs-punta l’accento sull’allontanamento, cioè sulla distanza che il distacco interpone tra la massa originaria e il pezzo cavato: una distanza fisica e mentale, cioè un’autonomia, che è l’ astrazione.
4. Vedi la ricerca ‘ Calabria da rigenerare. Rottamare il degrado’ nata da una convenzione fra la Regione Calabria, Assessorato ai Lavori Pubblici e il Dipartimento di Architettura e Analisi della Città Mediterranea della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, 2000/2001, Dir. Scientifico ing. P. Lo Sardo, Resp. Scientifico arch. R. Nicolini. La ricerca è in corso di pubblicazione sui Quaderni di Dipartimento. Si segnala, inoltre, A. Criconia (a cura di), Figure della demolizione, Milano-Genova, Costa & Nolan 1998 e L. Marabello, La demolizion
e come strumento di indagine delle trasformazioni della consistenza e della durata del corpo architettonico, tesi di dottorato in Progettazione Architettonica
e Urbana XV ciclo, svolta presso l’Università degli Studi di Reggio Calabria, Tutor: prof.ssa L. Thermes.

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Archeoclub d’Italia
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al servizio dei beni culturali e ambientali

 

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